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Lasciare la vita in Europa e trasferirsi a Zanzibar è il classico sogno di chi visita questa splendida isola sull’Oceano Indiano.

 

Un contesto tanto affascinante quanto complesso, come del resto tutta la regione.

 

Michele Baldini di Sant’Arcangelo è riuscito a superare non pochi ostacoli diventando oggi un punto di riferimento in loco, specializzato in due settori altamente creativi come la musica e la moda.

 

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Come sei arrivato a Zanzibar?

 

Ho lavorato per 14 anni a Londra nel mondo della finanza: tanti soldi ma una vita che non sopportavo più, a partire dal clima!

 

Nel 2006 mi sono separato dalla mia ex moglie e, in due settimane, ho deciso di lasciare la City. Sono rientrato a Roma per fare mente locale e decidere le mie prossime mosse.

 

Pensavo di andare a Barcellona, che in quegli anni stava esplodendo e dove avevo molti amici. Ma conosciuto un tanzano che mi ha convinto a partire per Zanzibar!

 

La prima volta che sono atterrato mi sono sentito “investito da uno spirito” e mi sono innamorato di questo luogo. Non sono rientrato in Italia per due anni e mezzo.

 

Trasferirsi a Zanzibar

 

Qual era il progetto iniziale?

 

Trasferirsi a Zanzibar costruendo un boutique hotel sulla spiaggia. Ho comprato 5 ettari di terra insieme a dei vecchi amici ma, appena iniziati i lavori, sono sorti dissidi con il mio fiduciario locale.

 

Ho dovuto mettere il progetto in stand-by e sono ancora in causa con questa persona.

 

Come hai reagito a questo primo ostacolo?

 

Di fronte all’impossibilità di procedere, ma volendo comunque trasferirmi a Zanzibar ho pensato di valorizzare il mio passato aprendo ZNZ Advisors, una società di consulenza che aiuta imprenditori ed investitori a strutturare progetti e trovare finanziamenti in Tanzania e Africa Orientale.

 

Nei primi anni da consulente ho avuto la possibilità di stringere tante relazioni e conoscere diversi settori.

 

Nel tempo ho così deciso di ampliare i miei orizzonti imprenditoriali e diversificare le mie attività nel management della musica e della moda.

 

Trasferirsi a Zanzibar

 

Quali sono le principali sfide del settore musicale?

 

Questo continente ha un’infinità di talenti musicali ma scarseggia ancora di figure professionali in grado di assisterli in una crescita locale e oltreconfine.

 

Con Panamusiq siamo probabilmente l’unica agenzia a rappresentare cantanti in quattro delle cinque macroregioni del continente: Africa Orientale, Centrale, Occidentale e Meridionale!

 

Nella ricerca degli artisti su cui investire metto sempre come parametro principale la voce. Ispirandomi a mia nonna insegnante di canto lirico a Pesaro affianchiamo sempre un vocal coach ad ogni cantante.

 

 

Come sta cambiando il mondo della musica?

 

L’avvento del web ha iniziato una rivoluzione. Anche in Africa tutto è cambiato a partire dall’avvento di Napster negli anni ’90.

 

La trasformazione è ancora in atto, soprattutto nella ricerca di modelli di business equi tanto per le etichette quanto per gli artisti.

 

Nel continente il gap è ancora più ampio rispetto ad economie più diversificate e gli artisti finiscono per fare ancora più fatica. L’Africa Orientale, vista la migliore connessione internet, sembra in grado di recuperare più velocemente di altre regioni.

 

I mercati musicali più articolati restano comunque Nigeria e Sudafrica. La prima soprattutto a causa dell’enorme popolazione (200 milioni), il secondo per l’evoluzione del settore.

 

 

Come hai scelto di investire nella moda?

 

Si tratta di un settore complementare a quello della musica. Le logiche di business sono simili e spesso si intersecano nel loro operato. Non a caso i cantanti sono spesso anche delle icone di stile.

 

Qualche anno fa ho conosciuto una stilista particolarmente innovativa nel suo stile. Si è dimostrata anche molto affidabile ed esperta, oltre ad una gran lavoratrice. L’ho aiutata prima a consolidare la sua posizione sul mercato kenyano e presto esporteremo il suo marchio e le meravigliose creazioni in altri Paesi.

