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Domenica mattina il Boeing 737 Ethiopian Airlines diretto a Nairobi è precipitato al suolo pochi minuti dopo il decollo da Addis Abeba.

Nessuno dei 157 a bordo (149 passeggeri e 8 membri dell’equipaggio) è sopravvissuto allo schianto.

Oltre a porgere le mie più sentite condoglianze alle famiglie e agli amici delle vittime, vorrei soffermarmi su un dato:

su quell’aereo c’erano 35 nazionalità differenti

Già, un volo tra due capitali africane trasporta ormai mezzo mondo:

Il pianeta è ben più interconnesso e multidimensionale di come ci ostiniamo a vederlo. E tenere indossate le lenti noi-loro è un’assurdità, a mio parere, ben oltre il tempo massimo.

Eppure resta il modo dominante con cui l’Italia “pensa” gli altri, a partire dall’enorme continente africano.

Finchè non si sapeva delle vittime italiane, la notizia faticava ad emergere. Una volta confermati gli otto connazionali coinvolti, i media hanno iniziato a raccontarne le biografie usando l’espressione la “strage dei buoni”.

Ora, che su quel volo, soprannominato “the UN-Shuttle”, ci fosse una nutrita rappresentanza del mondo della cooperazione internazionale è un dato di fatto.

Così come che siano scomparsi personaggi insigni: in primis Paolo Dieci (presidente di CISP e del network Link2007) e il prof. Sebastiano Tusa, “una delle figure più luminose dell’archeologia italiana” nonchè assessore ai Beni Culturali della Regione Sicilia.

Hanno perso la vita altri sei connazionali che rappresentano bene i due poli della cooperazione: le collaboratrici del WFP Pilar Buzzetti, Virginia Chimenti Rosemary Mumbi (organizzazioni internazionali) e i promotori della onlus bergamasca Africa Tremila Carlo Spini, Gabriella Vigiani e Matteo Ravasio (associazionismo di base).

Con il passare delle ore mi è sorto il desiderio di sapere qualcosa in più delle vite degli altri 149 passeggeri che domenica stavano andando a Nairobi. 

Eccone alcune:

Anne Musyoki (Kenya)

Anne era la responsabile regionale di TechSoup, organizzazione che mette a disposizione del non-profit soluzioni informatiche d’avanguardia.

Rientrava a Nairobi dopo aver partecipato come keynote speaker agli Open Days dell’Innovazione organizzati a Torino da Cariplo e Compagnia di San Paolo.

Aveva vissuto 7 anni negli USA completando gli studi e lavorando come formatrice nel campo delle telecomunicazioni. A casa la aspettavano il marito e tre figli.

Pius Adesanmi (Canada-Nigeria)

Nato e cresciuto a Isanlu (Kagi State, Nigeria) Pius era professore universitario, critico letterario e saggista da molti anni di base in Canada.

Stimato docente di letteratura e studi africani alla Carleton University di Ottawa, era una firma nota del quotidiano nigeriano Premium Times e del newyorkese Sahara Reporters noto anche come “la WikiLeaks africana”.

Con uno stile graffiante, metteva in evidenza le assurdità della società nigeriana. Tra i suoi obiettivi: politici, pastori, emiri e altre personalità pubbliche.

Autore di diverse pubblicazioni tra cui il libro “You Are Not a Country, Africa“, puoi rivederlo in questo trascinante Ted Talk:

Jonathan Seex (Kenya-Svezia)

Jonathan, 45 anni, era il CEO di una delle più importanti aziende di ristorazione del continente africanoTamarind Group (proprietaria di numerosi ristoranti di successo in Kenya tra cui il celeberrimo Carnivore di Nairobi, hotel e locali in Sudafrica).

Suo padre Chris aveva iniziato da zero nel 1972 a Mombasa, sviluppando l’attività insieme al socio Martin Dunford.

Tra i numerosi ostacoli superati la distruzione di un locale nell’attentato all’ambasciata USA di Nairobi nel 1998.

Karim Saafi (Tunisia-Francia)

Karim, 38 anni, era un leader emergente nel dialogo euro-africano come co-fondatore e presidente di African Diaspora Youth Forum in Europe, importante rete di giovani imprenditori di origine africana in Europa.

In questa veste era diretto a Nairobi per partecipare a un convegno di ECOSOOC, organismo dell’Unione Africana dedicato alla società civile.

Nato e cresciuto da genitori tunisini a Saint-Geremain-En-Lay, una delle tante banlieue parigine, risiedeva da tempo a Bruxelles dove aveva completato gli studi in Economia.

Kodjo Glato (Togo)

Anche Kodjo era un accademico: ricercatore presso la Facoltà di Scienze dell’Università di Lomé e specializzato sul contributo nutrizionale della patata dolce.

Poche settimane fa aveva lanciato Paysans Sans Frontières, associazione rivolta alla formazione e all’assistenza dei contadini togolesi.

Sarah Auffret (Francia-UK)

Sarah, 30 anni, cittadina francese e britannica, lavorava per AECO (Association of Arctic Expedition Cruise Operators) organizzazione norvegese che promuove il turismo sostenibile al Polo Nord.

Laureata in Studi Europei all’Università di Plymouth, ha lavorato in Australia, Germania, Argentina, Giappone, Novergia e Antartide sempre nell’intersezione tra turismo e salvaguardia ambientale.

Come molti passeggeri, era diretta a Nairobi alla conferenza di UNEP (Programma ONU per l’ambiente).

Anthony Ngare (Kenya)

Anthony aka Tony, 49 anni, era giornalista ed esperto di comunicazione. Già firma dello Standard, lavorava per KNATCOM, la Commissione Nazionale del Kenya presso UNESCO.

Sui social kenyani è diventata virale la lettera scritta della figlia Sandrine (8 anni) per il suo compleanno qualche settimana fa.

Shikha Garg (India)

Shikha, 32 anni, era consulente per UNDP presso il Ministro dell’Ambiente della Repubblica dell’India.

Come tanti altri passeggeri era diretta a Nairobi per la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, tema di cui si occupava da oltre sei anni.

Si era sposata a dicembre con un collega in UNDP.

Christine Alalo (Uganda)

Christine era Commissario di Polizia in servizio presso AMISOM, la missione dell’Unione Africana in Somalia.

Indossava la divisa da oltre 15 anni, avendo preso parte a una missione ONU di due anni a Juba (Sud Sudan).

Era stata a capo della Child & Family Protection Unit della polizia ugandese, dedicata a gestire casi di abusi su minori e violenza di genere.

Yared Mulugeta Gatechew (Etiopia-Kenya)

Alla guida del volo ET302 c’era lui. Yared, 29 anni, due passaporti, pilota dal 2007. Con oltre 8.000 ore di volo alle spalle, non mancava certamente di esperienza.

Il CEO di Ethiopian Airlines Tewolde Gebremariam lo ricorda come:

Pilota dalle impeccabili prestazioni. Uno dei più giovani della nostra storia alla testa di un 737

Al suo fianco il copilota Mohammed Nur Mohammed e sei altri membri dell’equipaggio ricordati da colleghi e amici in un’Addis Abeba in lutto.

Spero di averti fornito qualche spunto per capire un po’ meglio il mondo.

Chissà se, anche grazie a questo post, approccerai con più curiosità chi avrai seduto al tuo fianco nel prossimo viaggio.