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Ma l’Africa ha una storia?

Quelli lì, senza di noi, non sanno fare nulla.

Eh, la “cultura africana” è fatta così…

A differenza dell’Asia, troppa gente crede ancora alla favoletta del “continente senza storia“.

Tanti che elogiano la bellezza della natura, degli animali selvatici e dei tramonti (blaterando di “Mal d’Africa”) credono che gli africani fossero pigri perdigiorno fino alla “scoperta” da parte europea.

Peggio ancora, ci sono tanto “volonturisti” quanto professionisti e imprenditori che ritengono di avere a che fare con un esercito di bambinoni incapaci.

Niente di più falso.

Il punto è che la storia africana è stata a lungo trascurata e negata, anche dagli africani stessi.

Great Zimbabwe

Per correggere questo errore, senza cadere in ideologiche semplificazioni di segno opposto, è uscito un libro che affronterò quest’estate.

Non è una passeggiata (624 pagine e 85 euri) ma penso proprio che varrà la fatica.

Sto parlando de “L’Africa antica” (Einaudi Grandi Opere), lavoro collettaneo curato da Francois-Xavier Fauvelle, già autore de “Il rinoceronte d’oro” dedicato al Medioevo nel continente africano.

Kerma, Aksum, Mali, Kanem, Makuria, Ifat, Ifé, Congo, Zimbabwe, sono tante le società che, ben prima dell’influsso delle potenze straniere, irradiarono la propria presenza dialogando con il resto del mondo.

Questo libro ci svela l’inedita storia del continente, riportandoci lungo le strade che attrassero i mercanti greci e arabi nelle grandi capitali africane, o su quelle che condussero i pellegrini saheliani da Timbuctu alla Mecca e i diplomatici nubiani da Dongola a Baghdad.

Grande moschea di Djenné (Mali)

L’affascinante mosaico di un continente in movimento, lontano dagli stereotipi, traboccante delle singolarità sociali di pastori, cacciatori-raccoglitori, fabbri e vasai.

Arricchito da più di trecento immagini, carte geografiche, disegni e rilievi archeologici, questo libro è frutto della collaborazione dei migliori specialisti delle singole aree geografico-culturali. La storia dell’Africa è il prodotto dell’equilibrio tra il periodo breve delle singole vite e quello lunghissimo delle profondità culturali.

Evitando cliché, il libro raccoglie una sfida: fare di ogni minima traccia una fonte di storia, presentandoci dunque siti archeologici, scritti di monaci o di scribi reali, incisioni e pitture rupestri, gioielli, oggetti di culto o di vita quotidiana, frammenti di lingue, abiti, DNA di piante, paesaggi plasmati dall’uomo e rievocazioni orali.

Un lavoro che, come ha scritto Luciano Canfora sul Corriere di qualche giorno fa:

capovolge la prospettiva colonialista e racconta una vicenda decisiva: per millenni è da qui che si è mosso il dialogo delle civiltà.

Un cantiere di ricerca per il mondo intero, che dovrà (ri)scoprire le sue origini legate al continente più antico, dove lo stesso Homo Sapiens è diventato ciò che è oggi.

Io mi cimenterò, tu lo leggerai?