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Investire in Africa: tre riflessioni preliminari

investire in africa

Un test: prova a dire “voglio investire in un progetto imprenditoriale in Africa” e ad osservare attentamente le reazioni dell’interlocutore.

Alcuni ti etichetteranno come illuso (“ma cosa credi di fare? Guarda che lì perdi tutto!”), altri invece ti toglieranno il saluto ritenendoti uno squalo turbo-capitalista (“in Africa si va per aiutare!”)

Queste risposte, apparentemente agli antipodi, si basano su un assunto comune: gli Africani sono visti come un oggetto. Di predazione o di assistenza.

L’esotismo che vela il nostro sguardo si basa, in fondo, sulla convinzione di appartenere a un “noi” superiore a “loro”. E si traduce in un perverso mix di predazione ed inerzia quando si tratta di progetti imprenditoriali.

In questo post condivido tre brevi riflessioni basate sulla mia esperienza. Sono considerazioni assolutamente personali che mi piacerebbe stimolassero un dibattito contribuendo a un cambiamento di prospettive.

Se anche tu vuoi creare valore nel continente più giovane e dinamico del mondo entra nel gruppo Facebook di Vadoinafrica! Troverai tanti compagni di avventura pronti a condividere idee e contatti utili.

1. Avviare una startup è difficile. In Africa di più

Se un imprenditore è “qualcuno che si lancia da un dirupo e costruisce un aereo mentre cade” (parole di Reid Hoffman, fondatore di LinkedIn, che ho scoperto dal blog di Raffaele Gaito), lo stesso ruolo in Africa affronta una serie di difficoltà aggiuntive.

Molto semplicemente ignora:

  • quanto sarà alto il dirupo (dati e statistiche, se ci sono, non sono mai del tutto affidabili)
  • se troverà i materiali per costruire l’aereo (logistica e infrastrutture sono, quasi ovunque, un punto di domanda) e quanto costerà fare tutto e in tempo prima di schiantarsi
  • se, dato e non concesso che riesca a costruire il velivolo, riuscirà a intendersi con la torre di controllo (gli equivoci culturali sono all’ordine del giorno, anche con chi parla bene inglese – o francese/portoghese).

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Insomma, investire in Africa è un percorso avventuroso e non adatto ai deboli di cuore.

D’altro canto si tratta di un’avventura appassionante. Lanciare una startup in un continente giovane con enormi bisogni primari da soddisfare può essere molto più gratificante (tanto finanziariamente quanto umanamente) che inseguire il successo con l’ennesima app a Londra, Berlino o San Francisco!

2. La linea bene/male NON corrisponde a profit/non profit

Sono fermamente convinto che la differenza tra un progetto di sviluppo/business “utile” e uno dannoso non stia nella sua natura giuridica (che può prevedere o meno una redistribuzione degli utili) ma in un altro fattore, tanto difficile da misurare quanto importante: il riconoscere o meno la dignità umana di tutti gli attori coinvolti (beneficiari/clienti, dipendenti e collaboratori, altri portatori d’interesse).

A fianco di preziose iniziative di cooperazione, l’Africa è costellata dicattedrali del deserto”, progetti finanziati senza considerare le esigenze dei “beneficiari”.

Un progetto che funzioni, profit o non profit che sia, deve essere ossessionato dal conoscere le esigenze di tutti i portatori d’interesse, a partire dai clienti/utenti!

3. La moralità è un fattore chiave di successo

In un contesto estremo come quello africano emerge in tutta la sua profondità l’importanza fondamentale della dimensione etica dell’essere imprenditore.

Il drammatico fallimento di tante iniziative d’investimento in Africa è dovuto (anche) ai ragionamenti colonialisti che mi capita ancora oggi sentire. Per esempio:

  • “vengo, vendo un container di roba scadente e poi viaaa”
  • “investirò qui perché ho conosciuto il cuggggino del presidente ad una fiera!”
  • “in Africa puoi inquinare/non rispettare le leggi… tanto basta distribuire la mazzetta giusta”

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Bene, fortunatamente l’Africa sta cambiando. E, nonostante tutte le ombre, le cose vanno in una direzione piuttosto chiara.

Simone Santi, fondatore di Leonardo Business Consulting e console del Mozambico in Italia, sottolinea come i piccoli imprenditori italiani siano:

molto apprezzati quando hanno una logica dell’investimento e del lungo termine. Pochi sono gli spazi per avventurieri o speculatori. Gli Africani hanno ricevuto molte promesse e distinguono perfettamente chi cerca solo il contratto da chi vuole aprire un’azienda e creare lavoro.

Per investire in Africa con successo una grande differenza è costruire partnership reali con imprenditori locali (non prestanome “soci-locali” a tempo pieno) che conoscono bene il mercato e possono evitare di commettere costosissimi errori.

Il consiglio? Vivere il contesto prima di investire, evitando le missioni brevi senza un follow-up. Oggi infatti l’Africa sta diventando sempre più “sexy” e gli imprenditori locali sono corteggiati, hanno meeting tutti i giorni con partner da tutto il mondo. Vanno quindi considerati e rispettati.

L’Africa è un continente generoso e molto adatto per i giovani italiani con la mentalità del rispetto e dello sviluppo win-win.

Insomma, alla fine anche nel business vale il detto:

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Personalmente ritengo ci siano quattro macro-settori molto interessanti per investire in Africa, ovviamente con alcuni paesi più accessibili di altri.

Ma, di per sé, OGNI SETTORE OVUNQUE nel continente nasconde potenziali opportunità di business. Potremmo vederle tutte solo se ci sforziamo di cambiare lo sguardo.

Hai un progetto di business in Africa? Contattami per ricevere gratuitamente un mio feedback.

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