Lavorare in Africa: 3+6 settori da considerare

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Lavorare in Africa sta diventando la nuova frontiera dell’espatrio per giovani (e meno giovani). Un continente immenso, dove nonostante gli stereotipi dominanti in Italia praticamente ogni settore economico è in vorticosa evoluzione.

Ovviamente non è tutto oro quel che luccica. Lavorare e vivere in (un qualsiasi paese dell’) Africa non è una passeggiata. Anche se non rappresenta certo l mio maestro di vita su questo sono d’accordo con Flavio Briatore: 

“le opportunità per un giovane non sono in Italia a fare l’avvocato o il commercialista. Sono in Asia o in Africa dove tutto è da realizzare”

Allo stesso tempo, rimarca Pedro Hipolito (fondatore dell’agenzia di consulenza Five Thousands Miles e console del Portogallo in Nigeria)

“è finita l’età dell’oro degli expat, quella in cui bastava un passaporto europeo per accedere a lavori ben pagati Ci sono e ci saranno sempre numerose opportunità ma i locali sono sempre più istruiti e conoscono meglio il contesto di uno straniero”.

Ma quali sono i macro-settori dove cercare un lavoro in Africa?

Ne ho identificati nove (senza dubbio è una schematizzazione a grandissime linee):

  1. Tre “grandi classici”, più accessibili ma forse meno interessanti
  2. Sei comparti “emergenti”, in cui le opportunità sono più nascoste ma spesso molto affascinanti

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I tre “grandi classici” del lavoro in Africa

 1. Cooperazione allo sviluppo

Tradizionalmente lavorare in Africa significava “partire con una ONG”. Ancora oggi resta una delle strade principali per quantità e varietà delle posizioni offerte. Rappresenta spesso il primo passo attraverso cui avvicinarsi a un territorio in cui, eventualmente, radicarsi (spesso passando al settore privato).

Il settore offre opportunità per lavorare in Africa sia a profili gestionali (in cui risulta fondamentale un’esperienza sul campo e/o una specializzazione funzionale) sia per molti ruoli tecnici (es. ingegneri, medici, agronomi, veterinari, ecc.).

In Italia siamo in una fase di rinnovato interesse (si parla di un forum nazionale nel 2018) con i primi esperimenti di dialogo con le aziendeMa in generale è un mondo che sta attraversando una profondo ripensamento. Per capirci, paesi come il Kenya hanno iniziato a porre limiti all’impiego di espatriati da parte delle ONG che prima devono dimostrare che la professionalità dell’espatriato non sia reperibile in loco. Stanno inoltre nascendo organizzazioni locali meno costose per i donatori che impiegano professionisti locali.

Un ambiente contiguo anche se assai differente (come ruoli e retribuzioni!) è quello delle organizzazioni internazionali (es. UN, UE, WB, Banche regionali di sviluppo). Oltre ai percorsi interni ci sono numerose opportunità come consulenti esterni un po’ in ogni campo.

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2. Minerario e infrastrutture

Questo settore, percepito agli antipodi rispetto alle ONG, è ricco di opportunità di lavoro in Africa per molti profili con competenze tecniche. Ingegneri e tecnici specializzati sono corteggiati dalle multinazionali del settore con offerte tanto interessanti economicamente quanto senza dubbio impegnative.

Perché?

Ritmi intensi e pochi (zero) contatti con l’ambiente esterno. In particolare quando si parla di piattaforme petrolifere o grandi cantieri infrastrutturali in zone remote come le tipiche commesse africane di grandi gruppi italiani specializzati come Salini-Impregilo o CMC.

Non è raro che percorsi avviati in questo modo proseguano poi in senso imprenditoriale nel settore (ovunque vado in Africa incontro aziende di costruzione avviate da ex tecnici italiani!) o comunque in quei mercati di frontiera (un bell’esempio è il coraggioso Claudio Scotto che ha avviato la prima azienda di trasformazione di frutta in Sierra Leone dopo aver lavorato anni come consulente Oil&Gas in West Africa).

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 3. Turismo

Il villaggio turistico è l’altro grande classico nell’immaginario del lavoro in Africa (es. Tunisia, Egitto, Kenya, Capoverde). “Fare-l’animatore” per aziende tipo Valtur sembra essere l’occasione per espatriare con poca o nulla esperienza, vivere in contesti paradisiaci, realizzare conquiste galanti, etc.

