Quando si parla di investire in Africa l’immaginario comune richiama loschi faccendieri con ventiquattrore piene di contanti, guardie del corpo e un’elevata propensione al malaffare.

Non nego che il continente sia frequentato (anche) da questi soggetti, delle più svariate nazionalità e fortune. Quello che vorrei piuttosto evidenziare è come sia possibile, con tutte le difficoltà e incertezze del caso, sviluppare percorsi personali in grado di creare valore.

Elena Gaffurini è una giovane imprenditrice italiana a Maputo, capitale del Mozambico. Ha fondato DEV Mozambique, società di consulenza che affianca le piccole-medie imprese locali ad interagire con partner globali.

Anche lei fa parte di Vadoinafrica: Networking Group, il gruppo FB di chi vuole realizzare un progetto personale con il “continente del futuro”. Entra oggi!

Ciao Elena, com’è iniziato il tuo percorso africano?

Ciao Martino! Tutto è iniziato con l’impegno in AIESEC, la più grande associazione globale per lo sviluppo di giovani leader, durante gli studi in Economia Aziendale in Cattolica.

Nel 2011 sono partita per l’Etiopia dove mi sono occupata del lancio dell’associazione con una squadra di colleghi provenienti da Ghana, Uganda e Repubblica Ceca.

In un anno abbiamo aperto quattro uffici nelle principali università del paese e coinvolto duemila studenti. Prima di lasciare AIESEC Ethiopia in mano a giovani locali abbiamo avuto la soddisfazione di ricevere l’UBS AIESEC International Leadership Award.

Complimenti! Immagino non sia stata proprio una passeggiata…

Grazie! Esattamente, l’Etiopia è un paese complicato. Il governo monitora con grande attenzione chiunque si occupi di giovani. Assumermi la responsabilità legale di un’organizzazione attiva su un tema sensibile come la leadership è stata una sfida impegnativa.

L’inglese poi è ancora poco conosciuto. E non è semplice distinguere quando le persone non lo capiscono davvero da quando fingono di non capirlo per convenienza…

Cos’hai fatto dopo questa esperienza?

Mi è stato offerto di lavorare in Sudafrica nella CSR (responsabilità sociale d’impresa) di DHL. Ho coordinato il programma GoTeach, con cui i dipendenti dell’azienda affiancano come mentor i giovani ospiti delle comunità di SOS Children’s Village in diversi Paesi africani.

Un anno che mi ha insegnato molto ma da cui ho capito che la mia strada non sarebbe stata nel corporate ma piuttosto una mia avventura imprenditoriale.

Come hai assecondato questa tua attitudine?

Ho scelto di tornare a studiare, frequentando un Master con Wits Business School a Johannesburg. Volevo approfondire cosa volesse dire fare impresa da un punto di vista africano. Nel frattempo ho iniziato a propormi come consulente per imprese locali.

Come sei arrivata in Mozambico?

Qui c’entra Daudo, conosciuto in AISEC e nel frattempo diventato mio marito. L’azienda per cui lavorava gli ha chiesto di rientrare in Mozambico, suo paese di origine, come direttore commerciale.

Abbiamo deciso insieme di aprire una società di consulenza con cui affiancare i giovani imprenditori mozambicani nello sviluppare relazioni con partner globali.

La priorità è il settore agroalimentare dove ci sono enormi opportunità per creare valore.

Chi sono i vostri clienti?

Inizialmente abbiamo affiancato alcune organizzazioni non-profit locali impegnate nella transizione a imprese sociali. Grazie a questa attività, inizialmente pro-bono, abbiamo vinto il SEED Awards 2015.

Forti di queste credenziali ci siamo proposti alle agenzie internazionali (tra cui le agenzie delle Nazioni Unite) come formatori nei programmi sull’imprenditorialità giovanile.

Oggi lavoriamo con NEPAD SANBIO a un programma dedicato alle imprenditrici biotech, gestiamo con GAPI un programma nelle scuole agrarie del paese per affiancare i giovani a creare nuove imprese e organizziamo la fase nazionale di Future Agro Challenge, concorso internazionale per l’innovazione nel settore agroalimentare.

Se va tutto bene, apriremo il primo incubatore di imprese agroalimentari in Mozambico e saremo partner di un’università locale per la realizzazione di un Master in imprenditoria.

Come concili il doppio ruolo di mamma e imprenditrice?

Serve tanta organizzazione. Ma qui c’è una forte aspettativa (diciamo che è visto come un dovere sociale) rispetto all’assumere almeno una persona a tempo pieno per fare i mestieri in casa e la baby-sitter. E questo ovviamente aiuta.

Come ti vedi tra dieci anni?

Mamma e imprenditrice come oggi. Ma alla guida di un gruppo di imprese che operano, in modo sostenibile e profittevole, nella produzione e trasformazione di prodotti alimentari.

La nostra visione è fatturare un milione di dollari entro cinque anni supportando la crescita di almeno 200 imprese mozambicane.

Non è una scommessa, ma un obiettivo ambizioso ma realistico!

Fare impresa in Mozambico: quali sono le opportunità più interessanti?

Qui mancano molti servizi e prodotti. Di conseguenza ci sono moltissime opportunità ma per coglierle ci vuole un genuino spirito imprenditoriale. D´altro canto, come ovunque, bisogna sforzarsi per comprendere la cultura locale ed evitare così aspettative irrealistiche.

Penso che l’agroalimentare e i servizi siano i settori in assoluto più interessanti. Soprattutto se si guarda alla “base della piramide”, quindi adattando le soluzioni ai bisogni locali.

I tuoi consigli di lettura per avvicinarsi al contesto africano?

Mi è piaciuto molto Ebano di Ryszard Kapuściński. Per il Mozambico penso sia fondamentale studiare il colonialismo portoghese e la storia della lotta di liberazione. Questo genere di letture mi sono servite moltissimo per capire le dinamiche sociali attuali.