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Non so se hai seguito due notizie sull’Italia, giunte in rapida sequenza nei giorni scorsi:

  1. In maggio sono state pagate più pensioni che buste paga.
  2. Ulteriore record negativo di nascite nel 2019. Sommando i morti agli emigranti, il Paese ha perso quasi 551mila residenti in 5 anni.

Rispetto a tanti altri gruppi dedicati all’Africa, la nostra Community spicca per l’assenza di inutili polemiche partitiche e di inutilissime discussioni su cronaca o geopolitica.

Resta un fatto, che non si può ignorare. In quanto imprenditori, professionisti, persone.

La demografia è una scienza esatta e trascina dietro di sè tutto il resto.

Italia è in crisi che fare

Per lo stesso motivo per cui è facile “prevedere” una costante crescita delle economie africane (ovvio, con eccezioni/incidenti/rischi ecc.), non servono capacità divinatorie per vedere come l’Italia non abbia alcuna seria speranza di uscire da una spirale negativa che, inesorabilmente, la condanna ad essere meno innovativa, meno dinamica e più povera.

Ma nessun politico può dirlo, perchè non sarebbe mai rieletto.

Anche perchè la ricchezza prodotta dalle scorse due generazioni è ancora tanta. E proprio per questo l’Italia è diventato un Paese adagiato sul passato. Che si illude di tornare al mondo dei nostri padri e nonni senza pensare seriamente al futuro.

La dura realtà vs i sogni dei pifferai

Ben più dura dei sogni propinati oggi da Gonteh, ieri da Salvinoh, un’altra volta da Zingarello, Renzietto o Sylvietto di turno, la traiettoria del Belpaese assomiglia sempre più alla classica “trappola della rana bollita”.

Il giorno che ci si renderà conto della pochezza della sua classe politica (degli ultimi 30-40 anni, quantomeno) sarà ahinoi troppo tardi. Per chi ha meno di 50 anni, il destino è quello di trovarsi con il cerino in mano: impoveriti, con un Welfare in disfacimento, senza bussola per capire il mondo.

Tanti (quasi 2 milioni dal 2006 ad oggi) sono già fuggiti facendo le valigie verso Paesi più seri. Tra cui molti Paesi africani.

Per chi resta, l’unica via d’uscita è, come in tutte le macro-crisi della Storia dell’umanità, prima di tutto individuale.

Durante la prima o la seconda guerra mondiale, i nostri nonni o bisnonni non pensavano a come “far terminare le ostilità”. Non potevano permettersi di perdere tempo a ragionare su come “portare la pace nel mondo”.

Più prosaicamente impegnavano le proprie energie mentali per portare a casa la pelle. Salvarsi e salvare chi stava loro vicino.

Allo stesso modo, ritengo che l’unica strategia efficace da adottare per chi si rende conto della gravità di questa situazione è un approccio

etsi Status non daretur.

Ovvero non far alcun conto sulle “promesse” dello Stato, che evidentemente saranno disattese nel medio-lungo periodo per quanto riguarda pensioni, sanità, “stabilità” dei contratti, trend del mercato interno, sicurezza, ecc.

Quattro spassionati consigli


L’Italia è in crisi, che fare?

A mio parere, ci sono quattro cose che devi iniziare a fare da oggi stesso:

  1. spegnere con effetto immediato e indeterminato TV e mass-media
  2. investire sulle tue competenze o, se ce l’hai, sulla tua azienda
  3. dedicare tempo alla tua educazione finanziaria

Per l’ultimo punto spezzo una lancia a favore del lavoro di divulgazione di Luca Lixi di cui raccomando uno dei prossimi webinar gratuiti.

Accapigliarsi sui massimi sistemi, aspettare che arrivi il Salvatore-della-Patria o infilare la testa sotto la sabbia non sono buone idee in situazioni come questa.

Poi, fai tu.