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Vuoi fare business in Africa?

Sei in buona compagnia.

Il variegato continente africano sta diventando una destinazione privilegiata per iniziative imprenditoriali nei settori economici più vari.

Sempre più spesso partecipo a convegni dove si evidenzia l’indubbia complementarietà dell’economia italiana con il continente più giovane del mondo.

Tutto vero. Ottime intenzioni e crescente motivazione.

Ma fare business in Africa è ancora circondato da un’aura misteriosa. E sul tema girano una sfilza di leggende metropolitane capaci di mietere vittime eccellenti.

Provo a elencarne sette. A mio parere le più ricorrenti. Di certo non sono le uniche.

Mi piacerebbe conoscere la tua esperienza e invitarti a raggiungerti nella più grande community italiana dedicata a chi crea valore con l’Africa.

Sei pronto? Partiamo.

1.Qualità? Beh, tanto siamo in Africa

Partendo dalla visione super-stereotipata del continente (si, non è un Paese!) che ancora trionfa in Italia, sembra facile convincersi che, in fondo, per raccogliere qualche risultato sia sufficiente un mix di coraggio, buona volontà, contatti, denaro.

Tutto vero. Ma attenzione a trascurare un fattore chiave che a Nairobi, Kinshasa o Dakar non è meno importante che a Milano o Bologna:

LA QUALITÀ

Credi che, solo perchè arrivi dall’Europa, troverai tappeti rossi, trattamenti di favore e clienti entusiasti?

Ti sbagli. E di grosso. Sto generalizzando ma, per capirci, la direzione di fondo di tutti questi variegati scenari è che nessuno è:

  • disposto a pagare “meid-in-italiii” senza che sia dimostrato DAVVERO il valore del prodotto proposto rispetto a quanto già presente in loco (di norma made in China a un terzo del tuo prezzo, se va bene)
  • pronto ad applaudire a priori l’idea di “costruire una scuola ai bambini di XYZ” (inserire nome di villaggio africano a caso) senza che la tua iniziativa sia concordata con la comunità, le autorità locali e le politiche nazionali

Quando anche dovesse succedere, è opportuno rendersi conto di essere su un crinale. È solo questione di tempo prima che il vento cambierà in direzione sfavorevole.

I contesti africani sono tutto tranne che immobili. Giovani e dinamici, cambiano con una rapidità più simile alla Cina che alla vecchia Europa.

Ovunque, in un modo o nell’altro, gli africani guardano con crescente ambizione al futuro.

E proprio per questo stanno diventando sempre più critici verso gli input “casuali” esterni (su cui in passato c’è stata molta indulgenza): lavoro, merci e cooperazione.

Serietà, etica e miglioramento costante della qualità devono essere al centro della tua strategia africana. Guardare a Sud tronfio di una (presunta) superiorità ti farà solo rischiare grosso.

Oggi più di ieri.

Lagos, capitale economica della Nigeria

2. Il progetto a distanza

In questi anni di lavoro in svariati Paesi africani sono rimasto basito dal vedere ancora imprenditori convinti che possa funzionare il confortante adagio:

Prendo l’aereo, vado giù, trovo una persona di fiducia e poi gestirò tutto a distanza

Apri gli occhi.

In contesti in piena crescita ma con istituzioni e procedure migliorabili, senza solidi “boots on the ground” non andrai da nessuna parte.

O meglio, si viene invariabilmente truffati alla prima curva.

Su questo c’è una garanzia pressochè al 100%.

Per questo fare business in Africa ha senso solo se, in qualche misura, fa rima con… vivere in Africa.

Ovvio, a seconda delle dimensioni dall’azienda non dev’essere per forza l’imprenditore in prima persona (anche se trascorrere periodi significativi sul terreno, non due giorni barricati in hotel, è volentieri un fattore chiave di successo). Quantomeno però una persona di assoluta fiducia.

Come evidenzia Niccolò Tendi, imprenditore a Dakar e Vicepresidente della Camera di Commercio Italia-Senegal:

In Italia faresti mai una società con qualcuno incontrato si e no cinque volte senza mettere alla prova le sue capacità? Gli daresti metà delle azioni senza alcun apporto di capitale solo perchè è un locale che parla la tua lingua?

Purtroppo atteggiamenti “faciloni” di questo genere sono ancora alla base di numerosi fallimenti di tanti progetti.

3. Basta poco per…

Quante volte mi è toccato sentito la frase:

Alla fine lì in X ci vuole poco per Y

Sostituisci X con un Paese africano a scelta (sono 54) e Y, a piacere con:

  • aprire una società di costruzioni
  • avviare un ristorante italiano
  • lanciare un’impresa di trasformazione agroalimentare

o anche soltanto:

  • vivere
  • reclutare (e tenere) collaboratori di valore

Approcciarsi così all’Africa significa rischiare lo schianto frontale. Mai vorrei essere accusato di averlo in qualche modo ispirato. Nonostante il diffuso miglioramento del clima di affari, operare nei multiformi contesti africani è generalmente:

COMPLICATO & COSTOSO

Per tutti, ma in particolare per uno “straniero”. Nonostante la proverbiale ospitalità che potrai sperimentare da viaggiatore.

