Igoni Barrett è una delle voci più interessanti della letteratura contemporanea.

Nato a Port Harcourt (Nigeria) nel 1979, ha esordito nel 2005 con la raccolta di racconti From Caves of Rotten Teeth, di cui uno viene subito premiato dalla BBC. Si è imposto sulla scena della letteratura nigeriana con Teju Cole, Chimamanda Ngozi Adichie e Helon Habila.

In Settembre era in Italia per presentare L’amore è potere, o almeno gli somiglia molto, raccolta di racconti ambientati in una città immaginaria che ricorda Lagos.

I suoi temi sono del tutto universali: famiglia, amore e tutte le infinite zone grigie tra dono di sè e manipolazione dell’altro.

Siamo riusciti a intervistarlo dopo l’incontro presso la Confraternita dell’Uva a Bologna.

Ci racconti qualcosa del tuo percorso creativo? Come hai iniziato a scrivere?

Studiavo Agraria. Ma all’ultimo anno ho capito che volevo diventare scrittore.

Ho pensato che un buon modo per provarci era uscire nella società e trovare la mia voce. Così ho abbandonato l’università e mi sono trasferito per due anni in campagna.

Mi sono poi spostato a Lagos, dove ho lavorato con una rivista letteraria per tre anni. Dopo poco ho scritto “L’amore è potere, o almeno gli somiglia molto” che un amico ha inviato al suo agente letterario.

Gli è piaciuto molto e mi ha proposto un contratto.

E così è iniziata la mia carriera di scrittore…

Quali autori hanno influenzato la tua scrittura?

Davvero tanti. Provando a fare una lista ne dimenticherei di sicuro qualcuno.

Ora sto leggendo Corregidora di Gayl Jones, una scrittrice afroamericana, che mi sta molto influenzando.

Direi che ogni libro che leggo e mi piace in qualche modo ha un impatto sul mio lavoro.

In preparazione del mio prossimo romanzo sto rileggendo Cronaca familiare di Vasco Pratolini. L’ho scoperto per caso in una libreria di seconda mano.

Mi sembrava insolito, in qualche modo mi parlava. L’ho letto e riletto. Mi sta dando spunti preziosi.

Qual è il segreto con cui riesci a essere allo stesso tempo così nigeriano e universale?

Ci sono alcuni aspetti puramente tecnici. Ma in definitiva ogni vero scrittore scrive delle stesse cose: amore, vita e morte, violenza, genitori e figli, famiglia.

Se guardiamo alla letteratura greca, troviamo questi temi. James Joyce ha affrontato le stesse questioni di Omero ambientando la vicenda nella Dublino del ventesimo secolo. Ciò che cambia è l’epoca e il luogo, quindi anche le prospettive e lo stile.

Quando avevo sedici anni ho scoperto Confessioni del cavaliere di industria Felix Krull di Thomas Mann. È un’opera incompiuta. Ma mi piacque davvero e mi fece ridere un sacco.

Se un libro, scritto negli anni ’30 da un anziano tedesco esiliato negli USA è piaciuto così tanto a un adolescente nigeriano degli anni ’90 è perché si basa su sentimenti con cui entrare in relazione empatica.

Le cose umane trascendono la storia e la politica, in definitiva aspetti superficiali.

Se nella scrittura scavi a fondo, vai ben oltre i limiti delle lingue.

Sento che il mio lavoro viaggia e attraversa i confini perché punto alle connessioni umane più profonde.

Le emozioni sono universali, eppure il mondo è pieno di conflitti. È perché non proviamo abbastanza empatia?

No, le persone che non provano empatia sono sociopatiche. Ogni essere umano sano prova empatia, ma tutti scegliamo con chi empatizzare.

Prendiamo un leader di successo come Matteo Salvini. Supponiamo abbia un gatto o un cane. Si trovassero intrappolati su un gommone in mare, proverebbe empatia per loro. Ma sceglie consapevolmente di non farlo per altri esseri umani.

Se provassimo empatia per tutti, la nostra vita sarebbe una ferita aperta. Non potremmo esistere perchè dovremmo dire di sì a qualsiasi richiesta. Quindi dobbiamo proteggerci, avere uno scudo.

La scelta cruciale che dobbiamo compiere è di fatto quanto proteggerci senza perdere la nostra umanità?

Penso che molti politici abbiano smarrito la propria umanità, senza rendersene conto.

Ci sarà un futuro condiviso tra Africa ed Europa?

Certo. Avremo un futuro insieme perché abbiamo un passato comune.

