Ho lavorato in tanti Paesi del continente africano. All’inizio mi colpivano soprattutto le differenze con l’Italia.

Nel tempo ho capito che l’aspetto più interessante era quello forse meno notato:

le somiglianze. 

L’Italia, paragonata agli altri Paesi europei, ha molti più elementi in comune non solo con il mondo mediterraneo ma anche con il resto del continente africano.

Ecco qualche provocazione con cui mi piacerebbe essere utile per superare i possibili equivoci culturali e riuscire a comprendersi sempre meglio.

In fondo al post, troverai una sorpresa utile.

Pronti? ViA! 

1. Debole spirito nazionale 

A differenza di Paesi come la Francia, il Regno Unito o gli Stati Uniti, l’Italia ha un minor sentimento nazionale. Se esiste un senso di appartenenza alla “patria”, spesso è attaccamento al proprio territorio o città di origine. Le differenze regionali sono ancora piuttosto marcate.

Una situazione non troppo diversa da buona parte del continente africano dove la società è caratterizzata da appartenenze multiple (etniche, claniche, regionali, religiose) a volte in malcelata competizione con uno Stato-Nazione di cui si osservano imperfezioni e artificialità.

2. Cittadini o sudditi?

Prima di lanciarsi nelle tanto improbabili quanto sanguinose imprese coloniali l’Italia è stata per secoli terra di conquista da parte di potenze straniere. Una vicenda che ha lasciato in eredità un difficile rapporto tra Stato e popolazione.

Celebre il detto, attribuito a Francesco Guicciardini (1483-1540):

Franza o Spagna, purché se magna!

Scarsa fiducia, colpi bassi (a doppio senso) e un’interazione più simile alla sudditanza che alla cittadinanza accomunano l’Italia a tanti Paesi africani dove si vive un rapporto controverso con le regole e i funzionari pubblici.

Non apriamo il capitolo delle rispettive classi politiche, genericamente opportuniste e lontante dalle forze migliori dei Paesi.

Se in Africa si intravedono segnali di miglioramento, la vedo più difficile per un’Italia ormai assuefatta a questo mood.

3. Famiglia e importanza delle relazioni

Il primo valore per gli italiani? La famiglia, nonostante tutti i mutamenti.

In qualsiasi Paese africano ho trovato la medesima centralità dei legami di parentela e, più in generale, di amicizia.

Un aspetto bifronte, sempre a cavallo tra l’indubbia “ricchezza” del tessuto sociale e il cosiddetto familismo amorale, concetto coniato per spiegare quel comportamento che:

massimizza solo i vantaggi di breve termine della propria famiglia, supponendo che tutti gli altri si comportino allo stesso modo.

Non parliamo poi del familismo mafioso, inventato nel Belpaese e reinterpretato con successo dalla mafia nigeriana, una tra le criminalità organizzate più efficaci e temibili del mondo.

4. Rapporto con il denaro

Il rapporto degli italiani con i soldi è controverso. Un popolo di risparmiatori, accomunato da scarse conoscenze finanziarie, pregiudizi e convinzioni auto-limitanti.

Nella mia esperienza, pur con importanti differenze tra anglofoni e francofoni, tra regioni e gruppi etnici di ciascun Paese, esiste un aspetto comune tra italiani e “africani” in questo campo.

Una moderata difficoltà a considerare il denaro per ciò che è:

un mezzo per realizzare obiettivi più importanti.

Tanto in Italia quanto nei Paesi africani si assiste di frequente a “invettive” contro il denaro, l’avidità e il profitto.

Peccato che le stesse persone cerchino poi scorciatoie per migliorare le proprie condizioni economiche finendo vittima di truffe basate proprio sul desiderio di arricchirsi senza fatica.

5. Invidie e gelosie

Siamo accomunati da una sfiducia per il “mercato” visto più come terreno di giochi a somma zero (guadagno io, perdi tu o viceversa) anzichè come campo dove i bisogni possono comporsi in una prospettiva costruttiva e di lungo periodo.

Si invidia e denigra chi “ce l’ha fatta”, pensando che abbia per forza agito in maniera illecita.

Un circolo vizioso dove critiche e polemiche finiscono per soffocare la pars costruens.

Una sorta di schizofrenia, ancora più evidente nei piccoli imprenditori.

Tanto in Italia quanto nei Paesi africani dove ho lavorato ho trovato di frequente forti resistenze a mettere al centro l’unica persona che può garantire il successo della propria azienda:

il cliente.

Migliaia di piccole imprese familiari, invece, aprono ogni mattina per “tirare a campare” (pagare uno stipendio ai titolari) anzichè per trasformare la vita dei propri clienti.

La conseguenza? Restano micro per tutta la vita.

6. Immensi patrimoni (scarsamente valorizzati)

Chiudo ricordando che la ricchezza dell’Africa. Tanto a livello di biodiversità quanto di materie prime e di patrimonio culturale.

Un continente che è la vera e propria culla dell’umanità ma che fatica a riconoscere, valorizzare e preservare i propri elementi distintivi a livello globale.

Poco più a Nord, la situazione non è così diversa in quella bella Penisola dalla conformazione fisica unica, con un’infinita varietà di microclimi, culture e cibi.

L’intera civiltà globale è legata all’Italia.

Ma si potrebbe fare molto meglio tanto a livello di flussi turistici (pre-Covid eravamo al quinto posto dietro Francia, Spagna, USA e Cina) quanto sul fronte delle esportazioni di Made in Italy.

Insomma, siamo sulla stessa barca. E conoscerci meglio potrebbe essere piuttosto utile a entrambi.

Siamo arrivati in fondo a questo post, spero tu abbia capito perchè affermo spesso che:

L’Italia è il Paese europeo più africano e quello africano più europeo.

Se sei un imprenditore e vuoi crescere con l’Africa non devi restare fuori dalla rete gratuita VADOINAFRICA NETWORK.

Entra, presentati e poi mi ringrazierai.