La realtà è ben diversa e tanti sono gli operatori che, dopo pochi anni, lasciano stanchi dei ritmi frenetici e di una generale “assenza di scopo” che personalmente trovo molto evidente nel turismo di massa.

Rifuggendo facili generalizzazioni, il turismo può essere una prima soglia di accesso ai contesti africani. La differenza, come sempre, la fa poi la curiosità, l’apertura mentale e l’ostinata determinazione nel creare valore aggiunto.

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I settori emergenti per lavorare in Africa

4. Formazione e Istruzione

Poco considerato dagli italiani per lavorare in Africa al di fuori dell’ambito della cooperazione. In realtà università e altre istituzioni locali sono affamate di expertise e competenze. Non sono pochi i ricercatori che stanno facendo carriera nel sistema universitario più avanzato del continente: quello Sudafricano. Un esempio? Lorenzo Fioramonti, ordinario di Economia e Politica all’Università di Pretoria. Su Vadoinafrica ho intervistato invece Giovanni Mazzacani che a soli 27 anni, grazie a periodi di ricerca svolti in Kenya e Nigeria, oggi lavora per le Nazioni Unite.

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5. Agroalimentare

È il comparto che più di tutti si presta a una crescita di produttività in Africa. Moses Mutabaruka, fondatore del magazine The African Perspective, è categorico nel sostenere che “l’agroalimentare africano varrà un trilione di dollari nel 2030! In questo campo, come in tutti gli settori dove competenze specifiche significano crescita del valore aggiunto, le aziende locali e i gruppi internazionali hanno necessità di expertise che nel medio periodo continueranno ad arrivare anche dall’estero”.

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6. Digital e creatività

Tutto il mondo digital è in grande fermento pressochè in tutto il continente. Se non è semplice trovare opportunità di lavoro senza vivere in Africa, è un dato di fatto che competenze specialistiche e punti di vista “esterni” sono via via più ricercati sia da aziende straniere sia da startup locali. Su Vadoinafrica ho riportato le storie, molto appassionanti, di Irene Donati, creativa in Ghana, e Corinna Fiora, copywriter in Senegal.

Vuoi emularle? Ci vuole innanzitutto passione per poter sviluppare competenze distintive, bisogna tenere gli occhi bene aperti per cercare di sfruttare l’opportunità di realtà italiane (o europee) che gradualmente stanno cercando di radicarsi in loco.

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7. Energie rinnovabili

L’Africa ha una tremenda fame di energia elettrica. Tutte le fonti rinnovabili sono in una fase di boom in Africa, in particolare solare, eolico e micro-idroelettrico. Competenze tecniche e capacità manageriali unite alla disponibilità di lavorare in loco possono aprire porte interessanti. Presto racconterò qui il percorso di Jacopo Pendezza in Tanzania, che dopo un’esperienza nella cooperazione lavora oggi come Project Developer per un’azienda austriaca. I clienti sono spesso le utility pubbliche. I datori di lavoro locali o internazionali.

Il segreto? Di nuovo competenze, specializzazione e umiltà nel capire come adattare le best practices ai contesti locali raggiungendo comunque i risultati.

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8. Telecomunicazioni e Fintech

Tutto il mondo delle telecomunicazioni in Africa significa mobile. Declinato in molte accezioni, fino ad arrivare all’innovazione Fintech.

Andrea Spinelli Barrile, giornalista e cofondatore del portale Slownews, sottolinea che “molti connazionali lavorano in contesti come il Kenya o la Tanzania che sono davvero all’avanguardia mondiale nel settore. Anche dietro al fenomeno M-Pesa ci sono alcuni tecnici italiani. Per chi vuole provarci c’è solo l’imbarazzo della scelta.” Anche qui i datori di lavoro possono essere sia aziende internazionali in espansione sia realtà locali in cerca di competenze globali.

Come sempre, la chiave sta nel mixare forti conoscenze tecniche con un solido network nel settore, non solo a livello italiano.

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9. Ecosistema Startup

Il vibrante ecosistema imprenditoriale di città come Nairobi, Accra, Lagos o Johannesburg nasconde delle belle possibilità di lavoro per profili eterogenei e dinamici.

