Il Festival del Cinema Africano, organizzato da 28 anni a Milano dal COE, è una settimana di eventi, proiezioni e mostre per mettere in luce i multiformi volti dell’universo africano.

Lunedì 19 marzo Martino Ghielmi ha moderato AfricaTalks 2018, tavola rotonda promossa da COE, Fondazione EDU e Meet the Media Guru.

Il tema del Festival 2018 è stato “come le nuove tecnologie stanno cambiando l’Africa” e i protagonisti di AfricaTalks tre giovani imprenditori africani:

  • Bamidele Adetayo (Nigeria), co-fondatore di Entertale
  • Amadou Daffe (Senegal), co-fondatore di Gebeya
  • Joana Choumali (Costa d’Avorio), fotografa e influencer

L’evento è stato curato da Lorenzo Simoncelli, giornalista di base in Sudafrica (intervistato in questo post), di cui ospitiamo un contributo sul ruolo della Rete nel continente.

Prima di iniziare, entra anche tu in Vadoinafrica: networking group dove troverai il supporto necessario per ideare e realizzare il tuo progetto personale con il mondo africano.  

Pagare il caffè ad un amico, comprare mucche, controllare l’irrigazione dei terreni agricoli, parlare con i propri famigliari all’estero, guardare film, fare una visita oculistica, sviluppare software, prendere un taxi, trovare l’anima gemella.

Per realizzare queste attività in Africa, fino a dieci anni fa, ci sarebbero volute settimane.

Oggi da Dakar a Lagos, da Addis Abeba a Kigali, si può fare tutto con un click sullo smartphone. Apparecchi a basso costo (anche meno di 30 euro) e diffusione della rete hanno ridotto il divario con il resto del mondo.

In Nigeria ogni minuto si vendono 16 cellulari. Su cui sono nate applicazioni dedicate per vedere i film di Nollywood in streaming (IrokoTv), sfuggire al traffico chiamando un moto-taxi (MAXGo) o investire nell’agricoltura locale (FarmCrowdy).

La tecnologia consente di superare i limiti della precarietà infrastrutturale africana, creando occasioni di sviluppo. Il tech made in Africa non ha aspirazioni globali, bensì regionali: innovazione per risolvere prima di tutto problemi concreti.

Ma è solo l’inizio. Secondo GSMA, l’organismo che rappresenta 800 operatori di telefonia mobile su scala globale, entro il 2020 ci saranno 700 milioni di smartphone in Africa.

McKinsey stima che nei prossimi 5 anni il 60% degli utenti avrà una connessione Internet sul cellulare e che il settore avrà un impatto del 10% sul PIL: un giro d’affari da 300 miliardi di dollari a livello continentale.

La svolta della “tecno-liberation”

La liberazione tecnologica auspicata da Nelson Mandela già negli anni ’90 prende forma dal 2009 grazie all’installazione di enormi cavi sottomarini in grado di connettere le coste africane alla Rete globale. Non è un caso che, in questi nove anni, il tasso di penetrazione di Internet in Africa sia raddoppiato (dal 16% al 30%).

In Nigeria, il mercato dell’ICT ha generato 100mila posti di lavori diretti e 1,1 milione indiretti tra il 2004 e il 2014. Una ricerca statunitense dimostra come l’avvento di Internet ad alta velocità abbia generato tra il 4% e il 10% in più di posti di lavoro.

Numeri incoraggianti se si pensa che, secondo l’ILO, in Africa sub-sahariana ci sono almeno 30 milioni di persone in cerca di occupazione e 247 milioni hanno impieghi altamente vulnerabili.

Dopo l’arrivo della Rete sulla fascia costiera resta il problema dell'”ultimo miglio”. Ovvero come arrivare alle zone rurali, dove vivono centinaia di milioni di persone.

Silicon Savannah e Yabacon Valley

Sono molti i giovani africani che, dopo esperienze di studio e lavoro all’estero, stanno rientrando nel continente per provare a lasciare il segno nell’effervescente panorama hi-tech. Tra le strade trafficate di Nairobi e Lagos è sempre più frequente imbattersi in quartieri dominati da giovani programmatori.

Un microcosmo di startup, alcune molto piccole, altre consolidate a livello nazionale e continentale, in grado di raccogliere nel 2017 una somma prossima ai 200 milioni di dollari, la più alta di sempre (ancorchè una minima frazione dei 25 miliardi investiti in Silicon Valley nello stesso periodo).

L’80% dei capitali finisce nei tre principali hub tecnologici del continente: Nigeria, Kenya e Sudafrica. In totale, secondo la Banca Mondiale, sono 159 le nuove aziende tecnologiche africane che hanno ricevuto un finanziamento lo scorso anno.

Negli anni sono nate aziende che provano a replicare, in un diverso contesto, i grandi successi globali. Due esempi sono Jumia, che aspira ad essere l’Amazon africana (di cui Vadoinafrica ha ospitato Massimiliano Spalazzi, uno dei dirigenti) Paga che si ispira a PayPal.

In questo mondo si muovono i colossi del web, Facebook e Google su tutti, per accaparrarsi quote di un mercato in rapida ascesa.

Nell’incredulità generale si è presentato a Yaba, quartiere tecnologico di Lagos, un uomo bianco con una semplice t-shirt e… un assegno da 24 milioni di dollari in mano!

Si trattava di Mark Zuckerberg, che a settembre 2016 si è recato nel quartier generale di Andela, azienda africana che forma giovani sviluppatori con un programma di alta qualità.

Innovazione e creatività africana a Milano

AfricaTalks 2018 ospiterà tre protagonisti della digital disruption africana.

Bamidele Adetayonigeriano, è il fondatore di Entertale, web-tv che aspira a fare concorrenza a Netflix offrendo la possibilità di vedere in live streaming canali televisivi africani in qualsiasi parte del mondo. La piattaforma offre contenuti multipli, dalle news ai reality show, inserendosi nella nicchia lasciata vuota dai giganti del settore.

Amadou Daffe, senegalese, ha lanciato Gebeya insieme a Hiruy Amanuel, investitore americano di origine etiope. Nella Sheba Valley c’è tutto il potenziale umano per creare un settore tecnologico di livello globale. Gebeya punta a formare cinquemila programmatori entro il 2021 e connetterli con clienti internazionali tramite una piattaforma dedicata.

L’ivoriana Joana Choumali è, infine, un esempio di come il digitale consenta alla creatività africana di raggiungere audience globali. Fotografa e contributor di everydayafrica, le sue opere sono state esposte alla mostra AfricaAfrica a Palazzo Litta.