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Ripubblichiamo la lettera al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale scritta da Niccolò Tendi, imprenditore di lungo corso in Senegal, segretario della Camera di Commercio Italia-Senegal e Ambassador della nostra Community nel Paese.

L’intento è quello di favorire un dialogo più costruttivo sul tema della creazione di valore economico CON il continente africano.

Per approfondire le posizioni del nostro sito sui alcuni dei temi “scottanti” trattati:

ViA Meetup Firenze Niccolò Tendi ospite del Vadoinafrica Meetup Firenze (24.09.19)

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Buongiorno Ministro,

sono un cittadino italiano, imprenditore in Senegal da 22 anni. Le scrivo a nome personale, pur sapendo di interpretare sicuramente il pensiero dei miei colleghi imprenditori.

Vorrei segnalarle un argomento spinoso ma fondamentale, non solo per noi italiani attivi professionalmente in Africa, ma per l’interesse nazionale del nostro Paese.

Innanzitutto, perché, nell’oggetto di questa lettera, ho scritto “favorire” e non “creare”?

Perché le nazioni africane sono indipendenti, non possiamo imporre niente in casa loro. Però possiamo decidere, essendo i soldi nostri, in che modo favorire, quali settori, quali canali utilizzare, come controllare i soldi spesi o le risorse impiegate.

I metodi impiegati finora per favorire queste condizioni, a mia modesta esperienza, non sono efficaci. E mi riferisco ai progetti di cooperazione pubblici e privati delle varie nazioni europee e dei programmi delle Nazioni Unite. Ed in particolare della nostra cooperazione governativa italiana.

Non sono un addetto ai lavori e quindi questa è una convinzione che si basa solo sulla mia diretta, ma ventennale, osservazione: cattedrali nel deserto, impianti artigianali o agro-industriali in rovina, scuole che cadono a pezzi ecc.

Una volta che il cooperante parte, la mancanza assoluta di una valutazione dei risultati a lungo termine, la corruzione dei politici locali che approfittano dei soldi dei progetti arricchendosi personalmente o attraverso familiari ecc.

Questi esempi sono facilmente visibili. A tutti. Basta farsi una vacanza qui. Per non parlare all’autoreferenzialità di certe organizzazioni di cooperazione, in cui una grande parte dei budget vengono spesi per mantenere degli espatriati in condizioni se non lussuose sicuramente di gran lunga superiori rispetto al contesto locale.

Concordo appieno con il pensiero da James Bovard che, già nel 1986 descriveva in un articolo, pubblicato dal think tank Cato Institute, il fallimento degli aiuti allo sviluppo. Le sue parole, seppur scritte più di trenta anni fa, rimangono sempre attuali.

I programmi di aiuto allo sviluppo sono stati perpetuati e incrementati non perché hanno avuto successo, ma perché il ‘foreign aid’ sembra essere ancora una buona idea. Ma gli aiuti hanno raramente contribuito a sviluppare qualcosa, che i paesi riceventi non avrebbero già potuto fare da soli. Solitamente questi aiuti incoraggiano invece i peggiori comportamenti dei paesi riceventi, fornendo copertura a programmi e politiche che hanno affamato migliaia di persone e deragliato economie in difficoltà.

E ancora:

Invece di rompere ‘l’inesauribile ciclo di povertà’ gli aiuti sono diventati la droga dei paesi in via di sviluppo. I donatori internazionali hanno incoraggiato i governi dei paesi riceventi ad affidarsi all’elemosina per lo sviluppo, invece che su sé stessi. Non importa quanto irresponsabile, corrotto o oppressive sia un governo in via di sviluppo, ci sarà sempre un governo occidentale, un’agenzia internazionale ansiosi di fornire altri milioni di dollari. Sovvenzionando l’irresponsabilità politica e politiche perniciose, gli aiuti internazionali rendono un pessimo servizio ai poveri del mondo.

Riconosco che le motivazioni e lo spirito degli attori di queste iniziative sono spesso lodevoli. Ma è vero anche che la quantità di soldi spesi è enorme e che i risultati mancano. La prima riprova è l’attuale livello di emigrazione economica (effettiva o sognata) da molti paesi africani.

La mia modesta proposta che scaturisce dalla mia ventennale esperienza imprenditoriale in Africa è la seguente:

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Faccio qualche esempio in una realtà che conosco meglio, quella senegalese.

