Giorgia e Dereje: un circo e mille acrobazie in Etiopia

circo in etiopia

Impegno sociale, cultura e imprenditorialità possono essere più vicini di quanto si pensi. Soprattutto quando si creano da zero progetti innovativi focalizzati sulla qualità e l’impatto sociale.

Giorgia Giunta è un esempio di questa sintesi non semplice. Arrivata in Etiopia come cooperante ha assistito alla nascita di Fekat Circus, una realtà associativa oggi autonoma e presieduta dal marito Dereje Dagne Mulate.

Fekat, il cui nome significa “fioritura” in amarico, è molto più di un circo. È uno dei rari spazi culturali aperti a tutti in Etiopia e si caratterizza per dare priorità all’impatto sociale sui giovani. Porta infatti avanti:

  • una scuola circense che ha formato oltre 50 giovani professionisti
  • una costante attività educativa, coinvolgendo migliaia di ragazzi dei ceti popolari
  • progetti di clown in corsia che raggiungono gli oltre 15.000 piccoli pazienti del Black Lion Hospital

Incontro Giorgia, che ricopre oggi il ruolo di coordinatrice dei progetti e fundraiser, nella sede di Fekat a pochi metri da Churchill Avenue, zona centrale di una città in vorticoso sviluppo urbanistico.

Come sei arrivata in Etiopia?

Dopo la laurea in Servizio Sociale e alcune esperienze in Cambogia e India il mio primo lavoro è stato con CIAI a Milano. La vita da ufficio non faceva per me e quando, nel 2006, si è aperta una posizione qui in Etiopia, ci sono venuta al volo. Ho lavorato in diversi progetti per la riabilitazione di ragazzi di strada.

Alcuni di loro realizzavano piccoli spettacoli acrobatici e di giocoleria. Con il CIAI trovammo il modo di far studiare all’estero il leader di questo gruppo che non rientrò in Etiopia.

Dereje divenne così il leader naturale e con lui avviammo un graduale percorso di strutturazione dell’attività registrandosi inizialmente come associazione sportiva.

circo in etiopia

Come hai deciso di scommettere tutto sul circo?

Nel 2010 il progetto con CIAI era terminato ma io ero sicura di restare a tempo pieno in questa realtà anche perché, lavorando fianco a fianco con Dereje, ci eravamo nel frattempo innamorati! Nel 2012 ci siamo sposati e oggi abbiamo due figli.

Dove avete reperito le risorse necessarie?

La Fondazione Altamane è stata un partner fondamentale che ci ha sostenuto nel difficile percorso di sviluppo. Nel 2015 è arrivata la soddisfazione di organizzare African Circus Arts Festival. Grazie al sostegno dell’Unione Europea abbiamo svolto numerose tournée fuori Addisscambi e corsi di formazione con altri circhi locali e stiamo preparando una grande seconda edizione del Festival per febbraio 2018.

circo in etiopia

Come mai il circo è così popolare in Etiopia?

Il circo è arrivato a fine degli anni ’90 diffondendosi in fretta facendo leva sulle competenze e le strutture della ginnastica artistica, sport di regime durante i decenni filo-sovietici di Hailemariam Mengistu. Ancora oggi diversi circensi di Fekat sono tra i migliori ginnasti nel paese.

Qualche numero per capire le dimensioni di Fekat?

Oggi siamo 26 persone a tempo pieno: 12 nel progetto di clowneria in ospedale, 9 istruttori di circo e 5 nell’amministrazione. Abbiamo poi una trentina di giovani artisti che collaborano saltuariamente agli spettacoli.

Il bilancio annuale è di circa 200.000 euro, legato ancora a donatori internazionali per circa il 70%, mentre il 30% proviene da lezioni di circo, laboratori e spettacoli.

Qual è la vostra più grande difficoltà?

La sfida principale è legata allo spazio. All’inizio l’affitto di questa sede, dove abbiamo costruito una palestra-teatro, ci costava 5.000 birr al mese (circa 200 euro). Ora siamo a 23.000 (oltre 850 euro) e i proprietari vorrebbero venderlo al più presto a una cifra che potrebbe arrivare al mezzo milione di euro.

Dobbiamo trovare un’altra sede, peraltro in una zona meno centrale di Addis perché con la crescita e il “rinnovamento” della città non ha più senso restare in una zona di uffici e hotel.

È in questo senso che abbiamo lanciato la campagna di crowdfunding LIVE THE CIRCUS per dotarci di tendone mobile che ci permetterebbe di spostarci con maggiore agilità.

La seconda difficoltà deriva dalla decisione del governo di spostare il settore circense sotto il Ministero della Cultura anziché dello Sport. Questo ha significato di colpo una notevole pressione fiscale a cui non siamo ancora abituati.

La cosa più bella cosa della vita in Etiopia?

Questo paese mi ha insegnato la tolleranza più assoluta della diversità e l’accettazione di qualsiasi cosa accada nella vita.

Quella più difficile?

Il non potersi fidare veramente di nessuno. Dereje è stato tradito da alcuni che considerava i suoi migliori amici. Questo poi è un paese che non garantisce davvero i diritti fondamentali, come la libertà di parola.

circo in etiopia

Un consiglio a chi vorrebbe lanciare un progetto culturale ad alto impatto sociale? In Etiopia come altrove…

In un mondo sempre più omogeneo, credo sia fondamentale che un progetto culturale cerchi di sviluppare al massimo la creatività umana e salvaguardare la differenza di ciascuno.

Un libro o un film per capire l’Etiopia?

mmm…. mmmm…. non sono molto preparata, ma mi é piaciuto molto il film che ho visto recentemente Lamb, primo film etiopico ammesso al Festival di Cannes.

circo in etiopia

Vuoi assistere allo spettacolo del Fekat dal vivo? Guarda le prossime date della tournée italiana in corso!

Le foto sono tratte dai siti di Fekat e CIAI. Per approfondire consiglio il reportage fotografico di Adriano Marzi.

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