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Investire in Africa: 4 settori che traboccano di opportunità

investire in Africa

Ormai dire che bisogna “investire in Africa” è diventato quasi un mantra. Una frase in bocca a tanti politici europei che, in questo modo, cercano di tranquillizzare le opinioni pubbliche sulla possibilità di frenare le migrazioni.

Ho già espresso quanto penso sul fenomeno in questo post. Per capirci, ritengo sia fondamentale investire in Africa ma né per ragioni geopolitiche né per motivi più o meno moraleggianti (il famoso “aiutiamoli-a-casa-loro”). È fondamentale investire in Africa perchè il futuro sarà sempre più africano (o non sarà).

Qui provo a fornire alcuni piccoli spunti sui settori chiave da esplorare per chi vuole investire in Africa dando così seguito alle riflessioni sul tema scritte qualche tempo fa.

Il successo dipende come sempre da un mix di tanti fattori. Non è secondario DOVE si investe in Africa e soprattutto CON CHI si prova a realizzare qualcosa. Se non si aprono bene gli occhi e le orecchie, provando a spogliarsi dell’atteggiamento di superiorità che ci accompagna in quanto Occidentali in trasferta, venire truffati o restare vittima di drammatiche incomprensioni culturali è il frequente epilogo di molti progetti imprenditoriali a latitudini africane.

Prima di iniziare, se hai Facebook, ti invito a entrare in vadoinafrica: networking group. Troverai tante persone, come me e te, che condividono la volontà di creare valore nel e con il mondo africano. Se non sei su Facebook almeno iscriviti alla newsletter lasciando la tua mail qua a destra.

1. Agroalimentare

L’Africa è un continente favorito dalla natura: in molti luoghi si realizzano addirittura tre raccolti l’anno! Secondo la Banca Mondiale, l’agroalimentare africano varrà 1 trilione (un miliardo di miliardi) di dollari nel 2030.

Anche se sono stati effettuati significativi progressi (la produzione è cresciuta del +160% negli ultimi 30 anni), la ridotta meccanizzazione limita ancora la produttività. Per capirci, ad oggi, ci sono più trattori nella sola Thailandia che in tutta l’Africa Subsahariana!

L’Africa ha oltre il 60% della terra arabile non coltivata del mondo eppure importa 35 miliardi di dollari di cibo ogni anno. Uno scandalo dalle cause complesse (leggi politiche) che, d’altra parte, rivela l’esistenza di spazi molto reali dove provare a sostituire l’import con produzione locale.

Le potenzialità per investire in Africa nell’agroofood sono numerose:

  • produzione, non sto parlando di progetti estensivi per cereali o biofuel (spesso realizzati con odiose pratiche di land grabbing) ma di coltivazioni ad alto valore aggiunto come frutta, ortaggi, erbe officinali, funghi, ecc.
  • trasformazione alimentare, in cui le opportunità abbondano, pur non essendo mai prive di sfide sopratutto se ci si avventura in contesti “estremi” come il coraggioso Claudio Scotto fondatore di Africa Felix Juice in Sierra Leone
  • packaging e marketing, meglio se fatto con tecnologie ecologiche che evitano il più possibile la plastica (peraltro gradualmente in via di abolizione)
  • conservazione, la catena del freddo è ancora un miraggio in gran parte del continente

Nella piscicoltura mi è capitato di assistere direttamente l’avvio di alcuni nuovi progetti. Oltre all’ugandese iFishFarm, ho visto avviare diverse iniziative di successo con capitali molto limitati.

I segreti mi paiono sempre gli stessi: ascolto delle comunità locali (senza le quali in campo agricolo non si va lontani, tra questioni fondiarie, possibili furti/boicottaggi per non citare le specificità ambientali), passione per il prodotto e la leva tecnologica.

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2. Energie rinnovabili

L’Africa gode di una delle migliori esposizioni solari del mondo (oltre 300 giorni all’anno). Ciononostante l’intera popolazione del continente (1,2 miliardi, in crescita ogni anno del 2%) consuma meno energia di 150 milioni di cittadini europei (es. Italia e Francia). Solo un africano su tre ha un accesso stabile alla corrente.

