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Quando ho deciso per il nome VADOINAFRICA mi è sorto un timore: rimanere schiacciato dallo stereotipo che emerge impietoso da Google:

volontariato in africa

Non sto parlando dei vaccini: su quelli ho scritto questo post.

“Voglio andare in Africa a fare volontariato” è un desiderio nobile ma ambiguo.

Più facilmente di quanto credi, nasconde (e perpetra) complessi di superiorità. Schiaccia gli africani nel ruolo di oggetti anziché di soggetti.

La “buona volontà”, il “tanto lì hanno bisogno di tutto”, per non parlare del ricorrente “aiutiamoli a casa loro” sono i presupposti perfetti per le posizioni etnocentriche e razziste.

Perché?

La questione è complessa, legata all’immaginario del continente come luogo “altro”, esotico per eccellenza, popolato da esseri deboli e incapaci di badare a se stessi.

Insomma, il vecchio ma ancora vivissimo “fardello dell’uomo bianco”.

Il fenomeno del “volunturismo, e non sto parlando di serie proposte di scambio e conoscenza, degenera facilmente in pacchetti vacanze che includono qualche dozzina di bambini scalzi a prezzo di saldo rispetto ai famosi Big Five.

Quindi Martino mi stai dicendo che fare il volontario in Africa è sbagliato?

No. Non sono qui per lanciare scomuniche. L’impegno gratuito per il prossimo è un fenomeno variegato e prezioso. In Italia come in qualsiasi altro luogo del mondo.

Ma, rispetto al mondo africano e in generale extra-europeo, pensare di andare ad “aiutare” (spesso senza alcuna competenza eccetto l’entusiasmo) non ha alcun senso se prima non passa da un cambio di sguardo sul mondo, visto con maggior empatia e curiosità.

Anch’io ho messo per la prima volta piede in terra africana, ventenne a Nairobi (Kenya) come ospite di una piccola associazione non profit.

Cosa mi ha tenuto (spero!) agli antipodi rispetto a questi atteggiamenti?

Credo essere partito per approfondire un interesse preciso: l’atletica.

Sui campi di gara italiani avevo conosciuto alcuni corridori kenyani e ho avuto così la fortuna di dare un nome e un cognome alle persone, oltre a non vederle a priori come deboli e bisognose. Anzi…

Superando verbi come “aiutare”, “insegnare”, “fare per” che facilmente riducono l’altro ad un manichino da vestire del nostro ego. Facendo piuttosto spazio a un movimento bi-direzionale e alla continua messa in discussione del proprio sapere.

In definitiva, l’unico consiglio che mi sento di darti riguarda quattro domande chiave da porti prima di scegliere, eventualmente, di partire per un’esperienza di volontariato in Africa:

1. Faresti il volontario se non avessi la possibilità di scattare foto?

Domanda importante. Fosse anche solo per sfatare qualche pregiudizio (dei locali!) che altrimenti continueranno a pensare che i bianchi nascano con la macchina fotografica al collo! LOL

2. Condividi i valori dell’organizzazione con cui parti?

Spesso pur di partire non ce lo si chiede. “Non profit”, di per sé, significa poco o nulla.

Ci sono modalità di azione antitetiche sull’utilizzo degli stereotipi. Per fare un esempio la diffusa prassi di utilizzare immagini di donne e bambini neri per raccogliere fondi, stigmatizzata dalla campagna “anche le immagini uccidono”.

Oppure i meccanismi decisionali per la definizione progetti: sono scelti dall’alto o davvero definiti in modo partecipativo con i presunti beneficiari?

3. Sei sicuro che la tua azione farà più bene che male?

È un campo minato, soprattutto per attività che coinvolgono bambini che difficilmente ci rivedranno.

Ma anche tutta quella serie di lavori non qualificati (ad esempio, imbiancare una scuola) con cui si va, del tutto in buona fede, a fare concorrenza alla manodopera locale.

4. Saresti disposto a fare le stesse attività in Italia?

Questa è, a mio parere, la vera cartina al tornasole. Se la risposta è no suggerisco di impegnarsi in attività che valorizzano maggiormente i propri interessi!

Non nascondo che il mio suggerimento, nell’approcciare un qualsiasi Paese africano, è di partire sempre da un viaggio che porti a conoscere e creare connessioni con le persone. 

L’Africa non è un Paese, ma 54. Che potrai iniziare a visitare poco alla volta per capire che è un mondo che, complessivamente, non necessità di alcun “aiuto” ma solo di dignità e interazioni serie (investimenti, scambi professionali, educazione).

Per approfondire questa prospettiva ti consiglio di iscriverti al nostro gruppo Facebook privato.

volontariato in africa

Concludo citando l’amica Chiara Barison, sociologa e giornalista a Dakar, che scriveva proprio nel nostro gruppo:

Rimango della modesta opinione che renderemo giustizia a questo continente quando smetteremo di idealizzarlo o di denigrarlo in maniera assoluta. Ogni luogo ha i suoi pregi e i suoi difetti e dovremmo “arrenderci” a questa evidenza tanto semplice quanto banale.

Insomma, ogni 60 secondi in Africa… 

volontariato in africa

…passa un minuto!

Sei d’accordo? Vuoi raccontarci degli esempi virtuosi? La pensi diversamente?
Commenta qui sotto!

Per approfondire consiglio questo articolo e barbiesavior.com

Se vuoi comunque fare un’esperienza di viaggio solidale, ti suggerisco di contattare Africa Wild Truck in Malawi citando “VADOINAFRICA”:

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