 

Come vedi il trend globale in questo campo?

 

Come tante altre cose, la moda africana avrà un ruolo determinante nel mondo. È già qualche anno che marchi globali utilizzano elementi africani nelle loro collezioni.

 

In questo continente c’è già molta qualità nei materiali, nel design e nella creatività. Quello che manca (come nella musica) sono figure professionali capaci di promuovere e valorizzare i designer e le produzioni locali.

Trasferirsi a Zanzibar

Michele e famiglia

Come fate rete tra imprenditori europei in Tanzania?

 

Abbiamo creato EU Business Group Tanzania: una non profit fondata con altri imprenditori europei in Tanzania, che ha come suoi pilastri:

 

  • lobbying per le aziende europee presenti in Tanzania
  • advocacy con il Governo per migliorare il business environment
  • networking fra i soci
  • fornitura di informazioni, ricerca e documenti normativi ai soci

 

Oltre ad essere uno dei soci fondatori, sono anche membro del Consiglio d’Amministrazione.

 

Si tratta dell’attività di più alto rilievo che ho avviato in questi anni in Tanzania.

 

Cosa consigli a chi vuole esportare in Africa Orientale?

 

L’imprenditore italiano è famoso perché si da da fare, è dedicato. Ma quando entra in un mercato nuovo sembra voler far ricadere tutto il rischio e gli oneri sul “conoscente italiano” di turno in cambio di una commissione.

 

Ma non funziona così.

 

Vendere qui significa confrontarsi innanzitutto con indiani e cinesi. Per farcela occorre alzare le chiappe, portare giù un container e aprire uno showroom.

 

Generalizzando, i mercati africani sono in pieno sviluppo. Ma il cliente capisce ancora prima di tutto il prezzo. Se vuoi vendere non puoi essere completamente fuori prezzo.

 

Oltre a questo, è essenziale conoscere di persona i tuoi potenziali clienti e distributori. Fargli toccare e vedere la merce. Non c’è spazio per vendite “a catalogo”.

 

Bisogna quindi essere pronti ad investire a priori, facendo prima una piccola ricerca di mercato per capire bene prezzi, volumi, concorrenza e soprattutto leggi e regolamenti. Appoggiarsi solo ai professionisti locali (esempio: studi legali) può essere alquanto pericoloso.

 

A queste latitudini è bene fare sempre controverifiche, a tutto.

 

E a chi vuole trasferirsi a Zanzibar aprendo un’attività?

 

Innanzitutto capire che le cose non funzionano come in Occidente.

 

Per trasferirsi a Zanzibar (o in qualsiasi altra località di questo affascinante continente) quello che si è imparato negli anni deve essere rivisitato in chiave locale. Formule che hanno avuto successo in Europa non funzionano necessariamente anche qui.

 

Non è mai banale capire se c’è mercato per nuove offerte. Ho visto una lunga serie di imprenditori avviare e chiudere attività in poco tempo proprio perché hanno sovrastimato la presenza di una domanda per il proprio prodotto/servizio.

 

Burocrazia, corruzione e problemi energetici sono poi altri elementi di rischio e difficoltà da non sottovalutare per trasferirsi a Zanzibar da imprenditori.

 

Un errore che non rifaresti?

 

Mah, gli errori servono sempre. Si impara dagli errori no? Mica dai successi.

 

Il modo migliore per capire il contesto?

 

Frequentare tante le persone! Credo infatti che le loro esperienze di vita, bugie e sofferenze possono insegnarci molto più di quanto scritto in un libro che spesso è dettato dall’interesse di essere venduto.

 

Da sempre spendo molto tempo ad interagire con le persone e cerco il più possibile di rendere queste interazioni più profonde e genuine possibili.

 

Per farlo sono spesso io il primo che si espone e si apre. In questo modo provo a mettere a miglior agio chi mi sta di fronte e farlo aprire a sua volta.

 

A volte funziona, altre no. Ma c’è sempre da imparare.

 

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