Importare prodotti alimentari africani nei mercati europei è un modello di business da non trascurare per chi vuole creare valore in Africa senza avere la possibilità di trasferirsi.

È il percorso intrapreso da Franck Siba Tahou che, insieme alla moglie Lucia Ndongala, ha lanciato SACO Superfoods. Una micro-impresa con sede a Manchester specializzata nella commercializzazione di prodotti ivoriani di qualità (ginger, ibisco e baobab).

L’abbiamo intervistato per sentire come ha fatto e quali sono i progetti futuri.

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importare dalla Costa d'Avorio

Abidjan, Dakar, Torino, Manchester: raccontaci qualcosa della tua storia

Sono nato in Costa d’Avorio. A dieci anni mi sono trasferito a Dakar per motivi di lavoro di mio padre. A diciassette sono arrivato a Torino, dove abitavano già mia madre e mio fratello, per completare le scuole superiori.

Dopo la maturità sono andato a Manchester dove ho frequentato l’università (Laurea in Business & Finance) e trovato lavoro nel settore finanziario.

Ho messo su famiglia con Lucia, cuneese di origini congolesi, traduttrice e interprete dopo una laurea in Lingue. Ci siamo sposati e abbiamo due splendidi figli. Siamo in Gran Bretagna da quattordici anni, ma abbiamo mantenuto forti legami con il Piemonte dove vivono parte delle nostre famiglie.

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Come è nata SACO Superfoods?

Nel 2010 sono tornato in Costa d’Avorio, al villaggio di origine di mio padre (vicino a Duékoué, Ovest del Paese). Grazie all’aiuto di mio cugino ho scoperto un Paese che non avevo mai davvero conosciuto.

Rientrato in Europa ho detto a mio padre che avrei voluto fare qualcosa. Non sapevo da dove iniziare. Ma non volevo accontentarmi di andarci ogni tanto in vacanza.

Pochi mesi dopo è scoppiata la guerra civile e ho messo tutto nel cassetto.

Dopo quattro anni sono rientrato. Di nuovo ho sentito come una voce interiore che mi diceva:

Bello, tu vivi in Europa. Hai studiato. Hai un lavoro e una famiglia. Ma cosa fai per cambiare la situazione che vedi?

Volevo lanciare un business che potesse contribuire alla rinascita del Paese. Ma non ero pronto per una decisione drastica come lasciare il lavoro in Gran Bretagna e trasferirci in Costa d’Avorio.

Sempre grazie a mio padre ho scoperto lo zenzero e le sue innumerevoli proprietà.

Lucia soffriva di problemi di digestione. Ha iniziato a bere infuso di zenzero regolarmente e a stare molto meglio. Mi sono detto: “wow”!

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Ho cercato, sempre grazie a mio cugino, una cooperativa di donne produttrici di zenzero.

Ricordo bene che mi hanno guardato in faccia dicendomi:

Sono anni che vediamo gente passare, parlare e promettere. Poi non succede mai nulla.

Volevo dimostrargli che si sbagliavano. Così ho comprato subito qualche kg di prodotto e mi sono preso il tempo per farmi raccontare da loro quali fossero le esigenze per migliorare la produzione.

Crescendo la fiducia reciproca abbiamo iniziato a trasferire spunti per rendere lo zenzero più adatto per il mercato europeo (es. ridurre lo zucchero e usare solo quello di canna, prestare massima attenzione all’igiene, eccetera) spiegando loro la nostra visione a lungo termine.

A Febbraio 2016 abbiamo aperto la società e iniziato l’avventura.

Quali sono i prodotti nel vostro catalogo?

Innanzitutto lo zenzero, pianta ricchissima di proprietà e benefici per la salute. Un vero rimedio per rivitalizzare e ringiovanire l’organismo, se assunta regolarmente.

Oggi ne importiamo oltre 600kg all’anno che rivendiamo in buste da 60g.

Abbiamo poi aggiunto i fiori d’ibisco (base del Karkadè), ricchi di proprietà fitoterapiche e principi attivi e un vero superfood del futuro: il frutto del baobab, un concentrato di proprietà antisettiche, antibatteriche e antinvecchiamento.

Tutti i nostri prodotti sono prodotti artigianalmente da cooperative locali a cui lasciamo fare il prezzo purchè si lavori con la massima attenzione per la qualità.

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Come avviene la produzione in Costa d’Avorio?

Per il momento è 100% artigianale: le spezie sono lavate e grattuggiate a mano, essicate al Sole e arrostite in pentola.

La sfida è iniziare con una graduale micro-meccanizzazione: ad esempio per sminuzzare lo zenzero.

Il problema non è la materia prima: abbiamo accesso a tonnellate di prodotti di ottima qualità.

Il vero nodo è la trasformazione, mantenendo invariata la qualità!

Non siamo neanche al 5% del nostro potenziale. Ma prima di cercare nuovi mercati (a partire dalla media-grande distribuzione) vogliamo assicurarci di crescere nella capacità produttiva locale.

L’obiettivo in questa prima fase è far conoscere questi prodotti e il loro potenziale anche in termini degli incontrovertibili benefici per la salute umana.

Come distribuite i prodotti?

Ad oggi usiamo tre canali: mercatini, online e retailer. Il primo è quello che nella prima fase ci ha dato maggiori soddisfazioni perchè vendiamo prodotti nuovi (soprattutto il baobab) verso i quali è necessario “educare” il cliente.

Mi viene in mente una fiera qui a Manchester dove ho preparato un tè allo zenzero con miele. Prima di servirlo l’ho provato e mi sono messo a ridere da quanto era buono. Pochi minuti dopo si è formata una coda di clienti che volevano provarne una tazza.

Piani per il futuro?

Innanzitutto vogliamo aumentare la capacità produttiva dei nostri partner in Costa d’Avorio prima di avvicinarci a nuovi mercati, dalla GDO inglese all’Italia e i Paesi nordici.

Entro fine anno lanceremo un packaging ecologico (in carta) per tutti i prodotti disegnate da Ester Ndongala (che oltre ad essere un’ottima designer è cognata/sorella), che ci ha già realizzato delle splendide tazze.

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Stiamo lavorando per aggiungere presto al catalogo SACO anche il mango essicato e l’anacardo.

Vogliamo poi utilizzare molto meglio il canale digitale, su cui dobbiamo investire più tempo e denaro.

Nel medio periodo l’obiettivo è aumentare la trasformazione in loco: ad esempio la produzione di olio d’ibisco e succhi di ginger e baobab.

Consigli a chi vuole avviare un’attività di questo tipo?

Bisogna amare il prodotto su cui si lavora. Non seguire i soldi ma la passione per il prodotto. Questo è il segreto che allevierà le (inevitabili) difficoltà e fatiche.

Secondo consiglio: occorre assolutamente una persona di fiducia sul terreno. Non avremmo potuto realizzare SACO senza Lassina, il socio ivoriano con cui ho un rapporto alla pari. Ho imparato tanto da lui e lui impara da me.

Senza questo aspetto non si va da nessuna parte, perchè i contesti africani sono duri ed è molto facile farsi male.

Ultimo consiglio? Lavorare sodo. SACO è nella mia testa 7 giorni su 7.

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