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Migranti dall’Africa: qualche idea per cambiare rotta

Una premessa: ho aperto Vadoinafrica per dare un contributo a cambiare lo sguardo verso il mondo africano. Oltre una visione assistenzialista per cui l’Africa sarebbe il “continente-da-salvare”. Al di fuori di scenari neocoloniali che, senza accorgersene, tendiamo a riproporre.

Sono ben consapevole di come questo sia un compito arduo.

In particolare di questi ultimi tempi pronunciare le sei lettere della parola “Africa” significa evocare uno dei timori ancestrali dell’essere umano:

L’INVASIONE

Si pensa che un miliardo abbondante di africani non vedano l’ora di lasciare tutto per venire in massa in Europa.

Ma è veramente così?

Mi avventuro “fuori dal seminato” dando qualche spunto sulla spinosa questione immigrazione. Consapevole che è su questo tema che si giocheranno TUTTE le prossime elezioni politiche europee. Ben più che l’asse destra-sinistra si scontreranno nazionalismo-multiculturalismo.

Come sempre ti invito a interagire attivamente commentando (toni pacati anche se il tema è scottante, please) e condividendo!

La vera soluzione? Un mondo senza frontiere

Diciamocelo una volta per tutte con chiarezza: i giovani africani che rischiano la vita per attraversare il Sahara, la Libia e il Mediterraneo sono in massima parte in cerca di un futuro migliore. Cercano una prospettiva, una dignità in primis attraverso un lavoro. Sperato, desiderato, sognato (spesso senza alcun elemento concreto, anzi con l’illusione di un Occidente mitizzato) proprio come tanti coetanei lasciano l’Italia per Londra, Berlino o Shanghai.

Sono del tutto d’accordo con Gabriele del Grande nel dire che l’accoglienza, così come è concepita oggi, è una costosissima fabbrica di clandestinità!

Nessuno rischia la vita in mare per guardare la Champions su un divano di un centro di accoglienza!

Il sistema attuale, pur con rare eccezioni, utilizza enormi risorse pubbliche (quasi 5 miliardi lo scorso anno). Per cosa?

  • alimentare aspettative non mantenute
  • produrre tensioni sociali con le fascie più povere di “indigeni” che si sentono minacciati
  • generare, alla fine di qualche anno di mantenimento, dei sub-cittadini spinti verso il lavoro nero (assai florido in molti settori, vedi capolarato in agricoltura), espedienti disumanizzanti (elemosina in strada, riciclo di rifiuti) o direttamente nel business della criminalità!

Prendiamone atto.

E creiamo le condizioni (politiche) per introdurre delle reali alternative allo strumento dell’asilo politico come porta di accesso all’Europa. 

La mobilità delle persone è un dato di fatto. La modernità si caratterizza per una cosa: gli individui vogliono compiere libere scelte sul proprio destino. Prendiamone atto e riscriviamo le regole, proprio come in passato è stato fatto con l’Est Europa o con i tunisini nel 2011.

Siamo forse stati invasi dai rumeni? O dagli albanesi?
Quante opportunità (per l’Italia) ha invece prodotto il regolarizzare un dato di fatto?

Perché non è possibile che un africano presenti domanda di “visto per ricerca lavoro” in ambasciata? Perchè si scoraggia la mobilità di imprenditori, professionisti o turisti della classe media africana al punto da rendere una scommessa ottenere un visto per affari da una qualsiasi ambasciata europea in Africa?

Ok, chiediamo garanzie economiche (minori o uguali di quelle che investe attualmente per arrivare via mare!). Chiediamo requisiti minimi di conoscenza delle lingue e delle motivazioni per lo spostamento.  

Significherebbe viaggiare in aereo (proprio come può fare un rumeno o brasiliano), affittare un alloggio, cercarsi un lavoro (in regola) o sviluppare commerci e attività economiche. Chi non trova opportunità sarà il primo a scegliere di non fermarsi, soprattutto se non ha rischiato la vita per arrivare. E dove, poco ma sicuro, non viveva in strada!

