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La storia di Fabio, consulente per l’inclusione finanziaria in tutta l’Africa

Inventarsi una nuova vita dopo dieci anni di lavoro nel settore bancario? Lasciare il grigiore milanese per i cieli azzurri e la voglia di fare che si respira a Dakar o Johannesburg?

Questo è quello che è riuscito a fare Fabio Tarantinidinamico quarantaduenne con due grandi passioni: l’Africa e il microcredito. Fabio ha trasferito con successo anni di lavoro come consulente di normativa bancaria per occuparsi di inclusione finanziaria con istituzioni internazionali tra cui World Bank.

Dal 2012 ha lavorato a numerosi progetti in Africa e del Medio Oriente, pur vivendo comunque (per il momento) a Milano.

Caro Fabio, innanzitutto grazie per aver accettato questa intervista! Ci racconti la tua storia professionale?

La mia prima esperienza all’estero è stata l’Erasmus a Madrid: stage all’ufficio della Commissione Europea. Sarei rimasto lì volentieri se non fosse che dovevo ancora laurearmi. Ma erano bei tempi. E pochi giorni dopo la discussione della tesi, trovai lavoro a Milano presso una società di consulenza occupandomi di normativa finanziaria.

Nel frattempo è entrata in ballo l’Africa. Nel 1999 sono stato in Madagascar dove ho conosciuto la mia futura moglie. Non riuscendo a spegnere il mio occhio economico-finanziaria, osservavo curioso interminabili riunioni di donne ai piedi degli alberi di tamarindo che, a turno, si prestavano cifre sufficienti per avviare piccoli business. Erano gruppi di mutuo aiuto (tontine), la forma più basilare e diffusa di microcredito.

Dopo il matrimonio, tre figli e oltre dodici anni di lavoro a Milano, questo interesse è emerso nuovamente quando ho visto che il Boulder Institute of Microfinance offriva un corso estivo a Torino. Mi sono iscritto nonostante la contrarietà di mia moglie (non entusiasta del mio sacrificare le ferie) scoprendo come la mia esperienza fosse piuttosto ricercata dalle istituzioni multilaterali. In poche settimane ho deciso di accettare l’offerta di collaborare un grande progetto in Tunisia di IFC (International Finance Corporation, il ramo privatistico di Banca Mondiale). Da quella prima, indimenticabile, trasferta, è iniziata la mia seconda vita come consulente internazionale freelance. Ad oggi ho lavorato in una quindicina di paesi tra Africa e Medio Oriente.

Mi occupo principalmente di inclusione finanziaria, in particolare dell’area “Getting Credit” del Doing Business Report (la pubblicazione annuale che “misura” le performance di tutti i paesi del mondo nel fare impresa). I progetti in cui mi sono specializzato sono quelli di assistenza tecnica alle Banche Centrali africane per facilitare un maggior accesso al credito a vantaggio delle piccole-medie imprese locali.

Quest’anno ho voluto “riordinare” quasi vent’anni di esperienza con un Master in SME Finance presso la Frankfurt School of Finance & Management, confermando la mia convinzione che non bisognerebbe mai smettere di allenare il cervello!

Qual è la più grande soddisfazione del tuo lavoro?

Ti cito una collega di Banca Mondiale, una giovane ma tosta, che ha lavorato in posti come il Sud Sudan e la Liberia. Era “disperata” per una promozione che la trasferiva da Rabat (Marocco) alla fredda e burocratizzata Washington DC. Mi ha detto: “I don’t wanna go, because here is where things happen!”.

L’Africa è, anche secondo me, il luogo dove in questo momento tutto succede. Africa che, peraltro, è un’espressione solo geografica, tante sono le sue differenze a livello culturale ed economico. Credo che questo sia l’aspetto che mi attrae di più. Ogni tanto mi sembra di tornare agli anni ’80, quando anche in Italia si respirava la possibilità del futuro!

Quel che mi dà soddisfazione non è tanto la “mission” del mio lavoro, quanto il clima collaborativo e “caldo” delle relazioni professionali. Colleghi che dopo tre mesi di lavoro spalla a spalla in Camerun, Senegal o Marocco mi telefonano per chiedermi come sta la mia famiglia (che peraltro non hanno mai visto), mi fanno gli auguri di Natale (anche se sono musulmani!) o di compleanno. Si fanno sentire più di alcuni vicini di casa anche se ci separano migliaia di chilometri!