Sei nato in Africa ma vivi da tanti anni all’estero? 

Tuo malgrado potresti ricadere in questa categoria. Non è un mistero che tanti contesti africani gli autoctoni si riferiscano al parente residente da tempo in Europa come “il bianco”.

Serve perseveranza, tempo e… denaro. Se finisce quest’ultimo, di norma sono guai seri.

Purtroppo, il mito del “vado e si vedrà” che nessuno si sognerebbe di applicare a Francia, Cina o Australia, finisce per tornare insistemente a queste africane.

Saranno i proverbiali sorrisi. I tam-tam. Il caldo. Non saprei.

Ma occorre realismo.

Anche, soprattutto, quando si intraprendono progetti guidati dall’impatto sociale. Altrimenti restano sogni. O, peggio, si trasformano in incubi.

4. Faccio da solo

Sei un piccolo imprenditore accomunato dalla fede nel vecchio adagio “chi fa da se, fa per tre”?

Anch’io.

E sperimento ogni giorno sulla mia pelle la sostanziale verità di questo detto. Ma pensare di muoverti nei contesti africani in assoluta autonomia significa esporti a inutili rischi. Purtroppo il sistema diplomatico italiano non brilla per capacità di assistere l’iniziativa privata (anche se, in tanti contesti, sta migliorando).

Ad ogni modo passare dal frettoloso:

Non ho tempo di parlare con la Camera di Commercio. Mi segue un bravo avvocato locale!

al sospettoso:

Gli italiani che vivono in XYZ? (Paese a scelta) Sono tutti dei deliquenti/cretini/ubriaconi/***” (*** = altri insulti a piacere)

al cinico:

Non mi servono consulenti. Sono tutti dei cialtroni!

È, ancora una volta, il modo migliore per farsi male. Per fare sul serio in questi contesti, occorre una seria condivisione di esperienze e informazioni. Quantomeno per provare a fare NUOVI ERRORI!

Anche in Africa esistono professionisti seri che possono aiutare la costituzione, lo sviluppo e la gestione di imprese, nel pieno rispetto delle leggi.

Per beneficiare di questo scambio, entra oggi nel nostro gruppo Facebook: uno strumento (gratuito) a servizio del tuo successo con il continente africano!

5. Tasse? Permessi? Maddai, siamo in Africa!

Ti piace guardare a Sud immaginando un Eldorado dove infischiartene di ogni norma?

Hai sbagliato destinazione. O quantomeno periodo. Attenzione, il mio discorso non vuole:

  • essere inutilmente moraleggiante
  • negare l’evidenza (evasione fiscale e corruzione sono tutt’altro che assenti)

Quello che voglio sottolinearti è come quanto sia rischioso pensare che si possa fare business in Africa in spregio alle regole.

A maggior ragione se sei straniero e non hai enormi mezzi.

Provarci, in queste condizioni, significa di norma firmare la propria condanna galleggiando (magari per anni) in una condizione di alta vulnerabilità.

Un conto sono le interessanti agevolazioni fiscali per investire in Africa. Un altro “dimenticarsi” di pagare le tasse.

Uomo avvisato…

6. Conosco il (cugino del) ministro

Quante volte, di fronte a domande/obiezioni a un progetto campato per aria ho sentito pronunciare la frase (preceduta da schiarite di voce e sguardo autocompiacente):

Beh, conosco il ministro!

O, nelle varianti sfigate:

Beh, conosco il cugino del ministro!

Si tratta di un terreno scivoloso.

Per almeno due motivi:

  1. in Africa (come alla fine in tutto il mondo) i politici tendono ad essere più attenti alla propria sopravvivenza elettorale che alla sostanza delle questioni
  2. i politici africani sono in particolare corteggiati (con svariate modalità) da tutto il mondo. Di fronte a chi è abituato a ricevere investimenti importanti in tempi rapidi (leggi: Cina e India), illudersi di corsie preferenziali solo perchè ti hanno stretto una volta la mano produce un solo risultato: enormi perdite di tempo.

Collezionare biglietti da visita ministeriali può essere appagante. Darci l’illusione di essere importanti (chi non ce l’ha?)

Ma aspettarsi che ci aprano magiche porte di business in Africa è un’illusione piuttosto pericolosa. Per approfondire cosa significhi fare business in Africa prenota questo nuovo libro di Harvard:

Se vuoi fare business CON l’Africa devi iscriverti alla community di Vadoinafrica: uno spazio collaborativo dove troverai contatti, esperienze, risorse e consigli utili. 

Provare per credere.