George Mtemahanji e Manuel Rolando sono CEO e CTO di SunSweet Solar, azienda che realizza impianti fotovoltaici in Tanzania.

Segni particolari?

Non hanno ancora cinquant’anni. In due.

Entrambi sono nati nel ’93: GeorgeIfakara, cittadina della regione di Morogoro (Tanzania). Manuel a Sanremo. Compagni di banco all’IPSIA Ferrari di Maranello, è li che hanno iniziato a sognare di portare l’energia solare nella terra natale di George.

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Benvenuti! Ci raccontate come vi siete conosciuti?

George: Grazie Martino! Tutto è iniziato in seconda superiore. Io ero un casinista, Manuel era molto bravo a scuola. Ci hanno messi nello stesso banco: è stato un grande errore perché l’ho “rovinato”, trasmettendogli il mio entusiasmo per il business!

Lui era un drago dal punto di vista tecnico, io ne capivo di economia. Ci siamo resi conto di essere complementari e abbiamo iniziato a pensare come potevamo aprire un’azienda. La media dei suoi voti si è abbassata ma i nostri professori ci hanno incoraggiato.

Manuel: Dopo la terza media ho lasciato Sanremo per studiare in un istituto di eccellenza come il Ferrari. In seconda ho avuto la fortuna di cambiare sezione e poter così conoscere George.

Lui è un genio creativo mentre io sono un preciso. Abbiamo capito che insieme potevamo fare grandi cose.

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Come avete avuto l’idea di occuparvi di energia?

G: In terza superiore sono rientrato per la prima volta in Tanzania. Erano passati otto anni dalla mia partenza, ancora bambino, per Modena.

Quando ho visto che la gente usava ancora le lampade a cherosene, ho pensato: “questo è un vero scandalo!” Ricordo bene cosa significa: ho ben presente la puzza, gli occhi che bruciano, la gola che si irrita, il pericolo di ustionarti.

Prima di quel viaggio pensavo di aprire una società per importare vestiti italiani. Ma ho capito che avrei dovuto lanciarmi nel fotovoltaico.

M: Quando George è rientrato mi sono convinto: la carenza energetica africana poteva essere la nostra grande opportunità.

Abbiamo iniziato a contattare fornitori in Italia, Germania, Cina e Corea per fare un po’ di conti. Dopo la maturità, mi sono iscritto a ingegneria per acquisire altre competenze tecniche.

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Come avete aperto la società e trovato i primi clienti?

G: Una volta diplomato ho lavorato in Svizzera per BE Netz ma non ho mai abbandonato il progetto: dopo esserci resi conto che l’idea iniziale di assemblare i pannelli in Tanzania non era praticabile ci siamo concentrati sulle installazioni.

Abbiamo continuato a studiare, da soli, per acquisire più informazioni e competenze possibili così da aumentare la nostra (scarsa) credibilità di ventenni senza esperienza.

Nell’autunno 2014 abbiamo trovato il primo cliente: un’associazione svizzera che voleva realizzare un impianto per una scuola superiore. Ci siamo proposti di lavorare a prezzo di costo e, nelle vacanze di Natale, siamo partiti per la Tanzania.

M: Ricordo ancora la tensione quando, di fronte al primo cliente, gli assicuravamo di possedere una non precisata “importante esperienza nel settore”. In realtà stavamo facendo un salto nel buio: io studiavo, George lavorava da pochi mesi.

Una volta ottenuto l’incarico, abbiamo preso coraggio e aperto la società.

Come avete fatto a crescere?

G: Le nostre famiglie ci hanno aiutato con i primi costi necessari ad aprire la società. Usando il primo impianto come referenza sono arrivati altri lavori: abbiamo reinvestito tutto per assumere i primi dipendenti (oggi sono 9, più 5 collaboratori esterni) iniziando a viaggiare regolarmente in Tanzania.

Sono arrivati diversi riconoscimenti: Anzisha Prize, l’incontro con Bill Gates, l’ingresso nei 30 africani under 30 di Forbes e tanti altri.

M: L’ostacolo maggiore è stato decidere di aprire la società: dopo quello la strada era tracciata, bisognava solo proseguire. Mi sono accorto che avevo molta più voglia di sviluppare la nostra azienda che continuare con l’università.

Ho lasciato per andare in Pagani Automobili: l’obiettivo era risparmiare denaro da investire in SunSweet. Proprio per questo ho chiesto di poter staccare ogni 3 mesi per andare in Tanzania a seguire nuove installazioni.

In cosa si distingue SunSweet Solar?

M. Abbiamo installato mini-grid (600-1500w, per 1-6 abitazioni) e distribuito centinaia di solar kit portatili.

Ma il nostro core business è la realizzazione, “chiavi in mano” di micro-grid in zone rurali: impianti da 3 a 100kW, che servono un ospedale, una scuola, un’azienda o un intero villaggio.

Ci distinguamo per garanzie e manutenzione, possibili grazie alla qualità della componentistica che utilizziamo e alla costante presenza sul territorio.

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Quali sono i vostri progetti per il futuro?

G: Vogliamo espanderci nei Paesi limitrofi realizzando impianti ibridi con altre fonti rinnovabili.

Dal 2016 abbiamo avviato una Joint Venture con ZECO, azienda italiana che ha realizzato 12 impianti idroelettrici in Tanzania di cui curiamo la manutenzione. Entro il 2019 installeremo 6 nuovi impianti. Per l’eolico collaboriamo con Windekinetic, azienda specializzata di Prato.

Vorrei anche mettere la mia esperienza, che ormai copre tutto l’East Africa, a disposizione di aziende italiane di qualsiasi settore: continuo a vedere gente che spende soldi per arrivare qui con “missioni” che non si concretizzano in appuntamenti e business.

M: Ci piacerebbe collaborare con altre aziende energetiche italiane. Lavorando con noi, abbassano i costi e riducono i rischi perchè si affidano a persone già in grado di navigare questo mercato.

Per dare un’idea del potenziale: in Tanzania ci sono 58 milioni di persone, con un’età media di 17 anni e una crescita demografica del 3% annuo!

Credo che non avremo problemi a trovare lavoro per il prossimo mezzo secolo!

Imprenditori in Tanzania: la cosa più bella? E quella più faticosa?

George: Meteo e paesaggi sono l’aspetto più bello. In questo momento sono a Dar, di fronte a uno spettacolare tramonto sull’Oceano Indiano. In un quarto d’ora posso andare a Zanzibar, in meno di un’ora al Kilimanjaro. A parte questo, è davvero appassionante vedere l’impatto diretto del nostro lavoro sulla vita delle persone.

Le cose più faticose sono la burocrazia e la mentalità. Cose che non puoi cambiare. Qui si pensa solo ad oggi, mai al domani. Pianificare non è un’abitudine diffusa. Inoltre è molto difficile trovare tecnici competenti. Stiamo organizzando di inviare alcuni ragazzi a formarsi a Vicenza da ZECO.

Manuel: La cosa più brutta è la burocrazia della Tanzania: molto lenta e spesso truccata. Non si seguono le procedure e c’è ancora troppa corruzione.

Non ci piace vedere concorrenti installare impianti senza fornire alcuna manutenzione, lasciando i clienti scontenti. Da ultimo, non è facile trovare persone costanti e trasparenti sul lato commerciale.

Quella più bella? Tutto il resto!

Andare in un villaggio dove non hanno mai avuto energia e acqua pulita e vedere la felicità negli occhi delle persone. È qualcosa che non ha davvero prezzo.

Abbiamo realizzato un impianto per un dispensario rurale che chiudeva al tramonto. In una notte hanno toccato il record di nascite: 64!

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