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Vuoi lanciare un progetto creativo ispirato alla bellezza dell’incontro tra le culture africane e il mondo?

Gli esempi da cui imparare non mancano, bisogna solo saperli scovare bene.

Oggi intervistiamo Ifeoma Ubby, fondatrice di OliveAnkara, prima etichetta afrofashion nel Sud-Est Asiatico. Dalle sue parole scopriremo una visione che abbraccia Occidente, Oriente e continente africano, quali sfide ha dovuto superare e quali sono i suoi progetti futuri.

Sei pronto? Iniziamo. Ma non dimenticarti di condividere questo articolo sui social! 🙂 

Olive Ankara Ifeoma Ubby

Ciao Ifeoma e grazie per essere qui con noi. Ci racconti il tuo percorso di studio e professionale?

Grazie a voi! Mi chiamo Ifeoma, ma potete chiamarmi Ify. Sono nata e cresciuta vicino a Venezia, dove i miei genitori si sono trasferiti dalla Nigeria all’inizio degli anni ’80. Pur avendo una cultura prettamente italiana, le mie radici nigeriane hanno sempre avuto un ruolo importante.

Nel 2013, finito il mio dottorato in genetica molecolare umana alla Normale di Pisa, mi sono trasferita a Singapore per un PostDoc nella ricerca sul cancro.

Com’è nata OliveAnkara?

Sono sempre stata esposta alle cultura africana durante la mia giovinezza, soprattutto grazie alla grande comunità nigeriana molto presente in Italia a quei tempi. Durante le riunioni di famiglia ero affascinata dall’abbigliamento colorato che indossavano uomini e donne.

Mi sono innamorata dei tessuti africani e questo amore non è mai scemato nel tempo. Singapore è il luogo ideale per sperimentare il vero significato della parola Melting Pot.

Qui puoi trovare persone di tutte le etnie e religioni. Subito dopo essermi trasferita, mi sono resa conto che c’era un grande problema: la totale mancanza di cultura africana! Cercavo alcuni tessuti per realizzare il mio abito da sposa e non trovavo nessuno.

Ma questa assenza mi ha acceso una scintilla dentro:

Se non riesco a trovare un abito africano, perché non me lo faccio da sola?

Sharmaine Khoo per Olive Ankara

Quali passi hai compiuto per iniziare?

Quell’estate tornai in vacanza in Nigeria e mia nonna mi regaló il mio secondo tessuto di Ankara e così realizzai alcuni abiti per me. Ho iniziato a indossare questi vestiti notando che sempre più gente mi chiedeva di raccontarne l’origine e di averne uno simile. Così ho deciso di realizzare la mia prima piccola collezione.

Tutto è iniziato per passione, per divertimento, un pó come un test per vedere come sarebbe andata. Le cose sono andate molto bene, direi inaspettatamente bene. Ho dunque deciso di prendere la questione più sul serio aprendo la società e investendo per consolidarla.

Oggi siamo un piccolo sogno che vuole diventare sempre più grande.

Quali valori ispirano OliveAnkara?

Il concetto alla base di OliveAnkara è molto semplice e al contempo dirompente:

creare abiti con un’ispirazione africana che possano essere indossati da donne e uomini di tutte le etnie.

OliveAnkara è un punto d’incontro tra i tessuti africani, la moda globale e il Sud-Est Asiatico… con gusto italiano. La moda africana ha radici molto antiche e una storia molto ricca, ma è sempre, per la maggior parte dei casi, solo incentrata sulle persone nere e su design molto tradizionali.

Voglio cambiare la percezione comune per cui le stampe africane sono belle solo per i neri, perché credo non sia affatto vero. Credo che le fantasie tipiche dei tessuti Ankara possano stare bene sulle donne di tutti i colori!

Cosa rispondi a chi evidenzia il rischio di “appropriazione culturale”?

Rispetto profondamente le culture dell’Africa ma penso che non ci sia nulla di male nell’evolversi in nuovi stili e concetti, tenendo sempre presente e rispettando da dove vengono. Ritengo che mescolare stili e culture possa solo giovare alle persone, aprire le loro menti e mostrare loro qualcosa che non avevano mai visto prima.

La nostra produzione è orientata verso due concetti. Il primo, essere un marchio slow fashion, dove qualità e unicità sono al di sopra della quantità e della produzione di massa. Il secondo, puntare al meglio per essere il più vicino possibile al concetto di zero spreco.

Sei aperta a nuove collaborazioni e partnership?

Sono sempre pronta a sperimentare qualcosa di nuovo, di collaborare con brand interessanti che abbiano il nostro stesso spirito: slow fashion, small business, zero waste e African-oriented.

Come mai proprio a Singapore? 

Come dicevo la scelta è stata del tutto casuale: cercavo un buon laboratorio che facesse ricerca sul cancro. In realtà volevo andare in Australia. Ma dopo aver parlato con un caro amico che già viveva a Singapore, ho provato a mandare due CV.

Ricevuta l’offerta di lavoro, ci siamo trasferiti. È stato un appuntamento al buio con l’Asia. Ma lo rifarei ancora, fino ad ora nessun rimpianto!

È difficile avviare un’azienda a Singapore?

Aprire una società qui non è affatto difficile. La sfida più grande è avere il coraggio di rischiare, di iniziare qualcosa di nuovo, di fare qualcosa fuori dalla tua zona di confort.

Non è mai facile crederci e trovare ogni giorno la motivazione per perseverare.

Ian Ssali indossa Afromono di OliveAnkara

Cosa consigli per chi vuole sviluppare progetti creativi afro-ispirati di qualità globale?

Prima di tutto di non aver mai paura di seguire la tua passione. È importante iniziare da una piccola ricerca di mercato. Non intendo complesse analisi, ma innanzitutto parlare con le altre persone, senza aver paura di condividere la tua idea. Incontra altri creativi, cerca di capire i trend, provando allo stesso tempo ad immaginare il tuo.

Fai qualcosa di originale, diverso, qualcosa che non è ancora stato visto! Per quanto riguarda la moda afro-ispirata siamo appena agli inizi ed è un mondo lì che ti aspetta. Se hai abbastanza passione per il tuo progetto imprenditoriale, niente può fermarti.

Insegui i tuoi sogni e credi in ciò che stai facendo, un passo alla volta. Olive Ankara Come ti piacerebbe contribuire alla percezione del genio e dell’estro africano nel mondo?

La mia più grande motivazione è portare l’ispirazione africana in tutto il Sud-Est asiatico e, perché no, anche in Italia. Mi auguro di riuscire a mostrare la bellezza dell’incontro tra culture. Io lo faccio attraverso la moda, ma c’è spazio per farlo con la musica, il cibo, la letteratura, le arti visive e mille altre cose.

C’è un grande bisogno di educare le persone a come apprezzare, comprendere e abbracciare i tanti diversi lati del nostro comune essere umani. Il mio sogno è riunire le persone sotto lo stesso tessuto e celebrare insieme la diversità!

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