Mi chiedo però cosa condivideremo: solo ostilità, rabbia, paura, violenza?

Non possiamo dimenticare il colonialismo. Un giorno qualcuno è arrivato (gli europei) e ha soggiogato l’altro (gli africani). Da una parte questo è il passato.

Ma ancora oggi ogni decisione viene presa dall’Europa che è, per il momento, il continente ricco, quello dove le persone sono istruite e vivono nei confort. E decidono di usare questi privilegi per opprimere gli altri.

Penso che a un certo momento, proprio come è successo con la Cina e l’India, alcuni Paesi africani avanzeranno di qualche posizione nella classifica mondiale. Tra questi ci sarà probabilmente la Nigeria, già oggi la prima economia africana.

Parallelamente l’Europa perderà il suo predominio globale.

Tra qualche secolo si potrebbe arrivare a una situazione dove l’Africa avrà carta bianca per fare all’Europa ciò che ha subito in passato. Gli africani potrebbero sentirsi in diritto di ridurre in schiavitù gli europei.

L’Occidente dovrebbe cercare di guarire le ferite per vivere in armonia, ma non sembra una strada praticabile.

Perchè di certo gli africani non scompariranno. Se doveva succedere, sarebbe avvenuto durante la schiavitù o la colonizzazione. Ma abbiamo dimostrato di essere così resistenti da sopportare qualsiasi cosa.

Quindi è solo questione di tempo. Con politiche più sistematiche e un migliore accesso all’istruzione la bilancia tornerà a favore dell’Africa.

In Europa la popolazione sta diminuendo e il Vecchio Continente non ha materie prime. Gli effetti dei cambiamenti climatici rischiano inoltre di farsi sentire più in Europa che in Africa.

L’Africa, viceversa, è in piena crescita demografica. Ha la popolazione più giovane del mondo, risorse naturali di ogni tipo e si avvia a riequilibrare il suo peso globale.

Cosa consiglieresti ai leader europei?

Suggerisco di fare molta più attenzione perché non sanno quello che potrebbe succedere ai loro figli e nipoti dopo aver seminato tanto odio contro gli “stranieri”.

La prima cosa di cui dobbiamo preoccuparci per il futuro dovrebbe essere la memoria collettiva.

La schiavitù non può essere dimenticata. Ma può essere perdonata.

Non lo sarà di certo se non si prende posizione contro le nuove forme di schiavitù. Se nel XXI secolo si firmano accordi con Stati come la Libia che schiavizzano e vendono all’asta gli africani.

Trecento anni dopo l’abolizione della schiavitù, gran parte della classe politica europea non ha ancora cambiato visione del mondo. Non sono solo i politici, anche gli elettorati che consentono ai primi di vincere le elezioni!

Quello che voglio dire è: attenzione che arriverà un giorno che saremo noi al potere.

E, se non si spezza il cerchio, vi faremo quello che avete fatto a noi.

Come descriveresti la Nigeria?

La Nigeria è il Paese dove sono nato, cresciuto e dove vivo. Di lei amo la sua resilienza e la sua ricchezza culturale.

Ma non la descrivo.

Perchè in Occidente esiste una sorta di arroganza innata che considera la propria cultura (e letteratura) la migliore al mondo non percependo il bisogno di conoscere altro.

È possibile accedere alla cultura nigeriana. Ma bisogna fare ricerca, essere interessati.

Alcuni tra i più importanti studiosi della storia nigeriana sono europei che hanno viaggiato e vissuto in Nigeria. Ma le società occidentali hanno questo complesso di superiorità che, in generale, restringe la loro visione.

In questo sento di avere un grande vantaggio rispetto agli scrittori europei: ho naturalmente accesso alla loro storia, risorse e letteratura.

Non ho mai pensato “non leggerò mai nulla della letteratura tedesca a causa del nazismo”. La letteratura trascende da questo episodio storico. Leggere la letteratura tedesca (o italiana) mi ha dato accesso al pensiero e alla storia europea.

Gli europei si aspettano che io gli descriva la Nigeria o l’Africa. Ma non lo farò mai esplicitamente. Serve più curiosità.

Perché se spetta a me spiegare tutto, all’Europeo non resterà che interpretare ciò che dico nel modo più interessato.

A vent’anni potevo leggere libri di letteratura europea. Non vedo perché un adolescente europeo non possa oggi leggere la letteratura nigeriana o di qualsiasi altro paese al mondo gli interessi.

La curiosità è alla base delle scoperte moderne in ogni campo del sapere.

