Con quest’ultimo post dell’anno vorrei ripercorrere il percorso iniziato con Vadoinafrica e condividere con te qualche idea per l’immediato futuro, prima di farci gli auguri.

Un bilancio: marzo-dicembre 2017

Ho aperto questo blog il 1° marzo 2017.

Spinto da una frustrazione: l’espressione di disgusto e preoccupazione riscontrata ogni volta che dicevo che sarei “andato in Africa”. Situazione ricorrente visto che negli ultimi anni, per motivi professionali, ho viaggiato 5-6 volte all’anno tra West e East Africa. 

L’equivoco peggiorava quando spiegavo che non lavoravo con i cannibali ma che seguivo programmi di formazione rivolti a startup e piccole-medie imprese locali.

L’interlocutore mi classificava come il “buon-giovane-che-si-sacrifica-per-salvare-l’Africa aspettandosi un mio accorato appello alla donazione per aiutare i “poveri Africani” (magari “a casa loro”).

Stufo di questo copione ho deciso di fare qualcosa in prima persona per aiutare “la tribù italiana” a cambiare lo sguardo verso un universo che non pretendo di conoscere (chi può dirsi esperto di 54 paesi?!?) ma che frequento e seguo da vicino da oltre dieci anni. 

Con la sola consapevolezza di quanto sarebbe stato difficile parlare di Africa in Italia ho aperto questo sito.

All’inizio, per “ribaltare le prospettive” ho dato spazio alle storie di alcuni tra i tanti connazionali “migrati” dall’Italia a un paese africano fuori dalle consuete categorie di “expat” (quindi nè cooperanti nè dipendenti di grandi aziende).

Queste storie, molto più numerose di quanto si pensi, vengono raramente raccontate in quanto poco funzionali ad un certo tipo di presentazione mediatica del continente e dei suoi abitanti.

Tra tutte emerge una costante: in Africa (proprio come ovunque nel mondo!) è possibile CREARE VALORE entrando in relazione con il contesto locale. Manco a dirlo, non è un percorso semplice. Ma può essere molto interessante sia da un punto di vista economico sia culturale e personale.

Ho poi cercato di distillare, senza nessuna pretesa di esaustività, la mia esperienza sugli equivoci interculturali, sul fenomeno del “fare-volontariato-in-Africa” e ho dato un mio (provocatorio) contributo rispetto al fenomeno dei “migranti africani verso l’Europa“.

Mi sono infine avventurato nel campo (minato) degli spunti da considerare prima di investire in Africa.

Dopo 10 mesi di intenso lavoro (un post a settimana) ho raggiunto queste “vanity metrics“:

  • 43.000+ visite uniche
  • 2.600 fan sulla pagina FB (non è che manchi proprio tu? clicca qui per controllare!)
  • 904 iscritti alla newsletter (puoi iscriverti in homepage, riceverai una mail al mese e mai spam)

In poche parole, mi sono ridotto così:

Che dici? Ne è valsa la pena?

Io penso di si, in particolare se guardo Vadoinafrica: Networking Group

La community raduna ormai 2.277 iscritti, soprattutto giovani (25-35 anni):

  • italiani (in alcuni casi afrodiscendenti) interessati a “mettersi in gioco” con il continente
  • africani (che parlano italiano) perchè hanno studiato/lavorato in Italia
  • “migranti economici” (e/o culturali) italiani in terra africana

Per gli scettici, una bella macedonia pronta a saltare in aria con “guerre tribali” di ogni genere.

Per esempio?

Beh, ovviamente cooperanti contro imprenditori. Oppure neri contro bianchi. Musulmani contro cristiani. Giovani contro vecchi. “Scafati cinici” contro “novellini idealisti”. E chi più ne ha ne metta!

E invece no. Sinora, a parte poche scintille, il gruppo ha prodotto oltre 3.000 commenti al mese con grande rispetto, spirito di genuina collaborazione e tangibile aiuto per chiunque ponesse DOMANDE PRECISE.

Per esempio come risolvere problemi pratici (come spedire un container dal Ghana all’Italia?), come organizzare esperienze (arrivo tra 10 giorni a Dar es Salaam. Mi aiutate a trovare contatti per capire il settore industriale locale?) o comprendere usi e costumi (qual è il senso di essere chiamata “toubab” in Senegal?)

Per questo ci tengo a ringraziarti personalmente se sei parte del gruppo e hai contribuito alle discussioni. Se non non lo sei puoi subito rimediare ISCRIVENDOTI QUI e presentandoti.

Insieme abbiamo creiamo un’INTELLIGENZA COLLETTIVA che nasce dalla CONTAMINAZIONE di esperienze, culture e punti di vista differenti.

E non è poco, visti i tempi che corrono.

Non posso nascondere un certo lavoro “dietro le quinte”, che non ha migliorato la mia già assodata dipendenza da smartphone.

In che senso?

Mi riferisco agli sforzi per “guidare” le conversazioni su un piano UTILE e PRAGMATICO rifiutando contenuti:

  • divisivi come news o polemiche ideologiche sull’attualità
  • pubblicitari o di raccolta fondi (per chi non lo sapesse siamo nel 2017, tra poco 18, e nessuno compra o dona per aver letto un annuncio copia-incollato!)
  • inutili come i saluti&baci (“Buonasera a tutto il gruppo!!!!”)