Un fenomeno ben poco mappato dai media, ma in netta crescita, riguarda il rientro in patria delle diaspore “istruite” africane. Coloro che studiano in Europa (peraltro numeri in diminuzione, vista l’attrattività della Cina) scelgono molto spesso di rientrare nei paesi di origine.

Cosa significherebbe incentivare flussi di immigrazione africana circolare e in grado di sviluppare attività di import-export? Proprio come tanti piccoli imprenditori africani fanno già da anni con successo in Cina o in India. 

Pensiamoci. Anche perché non cambiando nulla lasciamo il monopolio della mobilità Sud-Nord alle mafie. Che ci fatturano miliardi di dollari subito reinvestiti in armi e terrorismo.

Superare un sistema assistenzialista che non funziona consentirebbe di limitare il pericoloso risentimento che l’attuale situazione sta generando:

  • in chi è “accolto”, trattato come un bambino incapace di badare a sé stesso quando, in gran parte dei casi, è una persona maggiorenne e con un’esperienza professionale
  • in chi subisce dall’alto la distribuzione degli “accolti” senza alcun dialogo con amministrazioni locali e cittadinanza.

La campagna #EroStraniero

Con questa premesse ho aderito anch’io alla manifestazione nazionale per l’accoglienza, contro i muri e contro i razzismi tenutasi a Milano sabato 20 maggio 2017.

Ed è con questa premesse che ho sostenuto l’adesione alla campagna #EroStraniero per il superamento della legge Bossi-Fini.

Questi i principali punti della proposta di riforma:

  1. Introduzione di un permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di occupazione
  2. Reintroduzione del sistema dello sponsor (sistema a chiamata diretta)
  3. Regolarizzazione su base individuale degli stranieri “radicati”
  4. Nuovi standard per riconoscere le qualifiche professionali
  5. Misure per l’inclusione attraverso il lavoro dei richiedenti asilo
  6. Godimento dei diritti previdenziali e di sicurezza sociale maturati
  7. Abolizione del reato di clandestinità

Nella foto in alto la Porta di Lampedusa, monumento in ricordo di chi non è mai arrivato. Credits: Abaca. 

This Post Has 5 Comments
  1. Bell’articolo, grazie.

    Io comincerei dalla Legge di Cittadinanza. Ci siamo quasi e non possiamo farci sfuggire un’occasione di civilta`.
    Mobilitiamoci tutti, magari con una petizione.

  2. Porto la mia piccola esperienza di italiana in Ghana.
    Di chi e’ colpa che tanti ragazzi ghanesi rischino la vita per tentare di arrivare in Europa? Certo l’ aspettativa di una vita migliore…ma perche’ credono che sara’ facile vivere e guadagnare in Europa? Per colpa anche dei Ghanesi che ritornano a casa e sono chiamati ¨Burgers¨…scarpe costose, vestiti costosi e magari vivono a pane ed aqua in Europa ma quando arrivano a casa devono dimostrare che hanno fatto fortuna. Io cerco di far capire loro che non e’ cosi’ facile, perfino i nostri giovani, che sono istruiti e preparati, devono cercare lavoro fuori dall’Italia. Ma loro pensano che vogliamo dissuaderli per non dividere la torta con loro. Ho conosciuto perfino persone di mezza eta’ che hanno venduto la loro piccola attivita’ per finanziare il viaggio verso il nulla.

    1. Grazie Fiorenza, si purtroppo ho ben presente il fenomeno che, così come da te descritto in Ghana, avviene in tanti paesi del West Africa. Io credo sia quasi impossibile dissuadere chi si “fissa” in un progetto migratorio. In più l’attuale chiusura delle frontiere crea un effetto stile “marmellata proibita” che, a mio modo di vedere, non fa che alimentare l’interesse. Conosco tanti ragazzi che, se avessero saputo la situazione miserrima in cui rischiano di finire in Europa, avrebbero preferito non partire o tornare indietro. Purtroppo via terra è praticamente impossibile. Sopratutto se hai venduto terreni/attività per partire! Bel groviglio, sicuramente. Ma da cui dubito fortemente si possa uscire se non creando allo stesso tempo opportunità in loco e canali legali di emigrazione economica. Un caro saluto, Martino

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