Quali sono le più grandi difficoltà del tuo attuale lavoro?

Gli alberghi! Cerco di restarci il meno possibile anche perché non sopporto l’aria condizionata!
Quando posso (come ad esempio a Dakar) preferisco alloggiare a casa di amici!

A parte questo, la criticità maggiore è legata alla percezione di Banca Mondiale come “vacca da mungere” da parte dei funzionari locali. Fortunatamente come consulente non devo gestire nessun budget. Resta comunque necessario presidiare sempre le attività perché vengano effettivamente realizzate.

Come le superi?

Il segreto è scegliere con accortezza i “cavalli buoni”, ovvero i collaboratori locali più affidabili. Finora ci sono riuscito bene, forse anche grazie alle mie origini arabe (mio nonno materno è tunisino) e ai consigli di mia moglie. Insomma: in famiglia ho un bel po’ di Africa, e questo aiuta!

Quanto tempo passi in viaggio e quanto in Italia? Mi parlavi del progetto di trasferirti a Dakar… Ci stai ancora pensando?

Lo scorso anno ho fatto 12 trasferte, per un totale di circa 80 giorni lavorativi. In Italia seguo il reporting dei progetti, che rappresenta circa il 60% del mio lavoro con Banca Mondiale. Questo posso farlo dove e quando voglio, a patto di rispettare le scadenze. Visto che ho questa opportunità e che l’Africa è il luogo “in cui le cose accadono” perché non stabilirmi là? Semplificherei anche parecchio i viaggi!
Inoltre mi chiedo: visto che ad ogni mia visita a Dakar torno con qualche nuovo progetto da seguire, cosa succedesse se abitassi li? Quante opportunità mi perdo oggi lavorando da Milano?

La direzione dunque è un po’ quella. Però avendo tre figli le cose vanno fatte bene. Molte decisioni sono già prese (tra cui il quartiere dove vivere, la scuola in cui iscrivere i figli, ecc…) ma devo prima seguire cosa succederà nei prossimi mesi, che saranno molto delicati. Dakar mi piace molto. I senegalesi sono molto “latini” e simpatici (anche se possono essere molto furbi :-)) e, vista l’abbondanza di coppie miste, le strade sono invase da bambini dello stesso colore dei miei figli!

Cosa consigli a chi vuole lavorare come consulente per istituzioni internazionali “rivendendo” un’esperienza aziendale?

Il mio consiglio è di “lasciare succedere le cose”. Non ho mai distinto troppo la mia vita professionale da quella personale. Ciò a cui sono arrivato oggi per molti aspetti era un sogno che avevo da neolaureato. Ricordo di aver scritto alla Banca Centrale del Madagascar proponendomi come consulente per l’adozione del modello di supervisione di Banca d’Italia. Furono molto gentili nel rispondermi, dicendo che per questo si rivolgevano a Banca Mondiale. Lavorarci lo scorso anno è stata, in piccolo, la realizzazione di un sogno!

Sono riuscito a raggiungere questo coltivando per prima cosa i miei interessi: la passione per l’Africa (in particolare il Madagascar), l’amore per il viaggio, il desiderio di conoscere le persone e le loro storie, l’interesse per la finanza inclusiva. La professionalità specifica è arrivata successivamente.

Quindi investite tempo ed energie in quello che vi piace e vi fa sentire bene senza troppe sovrastrutture mentali. Il resto viene da sé. Parlando di cose più materiali: il mondo delle istituzioni internazionali è scosso oggi da profondissime crisi strutturali legate sia alla loro mission sia al desiderio di interi gruppi di paesi di dissociarsi (Russia, BRICS). Quindi, oltre a impegnarsi nel cercare opportunità ufficiali tramite bandi e concorsi, diventa fondamentale costruirsi un solido network professionale nell’ambiente.

Un consiglio per “rivendere” un’esperienza in azienda? Penso che la ricetta giusta sia quella della formazione continua, con occhi e orecchie attente a capire quelle che sono le tendenze in  atto (ad esempio, nel mio caso, la microfinanza investendo in formazione, fondamentale per certificare le competenze oltre che utile per sviluppare le relazioni). Ad ogni modo nelle istituzioni internazionali noi italiani siamo generalmente molto ben visti (ricoprendo spesso ruoli di prestigio), perché abbiniamo alla solida preparazione culturale, ottime capacità di adattamento ed elasticità mentale, qualità indispensabili in questi contesti. Dobbiamo dunque far tesoro di queste doti, lavorare sul network e avere una maggior dimestichezza con le lingue (inglese e francese e possibilmente portoghese). Il più così è fatto!

