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Lorenzo Simoncelli: giornalista freelance dal Sudafrica

giornalista in africa

Lorenzo Simoncelli, 32 anni, vive stabilmente in Sudafrica dal 2012. È giornalista freelance per La Stampa, L’Espresso, La Gazzetta dello Sport, Radio 24, Sky News e RSI e altri media. Realizza analisi geopolitiche su Africa e America Latina per ISPI.

In Sudafrica ha seguito i Mondiali di calcio 2010, il processo a Oscar Pistorius, i funerali di Mandela. Oltre a Bill Gates, ha intervistato i Premi Nobel sudafricani Nadine Gordimer e Fredrick W. De Klerk. 

Lorenzo ha coperto numerose altre vicende africane come Boko Haram, gli ultimi anni di Mugabe in Zimbabwe, il contrabbando di corni di rinoceronte in Mozambico.

Prima di iniziare ti invito nel gruppo Facebook Vadoinafrica: networking group. Qualunque sia il motivo per cui stai leggendo questo post, troverai pane per i tuoi denti.

Benvenuto Lorenzo, raccontaci qualcosa di te. Dove sei cresciuto? Cosa hai studiato?

Sono nato a Roma e ho poi trascorso diversi anni in Brasile con la mia famiglia. Dopo la maturità classica ho studiato in Università Cattolica a Milano Linguaggi dei Media (laurea triennale) e Storia Contemporanea (magistrale). Durante gli studi ho iniziato a lavorare come giornalista in ANSA, Telenova e alcuni magazine di economia.

Come sei arrivato in Sudafrica?

Dopo cinque anni in cui mi sono occupato prevalentemente di economia, politica e wine&foods, ho deciso di trovare una nuova dimensione professionale puntando su una realtà largamente dimenticata dai media mainstream italiani. Il Sudafrica è iniziato per raccontare l’era post-mandeliana, poi si è trasformata nella mia nuova casa.

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Vivere e lavorare in Sudafrica: la cosa più bella e quella più faticosa

Ogni città varia enormemente. Pretoria, dove ho vissuto per anni, ha la peculiarità di essere una capitale che non sembra tale. Niente traffico, vita quieta, anche troppo. Nelle strade succede poco, ma i palazzi, soprattutto della diplomazia, sono ancora uno snodo cruciale giornalisticamente parlando. Inoltre la vicinanza con Johannesburg non è da sottovalutare.

Città del Capo, a parte la sua struggente bellezza naturalistica, è una città enorme, ma che sembra un grande villaggio dove si mischiano realtà molto distanti e per questo trasuda umanità.

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Come vedi il futuro della nazione arcobaleno?

Come sempre il bicchiere è mezzo pieno e mezzo vuoto. Credo il Sudafrica resti una storia positiva da raccontare. Un romanzo incompleto a cui mancano delle pagine, che saranno scritte negli anni. Le ferite lasciate dall’apartheid sono tangibili nella vita quotidiana e per rimarginarle 24 anni non possono essere sufficienti. I giovani hanno sulle loro spalle la responsabilità di forgiare il nuovo Sudafrica e, dato l’enorme talento, ci sono grandi possibilità che riescano a confezionare un ottimo prodotto.

Cosa consiglieresti a un giovane che volesse fare il giornalista in Africa?

Gli direi di scegliersi uno dei 54 Stati africani, meglio se nel Sahel o in Africa orientale. Di studiarlo approfonditamente. Di non pensare troppo all’Africa come insieme. Di approcciare liberamente la nuova realtà, lasciando da parte schemi occidentaliDi conoscere alla perfezione l’uso delle tecnologie audiovisive.

Per fare il giornalista in Africa gli consiglierei infine di prepararsi un robusto conto in banca e un buon bilanciamento di coraggio, pazienza e ingenuità.

Come cambiare gli stereotipi su cui è bloccata l’immagine del continente?

I principali colpevoli sono i media che non capiscono la necessità di un approccio diverso per raccontare l’Africa. Credono di saziare la voglia di sapere dell’audience italiana riportando storie di guerre e disperazione.

Invece la gente è interessata a capire le sue nuove articolazioni in termini di opportunità lavorative, di esperienze professionali e di vita. Per farlo bisogna stare sul posto e raccontare i contesti tutti completamenti diversi dal Marocco al Sudafrica, dal Senegal al Kenya.

Opportunità per un giovane che dall’Italia guardi al Sudafrica?

Sicuramente tre settori: alimentare (trasformazione prodotti e viti-vinicolo), energie rinnovabili (solare) e tecnologia (app, big data, ecc.)

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Un film per provare a capire il paese?

The Wound (La ferita). Un film che racconta il passaggio dall’adolescenza all’età adulta che migliaia di giovani sudafricani affrontano ogni anno. Nella vita delle persone qui, come in tutto il resto del continente, ha ancora grande importanza la dimensione tribale . Non comprenderla significa perdersi un pezzo cruciale del puzzle.

Come (e dove) ti vedi tra dieci anni?

Un proverbio sudanese dice: “La farfalla non conta gli anni, ma gli istanti: per questo il suo breve tempo le basta”. Vivo il presente pensando che mi condurrà ad un futuro.

Le foto sono tratte dal sito di Lorenzo lorenzosimoncelli.com

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