Ma quando si tratta della storia di altri parti del mondo, che sia la Cina, la Nigeria o il Sudafrica, allora si pensa che non valga la pena conoscerla. Perchè non rappresenta un’evoluzione.

Questa arroganza nutre i nuovi sovranismi. Leader politici (e i loro maître à penser culturali) che ritengono di essere superiori per il semplice fatto di essere nati in Occidente e avere la pelle bianca.

Ma la realtà gioca in altro senso. Ci sono interi settori economici europei che dipendono dalla manodopera immigrata. Penso ad esempio all’agricoltura in Sud Italia.

Occorre dare a tutti l’opportunità di inserirsi nella società invece di rimarcare antagonismi e contrapposizioni per una manciata di voti.

Sono ferite che non guariranno facilmente.

In generale, l’europeo crede che l’Africa sia misteriosa, disordinata, che non abbia storia…

La storia è sempre narrata dai conquistatori. Non conosciamo la storia dal punto di vista dei troiani, conosciamo solo la versione dei greci, perché sono loro ad aver vinto la guerra.

La maggior parte della storia europea è stata tramandata oralmente per lungo tempo. Proprio come gran parte della storia africana.

Ma qual’è la storia rispettata oggi?

Guardiamo alla Cina: in tanti pensavano non sarebbe mai sopravvissuta al regime comunista e alla rapida crescita demografica. A un certo punto sarebbe crollato tutto.

Invece la Cina ha investito in educazione, ha incoraggiato i suoi cittadini ad andare all’estero a imparare e acquisire competenze. Insomma, fare qualsiasi cosa necessaria per diventare una nazione potente.

E oggi sembra che siano proprio le democrazie Occidentali a traballare. Forse democrazia e capitalismo prenderanno il loro primo vero scossone. Vedremo. Potrebbero sopravvivere e diventare migliori.

In sessant’anni, che nella storia mondiale equivalgono a un attimo, la Cina è diventata la seconda potenza mondiale. E ora vuole scalzare gli USA.

Non possiamo dimenticare che la Cina è stata colonizzata da Francia, Giappone e Gran Bretagna. Oggi è così potente da finanziare Hollywood e pretendere di inserire nei film personaggi cinesi che parlano in cinese!

L’economia comincia a influenzare la cultura. C’è molto interesse a imparare il mandarino e il cantonese, a visitare la Cina, a fare affari con la Cina. La cultura cinese era già riconosciuta come erede di una storia millenaria, ma oggi è assai più rispettata.

Se la Nigeria (l’Africa) diventasse forte a livello economico e militare, molti europei cambierebbero opinione sugli africani.

Thomas Jefferson è tra gli autori della Costituzione americana. Un appassionato difensore della teoria per cui tutti gli uomini sono uguali. Pochi sanno che ridusse in schiavitù i suoi stessi figli. Perchè la loro madre era una schiava nera. I figli erano di pelle chiara, ma nella mente di Jefferson erano schiavi per via del sangue materno.

La schiavitù è sempre esistita ovunque mondo. La diversità dell’esperienza occidentale è arrivare a teorizzare “scientificamente” l’inferiorità della razza per legittimare la schiavitù. Un passaggio diverso dallo schiavizzare un altro perchè ha perso la guerra o non ha ripagato un prestito.

La teoria della superiorità bianca è una questione che l’Occidente deve ancora affrontare e che rimane alla radice del razzismo contemporeaneo. Il rifiuto a rispettare chi è diverso era tanto alla base del nazismo quanto dei rigurgiti nazionalisti che vediamo in Europa e USA.

Le destre non affermeranno mai apertamente che gli immigrati sono inferiori. Ma ogni loro azione e affermazione ruota attorno a questa idea, potente a causa della storia: l’uomo bianco è superiore.

L’Occidente si sente in pericolo e risponde a questa paura cercando di distruggere il diverso.

Ma è una battaglia impossibile.

Siamo in centinaia di milioni e non tutti sognamo di venire in Europa a farci discriminare.

L’Africa sta provando a risolvere i propri problemi. Una volta risolti non dimenticherà questa stagione culturale. E, come dicevo, si potrebbe essere tentati di ripetere il passato.

Ribaltando le parti.

Finché nessuno proverà a rompere tutto questo, le cose non cambieranno.

Il cerchio va rotto adesso. Questa gente meschina alimenta l’odio per qualche voto rendendo il mondo ancora più difficile per tutti e per le future generazioni.

Leggi i due libri di Igoni Barrett:

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