La scorsa settimana sono stato a Lisbona per la seconda edizione di EurAfrican Forum. Un evento a inviti, organizzato dal Portuguese Diaspora Council, che ha l’ambizione di:

esplorare e promuovere il potere delle diaspore come forza di collegamento tra città, regioni e continenti, tra culture, aziende e persone.

Due giorni per promuovere una più solida collaborazione tra Europa e Africa, facilitando sinergie e partnership.

In questo post mi piacerebbe spiegarti i valori emersi, che mettono in luce piste preziose (e in gran parte inesplorate) per un nuovo rapporto tra persone, economie e territori.

Non è un caso che siano proprio i cinque valori chiave su cui ho fondato questo blog e gestiamo ogni giorno il gruppo Facebook Vadoinafrica Network.

Se ne fai già parte, iniziamo. Sennò entra al volo che ti aspetto qua.

1. Rispetto

La grandissima Aretha Franklin cantava:

All I’m askin’ is for a little respect.

Qualsiasi discorso su “nuove partnership” tra Europa e Africa, continenti contigui dal punto di vista geografico e culturale, non può prescindere dall’affrontare la radicale dis-umanizzazione e stereotipizzazione degli “altri” che l’Occidente ha costruito a difesa del proprio predominio globale.

L’Africa può “salvare il mondo” grazie alla potenza del concetto di Ubuntu, ovvero la consapevolezza profonda che per diventare veramente umani, abbiamo necessità di reciproco riconoscimento.

In altre parole, nel momento in cui non tratti l’altro con umanità, è la tua umanità che scompare.

Come avvertiva l’attivista anglo-ghanese Tina Charisma in uno splendido panel al femminile:

Per cambiare le cose dobbiamo sentirci più spesso a disagio.

Stereotipi, luoghi comuni, iper-semplificazioni consentono di risolvere rapidamente il “problema” della diversità.

Ma non portano lontani.

In questo senso, è ora che l’Europa smetta di pensare l’interazione con l’Africa solo in termini di “aiuto” per evolvere verso partnership costruttive, che includano il sostegno (anche sotto forma di garanzie) verso soluzioni, innovazioni e contributi culturali locali.

Mi ha colpito, almeno a livello di consapevolezza dei limiti di un certo approccio top-down della cooperazione, l’intervento del vice-direttore generale della Direzione Cooperazione e Sviluppo della Commissione Europea Koen Doens.

Che in Italia si perseveri ad utilizzare l’espressione “aiutiamoli a casa loro” (aggiungendo locuzioni tipo “sul serio” o “nel mondo giusto” o altre facezie paternalistiche) dovrebbe darci la misura di quanto siamo indietro.

EurAfrican Forum

2. Ottimismo

Le sfide che attendono i nostri due continenti sono enormi. Ambientali, socio-politiche, economiche. E guardando in profondità non è detto che l’Europa sia messa tanto meglio dell’Africa.

Il Vecchio Continente va dritto verso un serissimo inverno demografico e conseguenti crescenti difficoltà a far quadrare bilanci pubblici già in perenne deficit.

Se ne uscirà solo con il coraggio di guardare il medio periodo, sport sgradito a politici in preda al virus del sondaggio h24, affrontando questioni scomode tra cui il nodo di migrazioni circolari e legali.

Peraltro il direttore generale di IOM Antonio Vitorino ha evidenziato come il Giappone sia pianificando di “importare” ben 500.000 lavoratori stranieri, e anche la Cina, dall’alto del suo miliardo e passa, si stia rendendo ben conto degli enormi rischi di una società in via d’invecchiamento.

Anzichè vedere i fenomeni migratori (per l’80% intra-africani) come Brain Drain rispetto ai contesti di origine, è tempo di accorgerci dell’importante Brain Gain in termini di competenze, network e capitali per entrambi i Paesi (di origine e di approdo).

Come ha affermato orgogliosamente Linda Mabhena-Olagunju, fondatrice di DLO Energy Resources in Sudafrica:

Grazie alle migrazioni abbiamo oggi sempre più cittadini globali di origine africana.

Non guasta un ripasso all’entità dei flussi delle rimesse (denaro inviato dagli emigranti in patria – ben 76 miliardi di euro, +11% rispetto al 2017) ormai oltre il doppio degli “aiuti pubblici allo sviluppo”.