Cosa vorrei fare il prossimo anno

Nel 2018 vorrei provare a sviluppare questi spunti:

  • chiarire meglio cosa intendo con il verbo “VADO” (in Africa). Non per forza “lascio tutto e mi trasferisco”, ma piuttosto entro in dialogo con gli africani. Uscire dal paradigma di voler “salvare l’Africa” (e da quello, tragicamente complementare, di volerla sfruttare prima di scappare!) può aprire spazi inesplorati: a livello personale, culturale ed economico. Su quest’ultimo elemento ci tengo a evidenziare che non stiamo parlando di noccioline… l’Africa è una prateria per iniziative imprenditoriali in grado di risolvere problemi reali, e chi trova la capacità/visione di agire nel giusto modo può fare anche un bel po’ di soldi.
  • dare più spazio a ospiti africani e afro-italiani, focalizzandomi su innovazione, creatività e imprenditoria come spunti di conoscenza tra la penisola italiana e il multiforme continente che le sta di fronte. Abbandonando i discorsi che usano lo straniero (di cui il nero africano è “simbolo” per motivi cromatici e storici) come OGGETTO (da odiare o amare, a volte non cambia così tanto) per entrarci in relazione come SOGGETTO (e scoprire se e cosa si può costruire insieme).
  • trasformare l’interazione online in occasioni di INCONTRO PERSONALE, mettendo a fattor comune gli interessi complementari, costruendo ponti di senso tra mondi solo apparentemente separati. By the way, come italiano sono convinto di essere culturalmente più vicino a buona parte del continente di quanto lo ammettano tanti connazionali. Certamente abbiamo molte più affinità tra noi rispetto ad esempio agli anglosassoni, francesi o nordici!

In parallelo, vorrei AGIRE per facilitare un cambio di sguardo tanto urgente quanto trascurato.

Per esempio?

  • mettendomi a disposizione come consulente e formatore per imprese (profit o non profit) interessate a CREARE VALORE (economico e culturale) in relazione al mondo africano
  • condividendo il mio punto di vista nel DIBATTITO PUBBLICO
  • trascorrendo una piccola parte del mio tempo nelle SCUOLE per accompagnare i ragazzi a de-colonizzare il proprio sguardo, coinvolgendo quando possibile testimoni delle seconde generazioni o diaspore

Per poter fare tutto questo (e magari anche qualcosa in più) lascio, per la seconda volta nella mia vita, il “POSTO FISSO”.

Si, lo so che hai pensato questo. E che magari credi che troppo sole africano mi abbia dato alla testa!

In realtà, è proprio lavorando con gli africani che mi sono reso conto quanto seguire la logica del “lavoro sicuro” non abbia alcun senso. Soprattutto oggi, nel 2017 (anzi 18).

In tutti i paesi “emergenti” (o poveri, che dir si voglia) restare fermi al ruolo di dipendente è spesso percepito come bizzarro. Almeno idealmente tutti sognano, dopo qualche anno di lavoro, di investire energie e risorse in un progetto personale.

I cambiamenti tecnologici e sociali di questo secolo vanno tutti verso il modello dei FREELANCE IN RETE. Al di là della nazionalità e del colore della pelle. Oltre alle (indubbie) difficoltà questo assetto nasconde grandi vantaggi in termini di soddisfazioni personali (si torna padroni del bene più prezioso, il tempo!) e di spazi da esplorare.

Bene, per me oggi, dopo otto anni di lavoro dipendente, è arrivato il tempo di fare il salto:

Se possibile, vorrei evitare questa fine.

Se mi butto è perchè vedo l’opportunità di farlo. Magari potremmo fare qualcosa insieme, in ottica rigorosamente win-win. Per esempio potrei:

  • dare visibilità a tuoi contenuti ospitandoti come guest blogger (anche per un solo post, non aver paura!). Tu trovi visibilità aggratis, io mi riduco un problema (creare contenuto di valore). Dovremmo essere tutti e due contenti. Scrivimi qui la tua idea e parliamone!
  • creare insieme a te progetti/servizi (poco importa se sei un freelance, un’associazione o un’impresa) partendo dal taglio editoriale di questo blog. Dammi qualche spunto e capiamo insieme se e come possiamo fare qualcosa insieme nel corso del prossimo anno.

Che ne dici?

Per altri suggerimenti/critiche/insulti scrivimi pure qui.

Ringraziamenti e auguri

Ci tengo a chiudere questo post così particolare ringraziando tutti coloro che mi hanno aiutato ad arrivare fino a qui:

  • i miei “antenati”, a partire da mia nonna Maria Teresa, morta quando avevo sette anni ma da cui ho imparato più che da chiunque altro, al mio bisnonno Vittorio, manovale “migrante economico” in Francia, che non ho mai conosciuto di persona ma le cui peripezie mi ha fatto capire che “siamo tutti sulla stessa barca”
  • i miei genitori Elisabetta e Lorenzo, che oltre ad avermi dato la vita mi hanno trasmesso il coraggio per viverla senza paura e il mio “clan” familiare (Benedetto, Lucia, Bernardo e Anna)
  • Maddalena, che oltre a sopportarmi rilegge buona parte dei miei post (trovando spesso dei titoli che io non sarei mai capace di inventarmi)

Per finire, buon Natale e felice 2018 a te!

Chiunque tu sia ti auguro di poterti fermare un attimo, lasciando la frenesia che avvelena le nostre vite, per capire come lavorare su sé stessi (quanto è importante capire chi siamo e cosa vogliamo prima di lanciarsi ad “aiutare-gli-altri” o voler “cambiare il mondo”!)

A presto,

Martino