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Prova a dire “voglio intraprendere in Africa” e osserva le reazioni del tuo interlocutore.

Alcuni ti etichetteranno come illuso (“ma cosa credi di fare? Lì non si può fare nulla!”), altri invece ti toglieranno il saluto classificandoti come squalo turbo-capitalista (“in Africa si va per aiutare!”)

Queste risposte, apparentemente agli antipodi, si basano su un assunto comune: gli Africani sono visti come un oggetto.

Di predazione o di assistenza.

Intraprendere in Africa oltre la trappola noi vs loro

L’esotismo che vela il nostro sguardo si basa, in fondo, sulla convinzione di appartenere a un “noi” superiore a “loro”. E si traduce in un perverso mix di predazione ed inerzia quando si tratta di progetti imprenditoriali.

In questo post vorrei condividere tre brevi riflessioni basate sulla mia esperienza diretta di oltre un decennio a contatto di imprenditori africani e italiani in Africa.

Considerazioni personali per stimolare un dibattito e contribuire a cambiare la prospettiva.

Se vuoi creare valore nel continente più giovane del mondo entra nel gruppo Facebook di Vadoinafrica! Troverai tanti compagni di avventura pronti a condividere esperienze e contatti utili.

1. Avviare un’azienda è difficile. In Africa di più

Se un imprenditore è “qualcuno che si lancia da un dirupo e costruisce un aereo mentre cade” (parole di Reid Hoffman, fondatore di LinkedIn, che ho scoperto dal blog di Raffaele Gaito), lo stesso ruolo in Africa affronta una serie di difficoltà aggiuntive.

Molto semplicemente ignora:

  • quanto sarà alto il dirupo (dati e statistiche, se ci sono, non sono mai del tutto affidabili)
  • se troverà i materiali per costruire l’aereo (logistica e infrastrutture sono, quasi ovunque, un punto di domanda) e quanto costerà fare tutto e in tempo prima di schiantarsi
  • se, dato e non concesso che riesca a costruire il velivolo, riuscirà a intendersi con la torre di controllo (gli equivoci culturali sono all’ordine del giorno, anche con chi parla bene inglese – o francese/portoghese).

intraprendere in Africa

Insomma, da un lato intraprendere in Africa, in qualsiasi settore economico, è un percorso inadatto ai deboli di cuore. D’altro canto si tratta di un’avventura appassionante.

Avviare un’azienda in un continente giovane con enormi bisogni primari da soddisfare può essere molto più gratificante (tanto finanziariamente quanto umanamente) che inseguire il successo con l’ennesima App a Londra, Berlino o San Francisco!

2. La linea bene/male NON corrisponde a profit/non profit

Sono convinto che la differenza tra un progetto di sviluppo/business “utile” e uno dannoso non stia nella sua natura giuridica (che può prevedere o meno una redistribuzione degli utili) ma in un altro fattore, tanto difficile da misurare quanto importante:

il riconoscere o meno la dignità degli attori coinvolti.

Poco cambia siano beneficiari, clienti, collaboratori o altri portatori d’interesse.

A fianco di preziose iniziative di cooperazione, l’Africa è costellata dicattedrali del deserto”, progetti finanziati senza la minima considerazione delle esigenze dei “beneficiari”.

intraprendere in Africa

Viceversa, per intraprendere in Africa con successo, dovrai essere ossessionato dalle esigenze dei tuoi stakeholder, a partire dai clienti!

3. L’etica è un fattore chiave di successo

In un contesto estremo come quello africano emerge in tutta la sua profondità l’importanza fondamentale della dimensione etica dell’essere imprenditore.

Attenzione, non tanto le certificazioni o le etichette quanto la natura stessa del business e la reale profondità delle relazioni interpersonali con le persone e comunità locali (incluse, per esempio, le autorità tradizionali in gran parte dei contesti africani).

Il drammatico fallimento di tante iniziative di business in Africa è dovuto (anche) a ragionamenti di matrice coloniale che mi capita ancora oggi sentire.

Per esempio:

  • “vengo, vendo un container di roba scadente e poi viaaa”
  • “investirò qui perché ho conosciuto il cuggggino del presidente ad una fiera!”
  • “in Africa puoi inquinare/non rispettare le leggi… tanto basta distribuire la mazzetta giusta”
  • “questi qui non hanno voglia di lavorare, quindi non serve a nulla formarli/retribuirli”

intraprendere in Africa

Bene, fortunatamente l’Africa sta cambiando.

Nonostante molte ombre, le cose vanno in una direzione piuttosto chiara. Che non toglie, anzi aumenta, la necessità di effettuare seri studi del contesto specifico (l’Africa non è un Paese ma 54 diversi!) e delle basi culturali locali che possono essere fonte di numerosi malintesi.

Intraprendere in Africa guardando a lungo termine 

Simone Santi, fondatore di Leonardo Business Consulting, sottolinea che i piccoli imprenditori italiani siano apprezzati in Africa:

quando hanno una logica dell’investimento e del lungo termine. Pochi sono gli spazi per avventurieri o speculatori. Gli africani hanno ricevuto molte promesse e distinguono perfettamente chi cerca solo il contratto da chi vuole intraprendere per creare valore in loco.

Per intraprendere in Africa con successo un modello interessante è quello della partnership con imprenditori locali (non prestanome “soci-locali” a tempo pieno) che conoscono bene il mercato e possono evitare di commettere costosissimi errori.

Il consiglio?

Vivere il contesto prima di intraprendere in Africa, evitando le missioni brevi senza un follow-up.

Oggi l’Africa sta diventando sempre più “sexy” e gli imprenditori africani seri sono corteggiati, incontrano ogni giorno partner da tutto il mondo. Chiedono dunque considerazione e reali vantaggi dal lavorare con noi.

In fondo, continua Simone:

l’Africa è un continente generoso e molto adatto per i giovani italiani con la mentalità del rispetto e dello sviluppo win-win.

Insomma, alla fine anche nel business vale il detto:

intraprendere in Africa

Ogni settore ovunque nel continente nasconde potenziali opportunità di business. Potremmo vederle tutte solo se ci sforziamo di cambiare lo sguardo.

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