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Se c’è un macro-settore in cui il continente africano offre opportunità professionali appassionanti e sta dicendo “qualcosa di nuovo” è quanto ruota attorno alla creatività.

Irene Donati, reatina, vive in Ghana dal 2013 dov’è Brand Strategist indipendente. Rimasta folgorata dall’energia di Accra, realizza progetti ad alta creatività con aziende e artisti, locali e internazionali.

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Benvenuta Irene! Ci racconti come sei arrivata in Ghana?

Mi sono laureata in Lingue alla Sapienza nel 2002. Poi ho fatto un Master in Comunicazione e ho lavorato come freelance per eventi e fashion. Dopo diversi anni sono entrata in agenzia. Prima eventi, poi advertising.

Nel 2013 ero in B-Fluid a Milano quando Now Available (ora The Big Now) ha aperto un ufficio ad Accra. Cercavano professionisti che volessero fare un’esperienza diversa trasferendo il know-how ai colleghi locali. Ho accettato. E sono qui.

lavorare in Africa

Quanto pensavi di restare? Come hai deciso di rimanere?

Non avevo particolari piani, anche se il contratto era di due anni. Ho scelto di rimanere, seppure lasciando l’agenzia, perché credo che qui ci sia un vero potenziale nello sviluppo di qualsiasi lavoro creativo.

Purtroppo la maggior parte delle aziende che vengono a lavorare in Africa vedono il “potenziale” nel cercare di fare soldi velocemente e tornarsene altrettanto velocemente a casa.

Soprattutto nell’ambito dell’advertising ancora nessuna agenzia considera la creatività davvero rilevante.

I lavori vengono ottenuti nella maggior parte dei casi attraverso conoscenze e agganci e il valore creativo è quasi nullo.

Ma ci sono brillanti artisti locali che hanno bisogno di visibilità e formazione e io ho trovato davvero gratificante cercare di portare valore in questo settore.

Ovviamente non faccio beneficienza: vengo pagata per quello che faccio, forse più che in Italia, ma i soldi facili non mi interessano. Motivo per cui ho scelto di uscire dal network delle “grandi” agenzie e cercato di fare di più in prima persona, trovando progetti in cui credo veramente.

lavorare in Africa

Qualche esempio di progetti che hai seguito?

Il mio lavoro è sempre lo stesso: faccio strategia per brand di vario genere con un’attenzione maggiore a tutto ciò che è digital per ovvi motivi legati alla penetrazione mobile nella regione.

In passato ho seguito OMGVoice.com, startup ghanese rivolta ai giovani di Ghana, Nigeria e Kenya che TechCrunch ha definito la “BuzzFeed of Africa” e ho insegnato in Radford University, specializzata in fashion design e graphic design.

Su cosa stai lavorando oggi?

Dopo aver chiuso una consulenza in Nigeria (che si spera venga pagata ) sto reinventandomi per via del Covid-19. Sto intraprendendo differenti progetti, scrivendo di più e preparando delle strategia per brand locali per affrontare il futuro.

Ho pubblicato un consumer trends report che chiarisce il tipo di consumatori che ci si deve aspettare quando si opera in Ghana e Nigeria.

E, ciliegina sulla torta, sto lavorando ad una sfida incredibile chiamata Pidgen TV con Wanlov, uno tra gli artisti ghanesi più infuenti.

Vivere in Ghana: la cosa più bella e quella più faticosa

Nella maggior parte dei casi, brutto e bello sono due facce della stessa medaglia nella medesima situazione.

La cosa più bella è la rete di artisti e intellettuali che posso avere nella mia quotidianità. Qualcosa che in una grande città italiana difficilmente ti può capitare, eccetto di far parte di qualche gruppo elitario. Lo stimolo è costante.

Il lato brutto è che c’è ancora così tanto ostruzionismo politico e sociale che le menti più brillanti non vengono mai ricompensate. Ma le cose cambiano ogni giorno e vivere una rivoluzione culturale è un grande privilegio.

Secondo te quali sono le più interessanti opportunità in Ghana?

Al momento qui c’è spazio per chiunque voglia creare qualcosa da zero in molteplici settori. Non dipendono dalla tua nazionalità o colore della pelle. Più che altro serve una costanza e una resilienza fuori dal comune per poter lavorare in Africa continuando a credere in quello che fai.