Un errore che, se potessi tornare indietro nel tempo, non rifaresti?

Sono stato fermo per troppi anni accontentandomi di “rendite di posizione” nell’ambiente bancario. Forse avrei dovuto provare ad affacciarmi prima a quello che mi interessava di più, ma gli “dei” hanno voluto così! Ho comunque le mie scusanti, avendo messo su famiglia. Allo stesso tempo oggi, nonostante l’esperienza riconosciuta, per alcuni contesti comincio ad essere un po’ “vecchietto”. Quindi rifarei tutto, ma con più decisione: insomma un po’ più di coraggio e incoscienza!

Come ti vedi tra dieci anni?

Bella domanda! Effettivamente il 2017 è un anno di svolta. Banca Mondiale è in profonda trasformazione (anche a seguito del nuovo corso della politica estera USA) ed è difficile prevedere quel che succederà. Potrebbe nascere un rapporto più esclusivo con il gruppo, nelle sedi di Rabat, Il Cairo, Nairobi o Johannesburg oppure aprirsi uno scenario come libero professionista nell’assistenza tecnica alle Banche Centrali locali, sfruttando l’esperienza e il network sviluppato in questi anni. È quello peraltro che sto già facendo in Marocco, paese in forte crescita che ha il desiderio e i mezzi per “emanciparsi” dai partner internazionali e in Africa Occidentale, dove sono impegnato in cicli di training per conto di istituzioni finanziarie locali. Nel mio futuro sicuramente continuerà ad esserci l’Africa, insieme a un po’ di Medio Oriente e forse anche l’Asia centrale.

Per quanto riguarda invece la scelta di vivere in Africa la prospettiva è più a breve termine: se tra cinque anni sarò ancora a Milano, penso che non mi muoverò più, dato che è notoriamente impossibile spostare dei figli adolescenti!

Un libro o film che consigli per provare a capire l’Africa?

Libri: per me sono un “must” tutti quelli di Ryszard Kapuscinski! Consiglio di iniziare da La guerra del football e altre guerre di poveri per poi passare ad Ebano e agli altri. I suoi libri raccontano un continente molto variegato, evidenziando il concetto (che condivido pienamente) che l’Africa è solo uno spazio geografico contenente un caleidoscopio di cose diverse, poco conosciute e ancor meno raccontate. Il punto di vista dell’autore è quello di chi si è trovato, povero tra i poveri, negli anni delle indipendenze africane. Trovo i suoi libri delle vere e proprie reliquie. Li ho letti e ri-letti non so quante volte.

Un altro bellissimo libro è Vado verso il Capo di Sergio Ramazzotti. Racconta di un viaggio incredibile da Algeri a Città del capo utilizzando solo mezzi pubblici. Io adoro viaggiare e spesso sono andato molto oltre “il consentito”. Ramazzotti manda un messaggio forte che condivido in pieno: quando vai in Africa, prima di fare turismo e ammirarne le bellezze naturali, guarda le persone, osservane i lineamenti, passa il tempo che serve ad ascoltare le loro storie. Sono loro il vero tesoro e quello che porterai a casa dopo il viaggio.

Come film mi emoziona The Constant Gardener, ambientato in Kenya. Spettacolare fotografia, storia vera, purtroppo. “Bella” trama (il virgolettato è d’obbligo per via del tema drammatico…non anticipo niente!), lo trovo girato davvero bene.

Un sito web?

Premesso che gran parte del mio tempo su internet lo trascorro per lavoro leggendo ricerche e pubblicazioni legate a tematiche finanziarie, consiglio sicuramente Jeune Afrique e Parallelozero (l’agenzia di Ramazzotti). Contiene stupendi fotoreportage che ti danno veramente la sensazione di essere sul luogo in cui sono stati scattati.

E voi, avete dei siti internet da suggerirmi?

La foto che non ritraggono Fabio (la maestosa Statua del Rinascimento Africano e un “car rapide”, taxi collettivo senegalese) sono tratte da Pixabay.com

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