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Tre uomini in Uganda, a caccia di startup

startup Africa

Una full-immersion nell’ecosistema startup africano. Incontri, condivisione e mentorship con giovani innovatori per toccare con mano un contesto in rapido mutamento. Dove i “bisogni da risolvere” grazie a una nuova impresa tecnologica sono evidenti, ma come riuscire a farcela è spesso ancora un punto di domanda.

Ma anche un viaggio di ispirazione personale, alla scoperta della creatività e della voglia di futuro dei giovani africani. Senza trascurare qualche giorno di safari nella spettacolare natura equatoriale e un po’ di avventura sul Nilo.

startup Africa

Questa è stata la “proposta indecente” che ho fatto ad Andrea Censoni, giovane appassionato di tecnologia e imprenditorialità, quando mi ha chiesto un consiglio rispetto a un’esperienza estiva di volontariato in Africa.

Andrea lavora in Dpixel, piccola ma affermata società italiana che affianca startup e investitori per portare idee dirompenti sul mercato. Ero sicuro che, entrando in relazione con i migliori innovatori locali, non sarebbe caduto nella trappola del volonturista” mettendo in gioco competenze e relazioni preziose per tutti.

Durante un pranzo milanese abbiamo definito insieme la destinazione:

Kampala

Poche settimane prima di partire si aggiungono anche Lorenzo D’Amelio, blogger e cofondatore di BTREES (New Media Agency) e Antonello Bartiromo, partner e CEO di Dpixel ovvero… il capo di Andrea! ?

Un gruppo whatsapp ci ha tenuto in contatto per tutto il viaggio, supportati da Wabwire Wa’ Waheirire giovane attivista sociale fondatore di Youth Connect Uganda e da Daniel Mwesigwa, brillante tech-blogger ugandese.

Perchè sei partito per Kampala?

Andrea: Il sogno di un’esperienza in Africa nasce anni fa ascoltando i racconti di vari amici. È rimasto nel cassetto finché, anche grazie ai tuoi preziosi suggerimenti, ho deciso di avventurarmi alla scoperta dell’ecosistema startup condividendo competenze ed esperienze. 

Lorenzo: Da tempo mi interesso di Africa: prima come socio di Emergency, oggi soprattutto per le potenzialità imprenditoriali che vedo come leva per lo sviluppo del continente e non solo. L’estate scorsa ho partecipato all’African Summer School di Verona, una bella esperienza di cui ho scritto su startupitalia.eu. Il mio viaggio in Uganda si è bastato su parole: learn, share, contribute.

Antonello: La possibilità di seguire giovani aspiranti imprenditori in un contesto completamente diverso mi è sembrata una sfida importante ma compatibile con le mie possibilità. Peraltro la mia tesi di laurea, nel lontano 1991, verteva proprio sul ruolo delle piccole e medie imprese in Colombia, dove ho vissuto un anno. Andare in Uganda mi ha riportato a quel periodo che mi ha lasciato molto dal punto di vista umano e professionale.

Com’è l’ecosistema startup locale?

Andrea: Per certi versi sorprendente. C’è un movimento ben sviluppato e tanti progetti interessanti focalizzati su problemi locali (salute, mobilità, pagamenti e accesso al credito) nonostante un mercato dei capitali quasi assente. A livello tecnologico non hanno nulla da invidiare alle startup “occidentali” che pure si muovono in un panorama molto più favorevole.

Lorenzo: Promettente, con grandi margini di crescita. Interagendo con i principali incubatori come Outbox, Hive Colab, Innovation Village e partecipando alla business competition di E4Impact ho avuto modo di conoscere tantissime startup.

Ne cito solo una: Matibabu che ha inventato un toolkit per diagnosticare la malaria in maniera più veloce, semplice ed economica degli attuali metodi con un impatto potenziale su centinaia di milioni di persone al mondo (nella sola Africa i casi sono più di 1 al minuto).

startup Africa

Piccola nota sull’ambiente FinTech: in quanto contesto “mobile only” sono più avanti che in Europa. Ne vedremo delle belle, per tutto il mondo.

Antonello: Si respira uno spiccato spirito imprenditoriale e una forte focalizzazione delle startup sui problemi comuni a tutta la geografia subsahariana, un mercato potenziale di centinaia di milioni di persone.