Io ho deciso di restare anche quando i “guru” (non nascondo un certo sarcasmo) della pubblicità locale hanno deciso che non era possibile lavorare con me perché portavo troppe rogne in agenzia.

Mettere in discussione il sistema qui è inaccettabile. Molto più che in altri posti al mondo.

Ma sono andata avanti e i risultati stanno arrivando.

Ho il privilegio di avere relazioni molto belle con tante persone e con meravigliosi musicisti e artisti che hanno fiducia nel fatto che non tenterò mai di sfruttare il loro potenziale per mio interesse personale.

Qui ci sono molte opportunità, spero solo che chiunque voglia venire a investire lo faccia con coscienza e non contribuisca a impoverire e deturpare.

Come imprenditori, speriamo tutti che il governo elimini, come promesso, i limiti economici esistenti e allora le opportunità saranno davvero enormi.

Ma anche questa promessa, ad oggi, non è stata ancora mantenuta.

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Sei anche musicista e insegnante di yoga. Ci racconti qualcosa di queste tue attività?

La musica ha sempre fatto parte della mia vita fin da bambina, per cui è stato automatico cercare di trovare connessioni in ambito musicale quando sono arrivata. La fortuna è che la scena musicale e artistica in Ghana è molto attiva. Sono quindi riuscita a lavorare con qualche artista ed è sempre molto divertente.

Lo yoga è una realtà che sta crescendo molto in Africa in generale e in Ghana in particolare. Ho cominciato a praticare quando ero a Milano ma sono diventata insegnante qui qualche anno fa.

Ho insegnato in uno studio per un po’, ora mi occupo di clienti privati. Sono felice di aver contribuito a portare lo Yoga e il wellness a un pubblico molto più vasto ed ora è un settore è fiorente ed è un’altra grandissima opportunità di investimento.

C’è ancora resistenza nei confronti di qualsiasi pratica percepita come “spirituale” per via della modalità con cui è vissuta la religione cristiana. Questa società avrebbe più bisogno di pratiche che aiutino gli individui a trovare la forza in loro stessi invece che meramente pregare perché arrivino i soldi e poi dare quel poco che hanno al loro pastore (che invece ha la villa con piscina!).

C’è una grossa resistenza nei confronti di qualsiasi pratica percepita come “spirituale” per via della modalità con cui è vissuta la religione cristiana. Questa società avrebbe più bisogno di pratiche che aiutino gli individui a trovare la forza in loro stessi invece che meramente pregare perché arrivino i soldi e poi dare quel poco che hanno al loro pastore (che invece ha la villa con piscina!).

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Come (e dove) ti vedi tra dieci anni?

Qui ad Accra, con la mia agenzia, e due Leoni a Cannes.

Come vedi il futuro del Ghana? Quali sono i punti di forza e quali i rischi all’orizzonte?

Quest’anno ci saranno le elezioni e il Covid-19 è appena arrivato: non sono mai stata più incerta di cosa ci aspetterà. La cosa positiva è che questa crisi scuoterà ancora di più i giovani e li renderà più agguerriti.

Quindi spero che in dieci anni al massimo si possa vedere un cambio di leadership.

La classe media è cresciuta e l’imprenditoria locale sta migliorando di giorno in giorno. Secondo me questo è il momento in cui quelli che sono pronti potranno raccogliere i frutti di essere stati qui quando era molto più difficile di oggi.

Purtroppo il sistema educativo è ancora troppo poco sviluppato per il potenziale di un Paese con metà della popolazione sotto i vent’anni.

Sono nel continente con il più alto numero di giovani del pianeta. Credo che l’energia prodotta si trasmetta incosciamente anche a noi che siamo qui.

Consigli su libri, musicisti e film per provare a capire il Ghana?

Libri: Ghana Must Go

Musica: Wanlov, M3nsa, Worlasi, Adomaa, M.anifest (Nigeria: Burna Boy)

Moda: Christie Brown

Film: The Burial of Kojo (Netflix), Coz ov Moni 1 e 2 (Amazon Prime).

Arte: da tenere d’occhio Serge Attukwei (Afrogallonism)

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