EurAfrican Forum

Con Samir Abdelkrim, fondatore StartupBRICS

3. Pragmatismo

Le indubbie complementarietà tra i due continenti (dal punto di vista economico e socio-demografico) dovranno per forza farci trovare modalità più efficaci e costruttive così da affrontare insieme il futuro.

Nonostante il crescente attivismo cinese, americano e delle altre potenze, considerando l’Unione Europea nel suo complesso si scopre che è il primo:

  • partner commerciale dell’Africa (davanti a Cina e USA)
  • investitore (davanti a USA e Cina)
  • donatore (davanti a USA, la Cina non fornisce dati)

Appare chiave esplorare nuove connessioni, non solo e non tanto a livello istituzionale.

Notevole comunque l’affiatamento e la complicità, evidentemente non di facciata, tra il Presidente del Mozambico Filipe Nyusi e il suo omologo portoghese Marcelo Rebelo de Sousa che hanno dimostrato di condividere molto più della lingua.

Far conoscere seriamente le persone (imprenditori, intellettuali, professionisti, ecc.) è la chiave per aprire molte porte ancora socchiuse.

In questo senso appare urgente moltiplicare scambi paritari e bi-direzionali (es. tra studenti universitari, residenze per artisti, stage in azienda, ecc.)

L’Italia poterebbe giocare un ruolo non secondario, grazie al ruolo geografico, alla vicinanza culturale e ad un passato coloniale, in fondo, da “straccioni” e meno ingombrante di Francia, Gran Bretagna o Belgio.

Una parentesi non superabile nascondendola sotto il tappeto. Forse da rileggere nel quadro più ampio di un’Italia non troppo distante dall’Islanda della brillante presentatrice di EurAfrican Forum Thora Arnorsdottir, ovvero:

un Paese europeo che ha subito una sorta di colonizzazione.

EurAfrican Forum

Due presidenti in dialogo

4. Dialogo tra pari

Mi ha colpito il proverbio Igbo citato dalla scrittrice Enuma Okoro:

When you wake up, it’s your morning.

Non è mai troppo tardi per aprire nuovi scenari. Finchè siamo vivi possiamo cambiare direzione.

Ma occorre riconsiderare in profondità come interagiamo e consideriamo gli altri.

In questo senso le diaspore, che qui in Portogallo considerano naturalmente “a doppio senso” (ovvero cittadini di origine straniera in Portogallo e portoghesi nel mondo – con tutte le mille sfumature del caso) sono un ponte prezioso per capire la falsità della percezione “noi vs loro” avvertita così tanto dal “pensionato di Voghera”.

Emblematico il pranzo della prima giornata, curato dallo chef ghanese Elijah Amoo Addo (ex migrante respinto dal Sahel e fondatore di Food For All Africa) che ha ricordato come la cassava, ingrediente base della cucina dell’Africa Occidentale, sia stata portata nel continente dai portoghesi.

Quando ci conosciamo con più precisione, scopriamo che in fondo “non siamo così differenti”. Nel bene e nel male.

EurAfrican Forum

Ghana, Mozambico, Kenya-USA, Togo-Francia, Italia (da sx a dx)

5. Fiducia

Non nascondiamoci dietro un dito. Tra Europa e Africa esiste un rilevante problema di fiducia.

Dopo il doloroso passato (negato o meglio frettolosamente dato per superato) e i decenni persi tra discorsi e convegni di “sviluppismo prescrittivo” l’Africa ha poca (se non zero) fiducia verso l’Europa.

L’attuale, ipocrita, ossessione per la questione migratoria non migliora le cose.

A causa della pesante, anche se spesso inconscia, eredità degli stereotipi coloniali, anche l’Europa ha poca fiducia dell’Africa, vista come “incapace di badare a sè stessa”.

E il vizio occidentale di agire senza ascoltare l’interlocutore ha creato tante situazioni in cui la fiducia viene intenzionalmente tradita dalla controparte (per la serie “se sei scemo e mi consideri scemo, almeno ti frego e scappo con la cassa”).

L’ampiezza delle sfide in gioco impone di deporre le maschere e parlarsi con più chiarezza.

Seguendo l’invito della giornalista sudafricana Nozipho Mbanjwa:

We need to unlearn in order to re-learn how to relate with each other.

Per farlo ti aspetto nel gruppo Facebook VADOINAFRICA NETWORK. Entra e raccontaci chi sei. Ti assicuro che scoprirai un nuovo mondo.

Per rivedere le due giornate di EurAfrican Forum 2019: