Quando ho deciso di chiamare questo blog VADOINAFRICA avevo un timore. Essere schiacciato dallo stereotipo che emerge impietoso da Google:

volontariato in africa

Non sto parlando dei vaccini: su quelli ho scritto subito questo post.

“Voglio andare in Africa a fare volontariato” è un desiderio nobile ma assai ambiguo. Più facilmente di quanto si creda, nasconde (e perpetra) complessi di superiorità. Schiaccia gli africani nel ruolo di oggetti anziché di soggetti.

La “buona volontà”, il “tanto lì hanno bisogno di tutto”, per non parlare del ricorrente “aiutiamoli a casa loro” sono i presupposti perfetti per finire su posizioni etnocentriche e razziste.

Perché?

La questione è molto complessa, in parte legata all’immaginario del continente come luogo “altro”, esotico per eccellenza, popolato da esseri deboli e incapaci di badare a se stessi.

Insomma, il vecchio ma ancora vivissimo “fardello dell’uomo bianco”.

Il fenomeno del “volunturismo, e non sto parlando di serie proposte di scambio e conoscenza, degenera facilmente in pacchetti vacanze che includono qualche dozzina di bambini scalzi a prezzo di saldo rispetto ai famosi Big Five.

Quindi Martino mi stai dicendo che fare il volontario in Africa è sbagliato?

No. Non voglio lanciare scomuniche (su quali basi, poi?) L’impegno gratuito per cause sociali è un fenomeno variegato e prezioso. In Italia come in qualsiasi altro Paese del mondo.

Purchè più per “aiutare gli altri” si maturi la consapevolezza della necessità di aiutare sé stessi a cambiare il proprio sguardo sul mondo.

Ti interessa una proposta in questa prospettiva? SCOPRI QUI i dettagli di “Tra due rive” proposto da Teranga in Senegal.

Anche io ho messo per la prima volta piede in terra africana, diciannovenne in Kenya, come ospite di una piccola associazione di volontariato.

Cosa mi ha tenuto (almeno, spero!) agli antipodi rispetto a questi atteggiamenti?

Probabilmente avere due interessi precisi:

  • l’atletica, sui campi di gara avevo conosciuto in Italia alcuni corridori kenyani
  • la musica, che mi aveva spinto a cercare di conoscere musicisti locali

Ho avuto così la fortuna di dare un nome e cognome alle persone. Rifuggendo verbi come “aiutare”, “insegnare”, “fare per” che troppo facilmente riducono l’altro a un manichino da vestire del nostro ego. Facendo piuttosto spazio a un movimento bi-direzionale e alla continua messa in discussione del proprio sapere.

In definitiva, l’unico consiglio che mi sento di dare riguarda quattro domande chiave da porsi prima di scegliere, eventualmente, di partire per un’esperienza di volontariato in Africa:

1. Faresti il volontario se non avessi la possibilità di scattare foto?

Domanda importante. Fosse anche solo per sfatare qualche pregiudizio (dei locali!) che altrimenti continueranno a pensare che i bianchi sono nati con la macchina fotografica al collo! LOL

2. Condividi i valori dell’organizzazione con cui parti?

Spesso pur di partire non ce lo si chiede. Non profit, di per sé, significa poco o nulla.

Ci sono modalità di azione antitetiche sull’utilizzo degli stereotipi. Per fare un esempio la diffusa prassi di utilizzare immagini di donne e bambini neri per raccogliere fondi, stigmatizzata dalla campagna “anche le immagini uccidono”.

Oppure i meccanismi decisionali per la definizione progetti: sono scelti dall’alto o davvero definiti in modo partecipativo con i presunti beneficiari?

3. Sei sicuro che la tua azione farà più bene che male?

È un campo minato, soprattutto per attività che coinvolgono bambini che difficilmente ci rivedranno. Ma anche tutta quella serie di lavori non qualificati (ad esempio, imbiancare una scuola) con cui si va, in buona fede, a fare concorrenza alla manodopera locale.

4. Saresti disposto a fare le stesse attività in Italia?

Questa è, a mio parere, la vera cartina al tornasole. Se la risposta è no suggerisco di impegnarsi in attività che valorizzano maggiormente i propri interessi!

volontariato in africa

Concludo citando l’amica Chiara Barison, sociologa e giornalista a Dakar, che scriveva sul nostro gruppo Facebook:

Rimango della modesta opinione che renderemo giustizia a questo continente quando smetteremo di idealizzarlo o di denigrarlo in maniera assoluta. Ogni luogo ha i suoi pregi e i suoi difetti e dovremmo “arrenderci” a questa evidenza tanto semplice quanto banale.

Insomma, ogni 60 secondi in Africa… 

volontariato in africa

…passa un minuto!

Sei d’accordo? Vuoi raccontarci degli esempi virtuosi? La pensi diversamente?
Commenta qui sotto!

Per approfondire le quattro domande consiglio questo articolo e barbiesavior.com