Parlando con York Zucchi, imprenditore italo-svizzero in Sudafrica e blogger invita a “googlare ‘business incubators in Africa’ per rendersi conto della pletora di soggetti a supporto dell’innovazione nel continente. Tutte possono essere fantastiche opportunità di coinvolgimento per un espatriato dalla mente versatile e curiosa”.

Come arrivarci?

Soprattutto seguendo canali specializzati anglo-americani, come il fantastico portale Escape The City.

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Per non concludere…

Lavorare in Africa può essere un’esperienza appassionante e di reale costruzione di valore aggiunto. Parlando con il già citato Pedro Hipolito mi colpivano le sue pragmatiche riflessioni:

è fondamentale che l’Africa sappia attrarre talenti dell’Europa e da tutto il mondo. Proprio come hanno fatto gli USA, il Brasile o gli Emirati Arabi. Un flusso di immigrati qualificati porta skills preziosi e nuove culture.

Purtroppo però le barriere per lavorare in Africa esistono eccome. Simone Santi, fondatore di Leonardo Business Consulting e console del Mozambico in Italia, mette in guardia perché “alla politica di restrizione dell’immigrazione dall’Africa all’Europa si sta inevitabilmente rispondendo con una sorta di ‘Africanizzazione del lavoro’. È la volontà di non dipendere sempre da personale, talvolta neanche troppo qualificato, straniero. Consiglio di studiare in dettaglio queste politiche per ciascun paese. Ad ogni modo tecnici, ingegneri, professionisti che vogliano condividere know-how sono ancora ben accetti, soprattutto in una logica di medio-lungo periodo e non solo esperienze brevi. Oggi è difficile concepire l’approccio ‘vengo qui a dare una mano’. Più realistico pensare ad un progetto professionale”.

Proprio come si potrebbe approcciare un’esperienza di lavoro in Nord Europa. O in Cina.

Ancora il vulcanico York Zucchi:

L’Africa è una maestra fantastica, sebbene a volte possa essere molto severa. Se ti piace essere sfidato e risolvere ogni giorno problemi reali, lavorare in Africa è l’esperienza che fa per te!

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This Post Has 7 Comments
  1. sono interessata a capire le possibilità lavorative nel mio settore vendita e commerciale prodotti filati cotone e lana e nel settore turistico

  2. ciao, io sono un ingegnere biomedico e vorrei fare un’esperienza in Africa. Purtroppo non saprei neanche come iniziare perché non ci sono tante informazioni online. Se qualcuno mi può aiutare, un consiglio é benvenuto. Grazie

    1. Cara Bianca, quando dici “esperienza in Africa” intendi volontariato/scambio di qualche mese oppure vorresti cercare opportunità lavorative in loco? La strategia da attuare è ovviamente differente. Ti consiglio in ogni caso di entrare nel gruppo FB https://www.facebook.com/groups/457689404563668/ e di esplicitare chiaramente cosa cerchi. Troverai consigli/contatti utili 😉 A presto, Martino

      1. La mia intenzione sarebbe proprio cercare opportunità lavorative in loco. Do un’occhiata alla pagina. Ti ringrazio tantissimo! A presto, Bianca

  3. Ciao e complimenti per la pagina…a me piacerebbe capire se è possibile vivere in loco (più precisamente: Costa d’Avorio) facendo l’infermiere. So che gli stipendi sono intorno ai 150000 franchi (quindi bassi, specie per un occidentale anche se io in realtà non ho grosse pretese). Mi chiedo se siano presenti offerte di lavoro di organismi internazionali (es. Nazioni unite) o se, ad esempio, sia possibile lavorare come infermiere d’impresa. Sto cercando di raccogliere quante più informazioni possibili sul web ma non è facile…quindi chiedo anche qui…grazie!

    1. Grazie Gabriele! Credo che la cosa migliore sia cercare nel giro delle istituzioni internazionali o ONG per poi, una volta in loco, esplorare opportunità anche nel settore privato. Oltre a consigliarti siti “classici” per le vacancy nella cooperazione come devex.com, devnetjobs.org o reliefweb.int ti consiglio di registrarti sulla community di escapethecity.org e sopratutto di entrare nel nostro gruppo FB privato “Vadoinafrica: networking group”:
      https://www.facebook.com/groups/457689404563668/ Ci sono diversi italo-ivoriani che potranno darti info più dettagliate sulle opportunità nel paese. A presto! 🙂 Martino

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