In Senegal esistono circa 70 imprese italiane – ultimo censimento che ho fatto – tutte PMI operanti, nella maggior parte, nel campo delle costruzioni e annessi. Tante di queste aziende hanno delle grosse difficoltà a trovare operai specializzati.

Alla nostra Camera di Commercio ci arrivano tante richieste di posatori, di idraulici, di operatori di macchine a controllo numerico etc. I nostri imprenditori sono costretti a reclutare in Italia, con costi molto alti. Perché non finanziare i nostri imprenditori per invogliarli a creare queste figure professionali in loco?

Un altro esempio: esistono delle aziende italiane in Senegal, ma è vero in tutti i paesi africani che ho avuto il piacere di visitare durante la mia carriera professionale, che vorrebbero investire ed espandersi. L’accesso al credito d’impresa in Senegal è molto difficile (impossibile senza garanzie) e molto costoso. Perché allora non inventare dei meccanismi di finanziamento ai nostri imprenditori all’estero? Sempre nel rispetto delle condizioni fondamentali di cui sopra.

E qui ritorno al concetto di interesse nazionale italiano: che cosa è?

A livello politico quasi non esiste un dibattito su questo, ed anche tanti cittadini hanno le idee confuse, persino una remora psicologica a riflettere su un concetto che – molto ingiustamente e superficialmente – sembra un appannaggio delle destre, un concetto che ricorderebbe i nazionalismi europei di metà del secolo scorso.

Ed invece, l’interesse nazionale è ciò che è legittimamente utile affinché la nostra Repubblica ed i suoi cittadini continuino ad esistere ed a prosperare nel contesto mondiale, racchiude le finalità e le ambizioni del popolo italiano sia in campo economico che militare che culturale o altro. Ed è un dovere morale per noi cittadini italiani (politici, amministratori, imprenditori, società civile etc.) avere le idee chiare su questo concetto, al quale tutte le decisioni politiche e amministrative si devono adeguare.

La mia proposta rispecchia l’interesse nazionale italiano, che limitatamente al campo dell’immigrazione e della cooperazione, è quello di ???????? ?? ????????????? ?? ?????????? ?????????? ? ??????? ?? ??????, ???? ?? ??????? ?’??????????? ????????? ?? ??????, ???????????, ???? ?????? ?????, ?’?????????? ????? ??????? ? ???????? ???????? ?? ??????.

Con quali soldi? Quelli del budget della Cooperazione!

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Per completare e approfittare completamente delle Sua attenzione, Le invio il – non esaustivo – cahier des doleances degli imprenditori italiani in Africa:

  • le nostre Ambasciate, Cooperazioni, uffici ICE in Africa o in Italia etc. dovrebbero automaticamente condividere tutte le informazioni relative ai mercati, alla firma di convenzioni e accordi con istituzioni locali, alle missioni di operatori italiani, alle opportunità di affari, etc. con le aziende italiane presenti nel territorio.
  • Le Ambasciate dovrebbero proteggere gli interessi legittimi delle aziende italiane in loco e dovrebbero fare opera di lobbying con le autorità del paese ospitante per fare si che le aziende italiane siano privilegiate nell’aggiudicazione dei grandi appalti di opere pubbliche, facendo pesare i soldi italiani della cooperazione.
  • Dovrebbero favorire il rilascio di visti agli imprenditori locali per visitare aziende italiane, per visitare fiere o per partecipare a formazioni.

Caro Ministro, qui in Africa ci sono imprenditori e professionisti italiani rispettati e ammirati, che lavorano seriamente, duramente e caparbiamente per il loro profitto – è vero – ma che anche sono, allo stesso tempo, portatori della cultura del lavoro, del savoir faire, della maestria che caratterizza noi Italiani, e quindi, in ultimo, ambasciatori del Made in Italy.

Vorrei che lei prendesse in carico tutte le mie (le nostre) istanze e che operasse affinché tutti -imprenditori, autorità, società civile – facessimo ‘squadra’, per ottenere il massimo risultato per la nostra Patria.

Sono a disposizione per qualsiasi chiarimento e collaborazione.

Dr. Ing. Niccolò TENDI
Route de l’Aéroport, Ouest Foire, 12000 Dakar, Senegal
[email protected]

Per creare valore CON il continente africano, come imprenditore o professionista, iscriviti oggi alla COMMUNITY DI VADOINAFRICA!