Ho aperto Vadoinafrica per contribuire ad aprire nuovi scenari tra l’Italia e il mondo africano.

Superando la visione assistenzialista per cui l’Africa sarebbe il “continente-da-salvare”. Al di fuori di scenari razzisti o neocolonialisti.

Sono ben consapevole della difficoltà di parlare di Africa in Italia.

Di questi tempi, pronunciare le sei lettere “Africa” significa evocare uno dei timori più ancestrali dell’essere umano:

L’INVASIONE

Una narrazione mediatica schizofrenica e lo sfruttamento elettorale di stereotipi di origine coloniale fanno pensare all’italiano medio che un miliardo abbondante di africani non veda l’ora di mettersi in cammino per l’Europa.

Ma è veramente così?

Avventurandomi “fuori dal seminato” provo a fornire qualche provocazione su di una questione, oggettivamente spinosa. Consapevole che questo sarà il tema chiave di TUTTE le prossime elezioni politiche europee.

La vera soluzione? Libera circolazione delle persone

Diciamocelo una volta per tutte con chiarezza: gran parte dei giovani africani che rischiano la vita per attraversare il Sahara, la Libia e il Mediterraneo inseguono, a torto o a ragione, il sogno di un futuro migliore.

Cercano nuove prospettive, in primis un lavoro migliore. Allo stesso modo di tanti giovani italiani che partono per Londra, Berlino o Shanghai inseguendo progetti personali o illusioni, lasciandosi alle spalle frustrazioni o semplicemente per vedere il mondo.

I giovani africani partono spesso senza elementi concreti. Anzi, con un’immagine sterotipata dell’Occidente (che è la vera eredità coloniale, ancora trasmessa dalla scuola, dai mass-media, dai social media) che non è meno stereotipata della nostra immagine di Africa.

Sono d’accordo con Gabriele del Grande nel dire che, quantomeno in Italia, l’attuale sistema di “accoglienza” è una costosissima fabbrica di clandestinità!

Perchè, in sostanza:

nessuno rischia la vita in mare per guardare la Champions su un divano di un centro di accoglienza!

L’attuale meccanismo, con rare e lodevoli eccezioni, utilizza ingenti risorse pubbliche (5 miliardi di euro) per:

  • alimentare aspettative non mantenute
  • produrre tensioni sociali con le fascie più povere di “indigeni” (italiani) che si sentono minacciati e percepiscono come ingiusta l’allocazione di risorse nei confronti dei migranti
  • generare, dopo qualche anno, dei sub-cittadini spinti verso il lavoro nero (assai florido in molti settori, vedi capolarato in agricoltura), espedienti disumanizzanti (elemosina, riciclo di rifiuti) o direttamente nel business della criminalità, sempre in cerca di disperati da sfruttare

Prendiamone atto.

E creiamo le condizioni (politiche) per introdurre delle reali alternative al percorso di asilo politico come porta di accesso all’Europa.

La mobilità delle persone è un dato di fatto

La nostra epoca si caratterizza per una cosa: gli individui vogliono compiere libere scelte sul proprio destino. Prendiamone atto e riscriviamo le regole, proprio come in passato è stato fatto con l’Est Europa o con i tunisini nel 2011.

Siamo forse stati invasi dai rumeni? O dagli albanesi? Quante opportunità (per tutti) ha prodotto regolarizzare un dato di fatto?

Perché non è possibile accedere a percorsi regolari di “ricerca lavoro” dai paesi africani? Perchè si scoraggia la mobilità di imprenditori, professionisti, studenti o turisti africani al punto da aver reso una vera scommessa ottenere qualsiasi tipo di visto Schengen?

Quanto questo contribuisce a mantenere ed alimentare un immaginario errato dell’Europa?

Attenzione, non sto parlando dell’utopico “no borders” (che pure potrebbe portare a enormi benefici “nascosti” dagli atavici timori).

Semplicemente di incoraggiare la possibilità di viaggiare in aereo (proprio come può fare un rumeno o brasiliano), affittare un alloggio, cercare un lavoro (in regola), acquisire competenze o avviare un business (i più interessanti saranno, senza dubbio, a cavallo tra i due contesti).

In questo modo, chi non sarà in grado di fare della sua esperienza qualcosa di soddisfacente o banalmente chi si “stufa” della vita all’estero, potrebbe scegliere di rientrare con meno pressioni. Proprio come succede a un giovane italiano che decide di tornare in patria dopo qualche tempo a Londra o Parigi.

Oggi si sta costruendo un muro: se lo salti tornerai assai difficilmente indietro. Anche perchè hai rischiato la vita per farlo indebitando intere famiglie o villaggi (che attendono, comprensibilmente, un significativo ritorno sull’investimento sotto forma di rimesse).

Un fenomeno assente dai mass-media, ma in netta crescita, riguarda il rientro delle diaspore africane. Persone che hanno studiato in Europa (destinazione peraltro ormai superata dalla Cina) che rientrano nei Paesi di origine dopo alcuni anni all’estero.

Cosa significherebbe incentivare flussi circolari, in grado di sviluppare attività di import-export? Esattamente come fa la Cina o l’India (in questi anni ho conosciuto dozzine di giovani imprenditori africani negli aereoporti, in partenza per acquistare prodotti asiatici di ogni tipo).

Pensiamoci.

Anche perché se non cambiando nulla lasciamo il monopolio della mobilità Sud-Nord alle mafie. Che ci fatturano miliardi di dollari subito reinvestiti in armi e terrorismo.

Superare un sistema assistenzialista che non funziona consentirebbe di limitare il pericoloso risentimento che l’attuale situazione sta generando:

  • in chi è “accolto”, trattato come un bambino incapace di badare a sé stesso quando, in gran parte dei casi, è una persona maggiorenne e con un’esperienza professionale
  • in chi subisce dall’alto la distribuzione degli “accolti” senza alcun dialogo con il territorio che rinforza pregiudizi sulla mai smontata “inferiorità degli africani”

EroStraniero + Cambiare l’Ordine delle Cose

Con questa premesse sostengo la campagna #EroStraniero per il superamento della legge Bossi-Fini.

Questi i principali punti della proposta di riforma:

  1. Introduzione di un permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di occupazione
  2. Reintroduzione del sistema dello sponsor (sistema a chiamata diretta)
  3. Regolarizzazione su base individuale degli stranieri “radicati”
  4. Nuovi standard per riconoscere le qualifiche professionali
  5. Misure per l’inclusione attraverso il lavoro dei richiedenti asilo
  6. Godimento dei diritti previdenziali e di sicurezza sociale maturati
  7. Abolizione del reato di clandestinità

Nella stessa direzione si muove il Forum per Cambiare l’Ordine delle Cose.

Nella foto in alto la Porta di Lampedusa, monumento in ricordo di chi non è mai arrivato. Credits: Abaca.