Investire in Africa nel settore dell’energia solare significa seguire una domanda molto concreta con un positivo impatto ambientale. Cosa serve? Soluzioni tecniche di qualità (per differenziarsi da quanto fanno già pressoché ovunque cinesi e indiani) e tanto tanto “olio di gomito”.

Presto avrò il piacere di ospitare George Mtemahanji e Andrea Rolando. Neanche cinquant’anni in due, dopo la maturità tecnica a Modena sono andati in Tanzania (terra natale di George) dove hanno aperto SunSweetSolar. Il loro business, focalizzato su progetti di elettrificazione off-grid rurale, è in crescita vorticosa. Nel 2015 hanno vinto il prestigioso Anzisha Prize che ogni anno riconosce le 12 più promettenti startup del continente.

Una piattaforma preziosa per investire in Africa in questo settore è RECP: puoi trovarci dati di mercato, progetti in sviluppo, eventi e spunti per l’accesso alla finanza.

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3. Costruzioni

Il “mattone” è un settore tanto tradizionale quanto fondamentale, che sta avendo un vero e proprio boom in ogni paese africano che ho avuto occasione di visitare o studiare.

Nel secolo scorso ci sono connazionali che ci hanno costituito dei veri e propri imperi nelle costruzioni in Africa. Esempi? La Cappa & D’Alberto fondata a Lagos nel 1932 da due giovani piemontesi in cerca di fortuna oggi è l’impresa edile nigeriana più importante. Storia simile, trent’anni più tardi, per Trasacco Group in Ghana che oggi fattura 1,2 miliardi di dollari.

Aspetti essenziali sono la qualità e l’affidabilità (molto errato pensare “siamo in Africa”) attraverso cui ci si può differenziare dalle imprese locali e asiatiche. Ben oltre le sole infrastrutture, ovunque ci sono opportunità per investire in Africa nel residenziale privato (di alta gamma ma anche nel “social housing” focalizzato su soluzioni accessibili a volte finanziato da donors).

Ascoltando giovani imprenditori come Donato Cosimato, attivo in un mercato di assoluta frontiera come quello della DRC, emerge la fondamentale importanza di un radicamento in loco. Senza una presenza stabile sul territorio è velleitario pensare di sviluppare progetti nel settore edilizio.

Ci sono poi opportunità lungo tutta la catena del valore, come l’importazione di macchinarimateriale da costruzione. L’uomo più ricco dell’Africa? Non a caso è il nigeriano Aliko Dangote, uno dei primi a produrre cemento in loco (con la non trascurabile capacità di influenzare il governo nell’imporre dazi alle importazioni).

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4. Sanità e farmaceutico

L’Africa è l’unico posto al mondo dove è possibile una crescita genuina di questo settore, in altri contesti inseguita spesso attraverso pratiche ben oltre il lecito. Il continente ha circa il 25% dei malati del mondo, ma solo il 3% dei medici. Per capirci, Tanzania o Etiopia hanno un solo dottore per 20.000 abitanti, mentre in Italia ce ne sono 4 ogni 1000!

Le opportunità per investire in Africa nella sanità partono dall’importazione di farmaci e attrezzatura biomedicale guardando poi verso la produzione in loco. Al crescere del potere d’acquisto e della consapevolezza delle persone, dovrebbero infatti aumentare i controlli per combattere l’importazione di farmaci contraffatti (attualmente una piaga che costa 100.000 morti ogni anno secondo l’OMS).

Molto interessante valutare l’apertura di cliniche specializzate con modelli innovativi (un esempio che conosco bene è quello di Innovation Eye Centre in Kenya, clinica oculistica privata che offre servizi di qualità nelle campagne sovvenzionati da donatori).

 

investire in Africa

Sei interessato a investire in Africa? Non perderti Italia-Africa Business Week, il primo evento B2B tra Italia e Africa che si terrà domani e mercoledì. Il focus sarà proprio su questi quattro settori e sul ruolo della cultura, presupposto essenziale per potersi avvicinare alla diversità africana e creare valore.

Ci vediamo a Roma?

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