L’ecosistema è ancora molto frammentato, esistono ottimi player ma mancano quelle connessioni che consentono all’innovazione di diventare un “processo sociale”. C’è disponibilità di talenti, grazie alle università, ma il problema più grosso è l’accesso al mercato dei capitali. Non ci sono fondi di capitale di rischio localizzati in Uganda, salvo alcuni Business Angels, e il ricorso al credito bancario, unica forma di finanziamento, costa il 25% annuo!

L’era digitale è iniziata subito con il mobile senza passare dai PC. Questo ha favorito uno sviluppo accelerato del FinTech, in particolare dei c.d. “mobile payments” che ha consentito di aumentare l’inclusione finanziaria dal 34% del 2007 al 68% nel 2016.

L’aspetto più difficile dell’esperienza?

Andrea: Mettersi in gioco in una cultura diversa dalla propria non è mai facile. Comprendere la propria diversità e accettare quella degli altri richiede lo sforzo, necessario per entrare in relazione e sviluppare rapporti proficui.

Lorenzo: Potrei dire cibo e acqua. A posteriori, suggerisco molta cautela la prima settimana. In alcuni casi la lentezza degli interlocutori, legata a un differente modo di approcciare la realtà.

Antonello: Con le startup me lo immaginavo più impegnativo. Molto più difficile quando abbiamo avuto la geniale idea fare rafting alle sorgenti del Nilo. È stata un’avventura bellissima ma dentro quel gommone (e soprattutto sotto a quel gommone) ho stramaledetto il momento in cui siamo partiti.

startup Africa

Il momento più divertente?

Andrea: La contaminazione che si è generata con i giovani imprenditori è stata ricca di sorpese e cambi di prospettive. Una startup mi ha invitato a entrare nel board come advisor. Poi il rafting: nonostante abbia temuto di non riportare la pelle a casa! Venticinque chilometri/nove rapide/onde di cinque metri… Per fortuna quel giorno i coccodrilli si erano già sfamati! ?

Lorenzo: Viaggio a Entebbe, sulle rive Lago Vittoria. Eravamo in sei in auto (non so ancora come ci siamo entrati). Facciamo amicizia con il guidatore di Uber, soprannominato Mario, dalla risata super-contagiosa. In spiaggia ci troviamo coinvolti in una spassosissima partita di calcio tutti-contro-tutti con qualche dozzina di ragazzini del posto.

Antonello: Usciti dall’ambasciata italiana abbiamo avuto la brillante idea di farci un selfie e ho acceso una sigaretta elettronica. Beh, entrambe le attività sono vietate e in pochi secondi un poliziotto voleva arrestarci. Solo spiegando che avevamo appena incontrato l’ambasciatore ce la siamo cavati con una ramanzina (e una figuraccia).

Cosa hai portato a casa?

Andrea: La gioia di vivere e la gentilezza degli ugandesi. E la resilienza “eroica” delle startup che vanno avanti anche in assenza di capitali. Gli attestati di stima ricevuti mi hanno dato un enorme senso di gratitudine e… la voglia di tornare presto!

Lorenzo: Tanta gratitudine, quante le stelle di una notte sulle rive del Nilo! E poi tantissime relazioni: credo di aver conosciuto almeno un centinaio di persone in tre settimane. Inoltre un mindset interculturale, scoprendo che amo fare da mentor a giovani imprenditori.

Penso proprio di tornare. Sono viaggi costosi, ma che danno tanto. Prima di questa esperienza, arrivo da tre Summer School in altrettante estati. La prossima? I miei amici mi hanno già consigliato il mare: vediamo se prevarrà di nuovo la curiosità!

Antonello: Sicuramente la voglia di tornare. Siamo stati accolti con entusiasmo e riceviamo continui messaggi di ringraziamento e proposte di collaborazione. Credo ci sia un grande spazio da colmare sul tema dell’imprenditorialità innovativa, a tutti i livelli della filiera.

Ho rivisto il mio concetto di “resilienza” che è uno degli elementi che cerchiamo nei team imprenditoriali in Italia. Ecco, quella dei nostri startupper è nulla di fronte a quella dei giovani africani che si confrontano quotidianamente con una realtà che offre ancora poco, ma nonostante questo perseguono con entusiasmo il loro sogno imprenditoriale.

Per trovare altre foto usa l’hashtag #StartupUgandaRoadTrip e leggi questo post su iAfrikan.com.

Ti piacerebbe partecipare al prossimo viaggio alla scoperta dell’innovazione e creatività africana? Entra subito nel gruppo Facebook Vadoinafrica: networking group!

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